Rassegna storica del Risorgimento

CATTOLICESIMO
anno <1962>   pagina <496>
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Francesco Traniello
modernismo, lo Scoppola indica la prova della distanza che separava il prete marchi­giano da coloro che si sentivano più o meno vicini alle filosofie modernistiche .
L'importanza dei due scritti del Murri consistette nel fatto che l'autore parve fare sostanziai mente propria l'accusa centrale che l'enciclica rivolgeva al modernismo, di cedere, cioè, alla tentazione di contrapporre un completo sistema filosoficoreligioso al tomismo ufficiale; senonchè, mentre l'enciclica parlava già di un sistema modernista come complesso concili uso di dottrine, per il Murri questa restava una tendenza, una tentazione appunto. Da qui discen­deva, per esempio, l'invito, rivolto alla filosofia del Blondel e del Laberthonnière, a rinunciare a configurarsi come una speciale teoria della conoscenza... per ridursi ad essere più modestamente ma più efficacemente, una psicologia della fede, una pedagogia ed una apologetica pratica. *>
Giungiamo cosi al cuore di un altro problema centrale che si trova ad affrontare lo storico del modernismo: quello delle sue tendenze sistematiche. È noto come da questa accusa si difendessero accanitamente i diversi rappre­sentanti del movimento modernista, sia coll'affermarc, come ì redattori del Rinnovamento, l'esistenza di diverse filosofie modernistiche,2) sia col porre a premessa metodologica del pensiero modernista un atteggiamento ' critico ' e non una particolare costruzione filosofica, come faceva il Buonaiuti, che dal problema venne più di altri travagliato,3) sia col contrapporre all'ispirazione razionalistica e dunque eminentemente sistematica del pensiero scolastico, il fondo volontaristico delle dottrine modernistiche, come affermava il Tyrrel in risposta al Murri.4) E tuttavia non sfugge allo Scoppola, come già non era sfuggito al Gallarati Scotti, che la polemica contro l'intellettualismo scolastico
') R. MURRI, L'enciclica ' Pascendi* e la filosofia, in II Rinnovamento, a. I (1907), voL H, p. 362.
-) Cfr. la nota della Redazione al sopracitato articolo del Murri {Ivi, p. 345).
8) Cfr. Il programma dei modernisti, Torino, 1911, p. 18: Non già la filosofia domina sulla nostra critica: è al contrario la critica che ha spontaneamente condotto alla formula­zione, tuttora timida ed incerta, di alcune conclusioni filosoGche, o meglio alla dilucida­zione accurata di alcuni atteggiamenti mentali, che non sono mai stati del resto ignorati dall'apologetica cattolica. L'indipendenza della nostra critica di fronte alla nostra filosofia, che è tuttora così indecisa, risulta da molti argomenti.
*) Cfr. G. T., Scolastica o filosofia dell'azione? Sussiste il dilemma?, in il Rinnovamento, a. I (1907), voi. II, pp. 391-92: Ma pure una differenza tra neoscolastici e filosofi dell'ozio-neyc'è.--'dico differenza e dica c'è, il che non contraddice a quanto ho fin qui concluso, che dissenso, disaccordo vero non ci può né ci deve essere c'è, ma mi sembra a svantaggio dei neoscolastici. Questi, ora singolarmente, esaltano la necessità ola efficacia dei procedimenti razionali per giungere a Dio; vantano il primato della ragione; e non si accorgono che oggi, apologeticamente parlando [...] la difficoltà non è nel provare che ci voglia la ragione, sì nel mostrare come c'entri la volontà; la tentazione non è il moralismo o volontarismo, la tenta­zione terribile è il razionalismo. Il gran problema è quosjjparmi: corno si giustifica di fronte allo ragione la gnoseologia propria della fede ? Perchè non si può negare che la gnoseologia della fede, del Cristianesimo è volontarista (beati mando corde), nò si può sottrarsi al dovere di giustificare razionalmente, filosoficamente questa attitudine, dato ehe noi professiamo, un rationabile obsequium, E quando si tenti sul serio questa giusti­ficazione filosofica della gnoseologia cristiana, non sono, non saranno certo gli elementi razionali riaffermati dal Cristianesimo ehe furunno difficolta, bensì gli elementi vorrei dire irrazionali dal Cristianesimo introdotti; il problema non sarà di spiegare perchè il lavoro della ragione ci voglia, bensì come e perchè esso da solo non basti .