Rassegna storica del Risorgimento

PARLAMENTI
anno <1962>   pagina <415>
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Contributo alla stona del Senato del Regno 415
Le figure più notevoli o comunque più interessanti degli aristocratici compresi nella lista erano quelle del principe Nicolao Di San Cataldo Gal­letti di Fiume Salato, del principe Ferdinando Di Pandolfina di San Giu­seppe, del principe Romualdo Trigona di Sant'Elia, del principe Gabriello Gangellotto Castelli di Torremuzza, del marchese Benedetto Di San Giu­liano Paterno Castello, del conte di Sommatino Nicolò Placido Lanza dei principi di Butera.
Il Di San Cataldo era, invero, da lungo tempo in fama di liberale. Nella sua casa di Palermo verso gli ultimi anni dell'agonizzante dominio borbonico si erano date brillanti rappresentazioni drammatiche alle quali erano intervenuti il luogotenente del re Castelcicala e tutto il mondo uffi­ciale di quegli anni, non escluso il Maniscalco.2) Dopo l'insurrezione del­l'aprile 1860 e lo sbarco di Garibaldi in Sicilia, era stato incaricato dal governo provvisorio di una missione a Parigi per difendere presso Napo­leone IH e il ministro Thouvenel la causa del rivolgimento siciliano, e aveva adempiuto con un certo impegno l'incarico anche con l'appoggio del pubblicista De la Varenne addetto alla missione come agente politico.2) Di analoga missione diplomatica era stato pure incaricato il Di San Giu­seppe, inviato dallo stesso governo provvisorio in Inghilterra, dove, a quanto se ne disse, avrebbe lavorato con successo. 3)
H Sant'Elia era pure considerato una delle teste calde del ceto nobi­liare. Nell'isola e fuori di essa si andava dicendo che fosse stato mandante insieme con il San Cataldo, il principe Pignatelli, il barone Riso, il principe di Niscemi, il marchesino Di Rudinì, il barone Pisani e il popo­lano Francesco Riso dell'attentato del 1859 al Maniscalco.*) Dopo l'arrivo del Montezemolo era stato chiamato a far parte del Consiglio di luogo­tenenza costituito il 4 dicembre del 1860 con l'incarico di reggere i lavori pubblici.
Il Torremuzza discendente da antica famiglia che nel '700 aveva avuto un insigne numismatico e dotto cultore di giure civile e feudale aveva fatto parte, insieme col Di San Giuseppe, della Commissione inviata nel 1848 dal Parlamento a Torino per offrire al duca di Genova la corona
1) Cfr. B. DB CESARE, La fina di un Regno, Città di Castello, 1909, voi. I, p. 378.
2) Un suo dettagliato rapporto relativo a questa missione diplomatica, trasmesso da Parigi il 26 luglio al miniatro degli Esteri del governo provvisorio Amari, è pubbli­cato in F. CRISPI, I Mille, Milano, 1911, pp. 282-28. Altri riferimenti al San Cataldo alle pagine 241 o 339.
3) Un cenno alla missione del San Giuseppe si trova nel citato rapporto del San Cataldo. Vedi F. CRISPI, op. cit p. 284.
*) Lo afferma il borbonico G. DE SIVO, nella sua Storio delle Due Sicilie dal 1847 al 1861, voi. IH, Verona, 1886, p. 142.