Rassegna storica del Risorgimento
PARLAMENTI
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1962
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pagina
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427
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Contributo alla storia del Senato del Regno 427
tare. Ma le speranze che in lui si riponevano dovevano ben presto manifestarsi illusorie. Entrato nel Senato italiano, il marchese aquilano si trovava quasi isolato nel nuovo ambiente, nonostante la composizione essenzialmente conservatrice dell'assemblea vitalizia. Non tardava perciò a smentire la fiducia riposta in lui dal Cavour quando aveva provveduto alle nomine con l'intento di fare del Senato un'assemblea vitale, operante nel quadro delle istituzioni rappresentative, animata da spiriti moderatamente progressivi. Il Dragonetti veniva ad accentuare anziché ad ammorbidire le istanze ideologiche di vecchio autonomista e di intransigente cattolico, sostanzialmente avverso all'unità e al nuovo ordine politico e soprattutto all'indirizzo della politica ecclesiastica. Non si curvò rilevava più tardi compiaciuto un pubblicista borbonico a correnti d'avverse idee, non rinnegò i suoi concetti di federazione; ritenne artificiale la progredita unità italica; e nello scioglimento a selvaggio modo de' monastici instituti protestò in apposito scritto di dimettersi; né più fu veduto rientrare in Assemblea.]) Brillava per breve tempo nella Camera vitalizia partecipe nei primi anni a memorabili dibattiti, e concludeva la vita il 21 febbraio del 1871, cinque anni dopo che l'Italia era venuta a insediarsi m Roma, quando il dissidio con la Chiesa toccava il vertice più alto e sembrava segnare l'ecclisse del suo pensiero politico.
Insieme col Dragonetti gli altri tre esponenti degli uomini di azione politica chiamati alla Camera vitalizia per la categoria 20* erano il Tup-puti (al quale venivano anche riconosciute le categorie 14a degli ufficiali generali e 21a del censo), il Capone d'Altavilla e il Sagarriga.
Figura di notevole rilievo il primo. Nato a Bisceglie il 18 settembre del 1781, il Tupputi aveva militato nella sua gioventù in Germania, in Russia, in Polonia e nella Spagna. Condannato a morte per i fatti del 1820, aveva poi ottenuta la grazia. Aveva trascorsi otto anni a Santo Stefano e alla Favignana. Ritornato in libertà aveva vissuto oscuramente fino al 1848. Eletto in quell'anno deputato, aveva seduto a destra nel Parlamento napoletano, distinguendosi per le sue idee ultra moderate. Coinvolto tuttavia nei processi politici iniziatisi dopo il 1848, era riuscito a fuggire a Corfù. Poi si era trasferito a Malta e successivamente a Parigi. Nel 1852, mentre si trovava a Parigi, gli era giunta notizia della condanna alla pena capitale inflittagli dalla Gran Corte Speciale di Napoli. Nel 1860, tornato a Napoli, era diventato comandante della Guardia Nazionale. *)
tì Vedi M- FAB.NEBAHI, Della monarchia di Napoli e delle suo fortune, 2a ediz., Napoli, 1876, p. 133; E. PASSERO* D'ENTREVES, L'ultima battaglia politica di Cavour, Torino, 1956, pp. 49-50, 90, 354-359.
2) Interessanti accenni al T. ai trovano in G- PALADINO, op. etti, pp. 369 e segg.