Rassegna storica del Risorgimento
PARLAMENTI
anno
<
1962
>
pagina
<
416
>
416 Luigi Perla
di Sicilia e successivamente aveva mantenuti larghi contatti con le correnti, più attive del movimento antiborbonico e liberale.
Il Di San Giuliano, di Catania, aveva partecipato con impegno ai movimenti insurrezionali dell'isola fin dal 1835. Aveva dovuto perciò andare in esilio. Rientrato in patria, aveva, nel 1848, come colonnello della guardia nazionale, cooperato energicamente a mantenere nella sua città l'ordine pubblico. Nel 1860 era stato uno dei primi a innalzare il tricolore. San Giuliano apparteneva a quella parte della nobiltà isolana che De Roberto ci ha rappresentata nei suoi Viceré, a quella nobiltà che sentiva da un lato come la raggiunta unità fosse venuta a segnare la fine della posizione di dominio da secoli goduta, ma vogliosa dall'altro di non lasciarsi travolgere dagli eventi e di conquistare anzi, nel nuovo tempo, i mezzi atti a soddisfare l'ancor vivace aspirazione a prevalere, a esercitare, anche nello Stato unitario, una funzione direttiva e di prestigio. Doveva soprav-vivere poco meno di un quarto di secolo all'unità, ma codesta aspirazione la doveva trasmettere a coloro che porteranno il suo nome e sentiranno scorrere nelle loro vene il suo sangue.
Il Butera aveva accolto con giubilo l'arrivo delle camice rosse garibaldine nell'isola, ma si era poi dato anche molto da fare per abbreviare al massimo la permanenza al governo dell'isola dei più fidi seguaci di Garibaldi, e giungere a uno stabile assetto con l'annessione. Nel suo palazzo di Palermo v'era stata il 1 agosto una riunione di persone cospicue per trattare questi problemi, e si era avuto un pronunciamento generale per l'annessione e quasi generale per l'incondizionata annessione .2)
Pervenuto a Torino l'elenco inviato con la lettera del 13 gennaio, il Ministero Cavour lasciato da parte il negoziante messinese Mati accoglieva tutti i rappresentanti del ceto nobiliare, e, dopo averne rettificati e completati i nomi rimasti nella fretta incompleti o storpiati, ne disponeva la nomina, collocandoli nella categoria del censo. Nella categoria quinta collocava invece l'ormai ottantenne Gaetano Scovazzo di Aidone nella provincia di Caltanissctta, che era stato, a Napoli nel 1848, ministro dell'agricoltura e commercio e poi degli affari di Sicilia, e più tardi, dopo la morte di re Ferdinando, presidente della Consulta di Sicilia.
Con lo stesso decreto che era del 20 gennaio il Governo dell'Italia unificata, per rendere onore alle personalità più illustri indicate nella nota pervenuta di Sicilia, disponeva Che Ruggero Settimo, nel quale era per così dire impersonata la storia del liberalismo siciliano e Michele Amari,
') Cfr. F. Dr STEFANO, Storia della Sicilia, Bari, 1948, pp. 240-250-261-262. *) Cfr. F. CRISPI, op. cit., p. 255 e F. BRACCATO, La Sicilia nel primo ventennio del Regno d'Italia, in Storia della Sicilia poat-unifaaswnu, Bologna, 1956, pp. 76-77.