Rassegna storica del Risorgimento

PARLAMENTI
anno <1962>   pagina <441>
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Contributo alla storia del Senato del Regno 441
che erano venute a ingrossare le file del fascismo e delle quali si intendevano esaltare le benemerenze e i presunti servizi resi alla patria.
Occorre tuttavia riconoscere che il Mussolini si mantenne assai canto e guardingo su questo punto, pur tenendo di mira la graduale fascistizza­zione della Camera vitalizia. Subito dopo la conquista del potere il Musso­lini, che era a capo del primo ministero di coalizione, si limitò a disporre, col decreto del 5 novembre 1922, la nomina del filosofo Giovanni Gentile passato dal liberalismo al fascismo, del quale si atteggiava a teorico venuto a far parte del gabinetto quale ministro della Educazione nazio­nale; ma non pensava affatto per questa nomina alla categoria ventesima, limitandosi ad applicare la categoria quinta dei ministri segretari di Stato. In prosieguo, in regime di coalizione e in regime totalitario, il Mussolini mantenne ugualmente una certa misura nel disporre le nomine dei gerarchi e delle figure più cospicue del fascismo militante. Le nomine del generale De Bono del 1 marzo 1923, del quadrumviro De Vecchi del 15 ottobre 1925, del generale Bazan del 22 dicembre 1928, dell'avvocato e ministro Oviglio del 24 gennaio 1929, del giornalista Forges Davanzali del 29 febbraio 1934, del giurista e legislatore Rocco del 1 marzo 1934, del giornalista Maravi­glia dell'8 aprile 1939, dello squadrista Bolzon del 6 febbraio 1943, del corporativista Costamagna del 6 febbraio 1943, furono tutte disposte in base ad altre categorie statutarie, senza far ricorso alla ventesima, che pure avrebbe potuto offrire una qualche tentazione alla vanità esibizio­nistica del regime.
Lasciati da parte i gerarchi fascistissimi della prima e della seconda ondata, ci si volse piuttosto ai rappresentanti delle correnti nazionalistiche che costituivano la linfa illusoriamente vitale del fascismo soprattutto sul terreno della politica espansionistica; e nelle nomine di questi rap­presentanti ai usò in larga misura della categoria ventesima,1)
Il 1 marzo 1923 la dignità senatoriale per avere illustrata la patria venne conferita allo scultore Leonardo Bistolfi, all'archeologo Giacomo Boni, direttore degli scavi al Foro Romano e al Palatino, allo scrittore
i) Non credo che si sia mai pensato dal Governo fascista e tanto meno da altri Go­verni di mandare al Senato Gabriele D'Annunzio che come scrittore e poeta era la figura più rappresentativa del risveglio nazionalistico. Non vi si poteva pensare sia per quella eterogeneità col Senato che il Croce doveva poi riscontrare nel caso di un altro artista, il Di Giacomo, sia perchè il Senato non avrebbe quasi sicuramente convalidata la nomina. Non potendo proporlo per il Senato, il Governo fascista si risolse, alla morte del Marconi, a dare al poeta la presidenza dell'Accademia d'Italia. CCr. per la nomina all'Accademia G. BEZZO, D'Annunzio e Mussolini, Bologna, I960, pp. 270 e segg.