Rassegna storica del Risorgimento

CATTOLICESIMO
anno <1962>   pagina <493>
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Modernismo e cultura cattolica in un libro recente 493
modernista e di distinguere, ciò ch'era condannato da ciò che non lo era allatto. Questo appare tanto più vero se si considera che proprio nel pieno della orisi si levavano voci come quella del BottomeUi o del card. Ferrari a denunciare il tentativo degli integristi di coinvolgere nella condanna delle dottrine ripro­vevoli le buone e le tollerabili ; affermazioni che danno la misura di una libertà di giudizio e di una coscienza critica possibile anche nel momento di maggior tensione.
L'inserimento del movimento modernista in una più ampia storia della cultura cattolica (e non solo cattolica) dell'inizio del secolo, viene per la verità quasi imposto all'autore dal suo sforzo di cogliere i caratteri più propri del riformismo religioso italiano dell'inizio del secolo. Quest'ultimo pare allo Scop­pola distinguersi non tanto per avere elaborato grosse novità nell'ambito della critica biblica o della filosofia della religione o dell'apologetica, quanto invece per aver raccolto i vari indirizzi del riformismo d'oltralpe in un notevole sforzo di unità e di sintesi, e per aver rivelato, soprattutto, una particolare sensibilità verso i problemi connessi al tentativo di superare i confini strettamente scien­tifici entro i quali [il modernismo] era sorto all'estero e raggiungere zone più ampie del mondo cattolico . ) Proprio l'impegno di estendere il movimento riformista ai più disparati ambiti della vita associata, implicò il suo colorirsi, in Italia, di forti intonazioni politiche e sociali .
Appunto nella crisi e nell'arretratezza della cultura cattolica di fine secolo, l'autore trova il motivo di fondo di questa particolare fisionomia del movimento modernista italiano. Su quella crisi aveva influito in modo decisivo la preminenza esclusiva con cui si era imposta la questione romana, che non solo aveva spinto rintransigentismo ad assumere posizioni di radicale ed irreversibile rottura coi mondo moderno (in cui intransigenza religiosa, culturale e politica venivano ad essere strettamente complementari), ma aveva condotto le stesse correnti conciliatoriste, costrette ad una ininterrotta polemica, a valutare ed affrontare ogni problema, anche più propriamente culturale e religioso, in fruizione di essa. Ciò contribuiva ad accentuare il provincialismo della cultura cattolica italiana, mentre si veniva inaridendo nel tardo Ottocento la tradizione del cattolicesimo liberale, condannato dallo sforzo organizzativo dell'infransi-gentismo a perdere i contatti che lo avevano collegato a vasti strati dell'opi­nione cattolica, e ad un progressivo ripiegare su posizioni di aristocrazia intel­lettuale, come mostrava l'esperienza della Rassegna Nazionale.
La precisa coscienza dì questa immaturità culturale, che si rifletteva in una sostanziale superficialità religiosa, costituisce la molla del movimento di riforma dell'inizio del secolo, per il quale si poneva* come problema prelimi­nare, l'aggiornamento della cultura cattolica italiana sulla base delle novità, tanto cospicue, d'oltralpe. E in questa direzione si muovono infatti le prime iniziative nel campo biblico e degli studi religiosi in generale, attuate da un Semeria o da un Fracassila o da un Genocchi, in contatto con i più noti stu­diosi stranieri, corno il Lagrange e il Duchesnc, il van Ortroy e il von tliigel; finalità consimili vcrigon perseguite, pur con qualche proprio peculiarità, dalle numerose riviste sorto proprio nei primissimi anni di questo secolo, come gli
i) Ivi, pj;. 11-1?. fvi p. 9.
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