Rassegna storica del Risorgimento
DUE SICILIE (REGNO DELLE) ; TERRA DI LAVORO ; CASERTA ; MOSTRE
anno
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1962
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pagina
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501
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La mostra Il Risorgimento in Terra di Lavoro 501
cnn si sono formati nella cultura della Restaurazione. H Regno traversa un periodo di relativo Benessere: sorgono le primo industrie, affluiscono capitali stranieri, si tenta un aiuto all'agricoltura, si sviluppa la zete stradale*: si postartusee la prima ferrovia e Napoli vive anni di felice e proficua attività colturale. Ma la monarchia non permette a questa borghesia, che si consolida nella vita civile, una diretta partecipazione alla vita politica. Cosi il periodo costituzionale del 48 trova ancora uomini preparati ai problemi del paese, ma inesperti della politica attiva. La rivolta di Napoli del 15 maggio tronca infine ogni equivoco tra il paternalismo regio e le necessità politiche di questa borghesia, che vuole uno Stato adeguato ai suoi bisogni, mentre la classe dei contadini continua a rumoreggiare in sordina nelle province lontane, insofferente di una endemica situazione di servaggio e di miseria, che l'avvento della borghesia ha forse peggiorata. Ferdinando II ritorna ad un assolutismo ancora più cieco e governa uno Stato ormai privo di ogni ideale, privo di uomini capaci, forte soltanto di una sbirraglia cieca e incontrollata. Gli uomini migliori, disillusi per sempre, lasciano il Regno, quando non finiscono in carcere. Il Piemonte diventa centro dell'emigrazione politica meridionale, che si apre a poco a poco agli ideali di un'Italia "unita, dopo che si sono dileguati i sogni della confederazione guelfa e di una pacifica convivenza degli Stati italiani, specialmente della monarchia sarda e di quella borbonica. In Piemonte quel ceto dirigente meridionale, che in patria si era educato ad una intelligente cultura moderna, si esercita alla politica, favorito finalmente dalla libertà costituzionale del paese che lo ospita. X meridionali portano alla causa comune italiana la loro preparazione giuridica, economica, culturale in genere, la fede nella patria comune, hi speranza e l'ottimismo attivo nella sua realizzazione. È nei loro ambiente, nell'ambiente ricco di energia dell'emigrazione democratica meridionale, che si matura la spedizione dei Molle, quell'impresa di Garibaldi, che sarà corona al lavorio diplomatico del Cavour e alla vittoria della guerra del '59 con le successive annessioni dell'Italia centrale, quella che permetterà finalmente di realizzare l'unità d'Italia. Senza di essa non avremmo potuto avere che un regno limitato al più all'Italia centro-settentrionale. La marcia di Garibaldi dalla Sicilia a Napoli fu un trionfo, al quale parteciparono pieni di speranza quei contadini, affamati di terra e carichi di miseria, che vanamente fino allora avevano tumultuato e sperato: Garibaldi, uomo del popolo come loro, apparve il liberatore dalla miseria, il raddrizzatore dei torti, il giustiziere. Ma ancora una volta si illusero, come s'illudeva l'animo generoso dell'eroe. La battaglia del 1 ottobre segnò la fine dei Borboni e, con il crollo dell'esercito, quello di tutta la debole impalcatura dello Stato meridionale: giorno decisivo per le sorti del Sud. Ma l'incontro di Vittorio Emanuele con Garibaldi presso Teano segna la resa incondizionata del movimento rivoluzionario e popolare garibaldino alla monarchia, ormai divenuta borghese, dei Savoia. Fatto il plebiscito, svoltesi le prime elezioni per il Parlamento italiano, la borghesia meridionale può finalmente farsi politicamente rappresentare dai suoi deputati, mentre nelle province, deluse i contadini, inascoltati e perseguitati, ingrossano e alimentano il vecchio brigantaggio, che diventa politico; e, dall'altro, l'eroica difesa di Gaeta chiude non indegnamente la storia della monarchia borbonica e salva l'onore dell'esercito napoletano.
Questo il filo logico della rievocazione storica, che il prof. Moscati ha voluto dare alla Mostra, alla quale tutti abbiamo collaborato perchè i documenti, i libri, la pubblicistica, le stampe, i quadri e quant'altro i tempi ci hanno traman-