Rassegna storica del Risorgimento
CATTOLICESIMO
anno
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1962
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pagina
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497
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Modernismo e cultura cattolica in un libro recente 497
non bastava, neppure al gruppo del Rinnovamento che appariva il più adatta a superare gli scogli di quello che chiamerei il ' dogmatismo modernista per evitare un nuovo intellettualismo, un intellettualismo mutuato al clima spirituale dell'epoca, fondato, in alcuni, sull'illusione di una scienza storica pienamente autosufficicnte, capace cioè di offrire da sé il valore e il significato ultimo di un fatto storico come il cristianesimo . ') Intellettualismo storicistico e scientistico, che tuttavia, a giudizio dello Scoppola, non diminuisce il valore dell'esperienza del Rinnovamento, che proprio per quella sua larghissima apertura ad ogni studio sereno del fatto religioso, senza limitazioni confessionali e con la sola garanzìa della, serietà scientifica, per quel suo porsi al punto di confluenza e di incontro delle diverse correnti culturali e politiche del cattolicesimo del primo '900 , ) meno correva il rischio di irrigidimenti di ogni genere (ma correva quello di un certo sincretismo culturale, forse insufficientemente rilevato dallo Scoppola, che tende a rivalutare l'esperienza della rivista milanese come la più alta e coerente del movimento riformatore). 3)
La tentazione di indulgere a sintesi definitive lo Scoppola la ritrova anche nel rappresentante del modernismo italiano che aveva avuto una formazione più nettamente antiintcllettualistica. Si tratta del Buonaiuti, il quale, dopo l'esperienza della Rivista storico-critica e in conseguenza della Pascendi, sembrò orientarsi verso un superamento del metodo dell'immanenza in senso più radicalmente sistematico. Di ciò sarebbe prova, tra l'altro, un inedito, citato dallo Scoppola, in cui le posizioni più decisamente immanentistiche del Le Roy vengono considerate sviluppo inevitabile dei principi blondeliani.*)
Non a torto, perciò, lo Scoppola vede nel Programma dei modernisti uno scritto di transizione, che, se per un verso sembra risolvere in senso negativo il problema, tanto vivo nel Buonaiuti, della possibile identificazione dell'esca-tologismo cristiano in un messaggio di rigenerazione sociale,5) tende per altro verso, specie nelle ultime pagine, ad un'interpretazione complessiva di ispirasene pragmatistica, ma ardita e frettolosa, dello sviluppo eristiano. Ed è noto che nell'altra opera del Buonaiuti, apparsa quasi contemporaneamente al Programma, le Lettere di un prete modernista, la rottura con la tradizione risulta completa e radicale: domina ormai un pragmatismo immanentistico quale sarà teorizzato nella presentazione di Nova et velerà, e si compie quell'identificazione di escatologismo evangelico e di rinnovamento sociale che sta alla base della nuova dottrina del socialismo cristiano, quella concezione cioè insieme sociale e religiosa che afferma risolutamente la identità del sentimento religioso e della speranza rinnovatrice sociale . 6) Lo Scoppola, giudicando la dottrina del socialismo eristiano, vede con esattezza come il suo fondamentale equivoco consistesse in un'awenuta trasposizione della socialità intrinseca al messaggio cristiano sul piano de*; rapporti politico-sociali, sì che risultava, in ultima analisi, negato il dualismo di religione e politica proprio di tutta la tradizione cristiana, e veniva aperta la via ad una nuova forma di integrismo
i) p, SCOPPOLA, op. cft., p* 241.
2) Mt p. 207. * Mi P- 220. *) Ivi, p. 271.
3) Cfr. H programma dei modernisti cit.r p> 77* *) Cit. da P. SCOPPOLA, opt <?':,; Jp. 279.