Rassegna storica del Risorgimento
PARLAMENTI
anno
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1962
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pagina
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425
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Contributo alla storia del Senato del Regno 425
il Dragonetti, si era venuto formando dopo il 1848 sulla base dell'orientamento e della ideologia giobertiana, che già da tempi anteriori aveva poste profonde radici nel Mezzogiorno, in fiero contrasto, sul terreno filosofico, con l'orientamento idealistico che fino ad allora era sembrato dovesse tenere incontrastato il terreno. Cattolici nella loro posizione di pensiero, questi uomini guardavano alle linee generali e fondamentali della politica con una visuale ben diversa e distinta da quella in cui si era posta e si poneva la più parte degli uomini che aveva accolta la ideologia liberale. Cattolici nel nocciolo più intimo del loro pensiero, questi uomini coltivavano nella loro mente una concezione della politica che, nelle sue linee generali, appariva in una visuale ben diversa da quella che era alla base delle dottrine politiche ricollegate alla ideologia rivoluzionaria del '700 francese o quanto meno all'indirizzo più moderato del costituzionalismo inglese; liberali, come pure volevano essere, elaboravano concezione e istanze che sembravano opporsi a quelle che erano le linee del liberalismo inteso senza alcuna etichetta. Antidinastici più o meno annacquati, e più per un senso di vaga sfiducia che per profondo e istintivo movimento repulsivo dell'animo, napoletani la più parte fino al midollo delle ossa, autonomisti nel fondo, concepivano tuttavia l'autonomismo, anziché nei limiti di una persistente segregazione dal generale movimento politico nel quale avvertivano i segni forieri di radicali e profondi sconvolgimenti, nel vasto e ambizioso disegno di imporre il suggello della loro ideologia a tutto il movimento politico in atto. Questi autonomisti napoletani alimentavano nel loro animo la speranza di poter assorbire nella loro ideologia ogni altra corrente, di costituire la loro Napoli a centro motore del movimento politico. La loro Napoli, che alcuni di loro sognavano come la futura capitale d'Italia, era considerata come la forza motrice che avrebbe dovuto essere destinata a compiere non solamente la redenzione del Mezzogiorno dai vecchi malanni, ma ad imprimere una vita nuova all'Italia tutta, ricostituita in nazione e in un'unica compagine statale. ')
Scegliere tra questi uomini in vista del senatorato e per di più con Fapplicazione della categoria 20* degli eminenti meriti e servizi non era certamente cosa facile. Alcuni di questi uomini come il Cenni, chiusi nel bozzolo della loro Napoli, erano restii a entrare sul terreno della politica spicciola, e tanto meno sarebbero stati disposti, per entrarvi, a bussare a qualche anticamera. D'altra parte questi uomini non sarebbero stati di-
i) Sugli autonomisti meridionali lo scritto più notevole rimane sempre quello di A. ARZttOTTJ, raccolto nel volume Movimenti n contrasti per Vanità italiana. Baci, 1930, pp. 366 e segg.