Rassegna storica del Risorgimento

PARLAMENTI
anno <1962>   pagina <403>
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Contributo alla stona dei Senato del Regno 403
In definitiva le categorie che trovavano più larga applicatone nelle nomine del biennio erano quella del censo, attraverso la quale potevano entrare in Senato i rappresentanti del ceto nobiliare e dei proprietari ter­rieri; quella dei ministri, nella quale venivano compresi alcuni vecchi pa-ixioti che avevano fugacemente tenuta tale carica o altra similare nel 1848 e ne' governi provvisori del 1859 e del 1860; quella degli accademici, nella quale rientravano parecchi esponenti del mondo culturale; quella, infine, del par. 20, attraverso la quale veniva reso onore a coloro che con ser­vizi e meriti eminenti avevano, nei campo dell'azione politica e in quello Ielle più alte manifestazioni dello spirito, illustrata la patria.
Le nomine senatoriali del biennio, per quanto disposte da uno sta­tista di larghissima mente, quale il Cavour, non potevano non risentire delle difficoltà a cui abbiamo accennato. Queste nomine non riuscivano a infondere veramente una nuova vita al vecchio Senato subalpino, o ad ammodernarlo nella sua composizione o a rinvigorirlo nella sua efficienza politica, come pure sarebbe stato nel desiderio dello statista piemon­tese. Attraverso le nomine del biennio il Senato italiano manteneva e forse accentuava quegli stessi caratteri che avevano contradistinto il Senato subalpino, e cioè di un'assemblea certamente di grande prestigio per la moderazione e il senno dei suoi componenti, per lo splendore della tradizione patriottica, ma di ben scarsa funzionalità sul terreno stretta­mente politico.
Il decreto del 29 febbraio 1861 introduceva al Senato, insieme Con alcuni delle vecchie provincie subalpine, i rappresentanti delle nuove Pro­vincie lombarde.
Le nomine per queste nuove provincie non presentavano particolari difficoltà, sia perchè agevolate dalla conoscenza diretta che il governo piemontese poteva avere dei personaggi più in vista della vicina Lom­bardia, sia perchè in questa parte d'Italia non mancavano certamente patrioti insigni che si erano mantenuti in stretto contatto con la classe' dirigente piemontese, e avevano assai spesso svolto con questa un comune
lavoro.
La lista dei senatori preparata dal Cavour comprendeva nomi di assai larga notorietà e risonanza, come quello di Alessandro Manzoni, che la venerazione dei Lombardi, non meno che degli Italiani tutti, aveva già consacrato alla gloria della nazione; e poi gli altri del marchese Giorgio Pallavicino Trivulzio, del quale non è certamente il caso di ricordare in queste pagine la cospicua parte avuta nella storia del liberalismo lom­bardo dai moti del 1821 e dai successivi processi, fino alla prodittatura