Rassegna storica del Risorgimento
SCROFANI SAVERIO
anno
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1962
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pagina
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471
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Saverio Scrofani e i suoi biografi 471
seppur intemperanti e disordinate energie intellettuali, il siciliano Scrofani fu per oltre un trentennio, cioè durante gli anni della sua più intensa attività, un tìpico intellettuale deraciné, aperto a ogni possibile sbocco ideologico-politico.
L'amico di Francesco Maria Gianni e di Matteo Biffi Tolomei, di Paolo Greppi e di Tito Manzi, di Antonio Aldini e di Vincenzo Dandolo fece in realtà assai presto la sua scelta, forse già negli anni siciliani, e, per quanto potrà sembrare strano dopo tutto quello che si è detto, vi si mantenne, pur fra continue incertezze, sostanzialmente fedele per tutta la vita. Scrofani cercò sempre di cogliere ed elaborare a proprio personale vantaggio motivi, esigenze, aspira-zioni di gruppi sociali ben precisi: quelli ehe, maturate le prime esperienze politiche in senso moderno negli anni del riformismo illuministico, tentarono poi di continuarle sotto il regime napoleonico e durante la Restaurazione.
La capacità di esprimere compiutamente le esigenze generali e gli orientamenti politici di questi gruppi sociali Scrofani possedette in grado notevolissimo, come mostra il grande successo di certi suoi scritti, e in primo luogo le sette edizioni del Tuffi han torto, una delle più caratteristiche espressioni delle speranze e dei timori dei gruppi riformatori italiani davanti alla Rivoluzione.
Per una precisa determinazione dell'autentica fisionomia storica del personaggio conviene sottolineare che la maturazione di questa moderna coscienza borghese di orientamento politico moderato, laico e riformista avvenne (e il caso rinvia a una precisa condizione storica) in un uomo ancora così profondamente partecipe della vecchia tradizione intellettuale italiana, retorica e cortigiana, intesa alle cure del particulare e radicalmente dissociata dallo sviluppo generale della società.
In una pagina che non può non stupire per l'acutézza del giudizio storico, Pompeo Inzenga scrisse nel 1835 di Scrofani: fece egli conoscere (ed abbisognava la Sicilia di questa lezione, della quale si trae sempre poco profitto dal volgo de' nostri vacui e pedanti letterati) che le scienze e le lettere debbono mirare sempre all'utile della società, e almeno al proprio. Lo Scrofani conobbe i tempi e i bisogni de' paesi ove la sua vita condusse, epperò rivolse sempre l'animo a quelle fatiche che l'opportunità richiedeva, e che poteano far ricercare l'opera sua. Da questo derivò che in patria e fuori, fu sempre egli uomo pubblico: impiegato a Venezia alla soprintendenza dell'agricoltura e del commercio, membro dell'Istituto di Francia, a Napoli direttore generale della statistica e del censimenso, e finalmente vice presidente dell'Istituto e direttore in Sicilia della statistica, benché in età tanto vicina al sepolcro che avrebbe dovuto in lui spegnere ogni ambizione di travaglio, e cosi conservarlo più lungamente agli amici. Ma fu egli vittima infelicemente di quell'istinto che sin dalla prima giovinezza non lo fece posare mai in alcun luogo, e lo ravvolse sempre tra le burrasche di una vita laboriosa e agitata x)
In questo senso il profilo biografico creato e consegnato da Scrofani alla tradizione acquista una sua validità storica, come aspetto e momento di una personalità complessa di avventuriero che fu anche scrittore riformatore e fine letterato, e volle passare solo per tale.
ROBERTO ZAPPERI
]) Cfr. P. INZENGA, Necrologia: Saverio Scrofani, in Giornale di sciente lettere e arti per la Sicilia, cit,, pp. 311-312.