Rassegna storica del Risorgimento
PARLAMENTI
anno
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1962
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pagina
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436
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436 Luigi Perla
Giovanni Frati,*) dell'economista e poligrafo Girolamo Boccardo, del poeta e traduttore Giovanni Andrea Maffei. Di questi quattro nominati, due il Carrara e il Maffei2) potettero entrare in Senato quali illustrazioni della patria ; gli altri due il Prati e il Boccardo vi ebbero accesso rispettivamente per l'appartenenza ultrasettenale al Consiglio Superiore della Pubblica Istruzione e per il censo, titoli previsti nei paragrafi 19 e 21 dell'art. 33 dello Statuto albertino.
La figura che si eleva al di sopra di tutte le personalità che entrarono in Senato nel periodo 1870-1879 è senza dubbio quella di Giuseppe Verdi. La nomina di Verdi, che aveva fatto vibrare nella musica e nel canto le note più alte della passione patriottica del Risorgimento, assunse certamente, negli anni grigi in cui si andavano spegnendo le luci, la stessa risonanza e lo stesso significato ideale che aveva avuta, vent7anni innanzi quella dell'altro grande lombardo: il Manzoni.
Per riferire sulla convalidazione del Verdi venne incaricato dalla Commissione di verifica Terenzio Mamiani, il quale nella seduta deIT8 dicembre 1874 presentò la sua relazione.
Dopo aver notato che la categoria 3a pure indicata nel decreto di nomina non si assestava al caso compiutamente e che nulla vi era da eccepire in quanto alla categoria 21*, il relatore proseguiva:
Circa poi alla cat. 20* la quale designa i cittadini che con servizi e meriti eminenti hanno illustrato la Patria, stima la Vostra Commissione che senza dubbio la stupenda eccellenza nelle arti geniali è per sé merito e gloria vera della Nazione, e perciò arreca al nostro Consesso accrescimento di decoro e di autorità, quando nel sommo artista le attitudini parlamentari e un alto criterio politico sono legittimamente presunti.
*) Il Prati nominato con decreto del 15 maggio 1876 era stato già proposto per il Senato nel 1874 nel Consiglio dei ministri del Gabinetto Minghetti con l'appoggio, pare dello Spaventa. La maggioranza dei ministri, non ne aveva voluto sapere. Entrato in Senato il P. fu assiduo alle sedute, ma ebbe a prendere la parola una sola volta, pronunziando un breve discorso che il Lampertico chiamò splendido inno, sulla abolizione del giuramento religioso dinanzi ai tribunali. Vedi C. GIORDANO, Giovanni Proli, Torino, 1907, pp. 419 e segg.
2) La nomina del Maffei, disposta col decreto del 16 marzo 1879 fu di ispirazione essenzialmente irredentistica. Va però notato che mentre il Prati, al quale fu negato il riconoscimento della categoria ventesima, e l'Aleardi avevano partecipato largamente al moto risorgimentale, il Maffei, so pure aveva avuto una qualche parte nelle cinque giornate milanesi del 1848 con la sua opera dì soccorso ai feriti, non si era scaldato mai troppo: a Milano si era pure mantenuto in buono relazioni col famigerato Torresani. Sulla nomina del Maffei riferì per la convalida Terenzio Mamiani, che piò dei meriti patriottici, pose in rilievo, nella sua relazione, i meriti letterari del nominato.