Rassegna storica del Risorgimento
DUE SICILIE (REGNO DELLE) ; TERRA DI LAVORO ; CASERTA ; MOSTRE
anno
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1962
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500
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Antonio Allocati
Numerosa è stata la partecipazione di enti e di privati che hanno concesso materiale: dai comuni e dai musei locali delle province meridionali e della Sicilia ad archivi e gallerie di tutta Italia. Da Roma: la Biblioteca dell'Istituto di storia moderna e contemporanea, rArchivio centrale dello Stato, la Galleria nazionale di arte moderna, la Commissione perla pubblicazione dei documenti diplomatici del ministero degli Esteri, l'Ufficio storico dello Stato Maggiore dell'Esercito, il Museo centrale del Risorgimento, il Musèo di Castel S. Angelo, il Museo criminale, il Museo della Resistenza. Da Firenze; la Galleria degli Uffizi, l'Istituto geografico militare, la sig.ua Nella Abba, il dott. Aldo OlscKki. Da Milano: il Musco del Risorgimento, la Civica Raccolta delle Stampe Bertarclli, il conte Giovanni Treccani degli Alfieri, il prof. A. Cutolo, il prof. Cattabeni. Da Torino: il Comitato nazionale Italia *61 , la Soprintendenza ai monumenti. Da Venezia il Museo cìvico Correr; da Trento il Museo del Risorgimento; da Piacenza il conte prof. Emilio Nasalli Rocca; da Bologna il Museo civico del Risorgimento, il prof. Mario Buronzi, il dott. A. Romeo Fontana; da Brescia, il Museo Civico; da Bergamo l'Istituto Civitas garibaldina e il Museo del Risorgimento. Anche dall'estero è pervenuto materiale: dall'Istituto italiano di cultura di Londra, dal dott. Antony Campanella di Ginevra, dal prof. Ugo Donati di Lugano, ecc.
Intento del prof. Moscati è stato quello di illustrare l'evoluzione politica dell'Italia meridionale dalla ricostituzione del regno indipendente, compiuta da Cario di Borbone nel 1734, all'impresa garibaldina e all'inserimento delle regioni meridionali nel grande regno d'Italia: il lungo e travaglioso cammino, cioè, dall'assolutismo alla libertà politica della monarchia costituzionale. Questo cammino ha inizio con la formazione di una prima coscienza nazionale napoletana, che si venne affermando nel primo periodo, anello settecentesco, della monarchia borbonica, e con la formazione della classe dirigente meridionale, che, dopo aver vissuto l'intensa stagione illuministica, passa attraverso le prove della Repubblica del *99 e la reazione monarchica per impegnarsi di nuovo nell'azione di governo dei Napoleonidi, azione fermata dalla Restaurazione del 1815. Questa classe dirigente di formazione inuministica ancora tenta con il Medici, lo Zurlo e il Tommasi nel Quinquennio di servirsi della monarchia borbonica per un ammodernamento, almeno amministrativo e civile, dello Stato: politica che, però, fallisce per la disastrosa situazione finanziaria, per quella ancora più. grave dell'agricoltura, per i precari rapporti tra capitale e province, che alimentano l'insofferenza della borghesia provinciale, che ai raccoglie nelle vendite carbonare, e insorge infine nel 1820 con un movimento rivoluzionario, al quale partecipano anche gb* antichi esponenti murattiani, insofferenti dell'involuzione politica dopo la breve, ma luminosa stagione del Decennio. La classe politica, espressione della borghesia che sempre più va acquistando coscienza di sé e richiede partecipazione al governo della cosa pubblica, esprime il suo pensiero e presenta le proprie richieste di classe nella breve ora del Nonimestre costituzionale. L'equivoco atteggiamento di Ferdinando I e la sfavorevole situazione internazionale dell'Europa dominata dalla Santa Alleanza del Mettermeli hanno presto ragione dei costituzionali. Questi, malgrado la seria conoscenza dei problemi del paese e le buone intenzioni, dimostrano di essere politicamente impreparati. Dovrà attenderai l'ora favorevole del *48 per tentare un nuovo esperimento costituzionale. Frattanto il clima culturale, artistico, politico cambia: gli uomini dell'Illuminismo tramontano e si fanno avanti nella vita civile quelli