Rassegna storica del Risorgimento
DUE SICILIE (REGNO DELLE) ; TERRA DI LAVORO ; CASERTA ; MOSTRE
anno
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1962
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pagina
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503
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La mostra // Risorgimento in Terra di Lavoro 503
vìnce coatro il dispotismo polìtico del Marat ed alle manifestazioni del brigantaggio calabrese. Chiudeva la rassegna del Decennio la guerra del '15, il proclama di Rimìni, l'arresto e la condanna del Murat. Nella sala settima, dopo un accenno alla Restaurazione ed alla legge istitutiva del Regno delle Due Sicilie, si passava ad illustrare Fattività carbonara, che faceva riscontro al tentativo del Medici e del luminasi di un'amalgama delle vecchie forze borboniche con le nuove create dal Decennio. Tentativo ostacolato, tra l'altro, dalle precarie condizioni finanziarie dello Stato. Di qui la rivoluzione del '20, espressione del malcontento provinciale contro la politica accentratrice del governo: in vetrina la costituzione, gli elenchi dei deputati eletti, gli atti parlamentari, che illustrano i problemi discussi e la qualità degli interventi; il rapporto tra Napoli e Sicilia attraverso le relazioni autografe del Colletta dalla Sicilia; il successivo Congresso di Lubiana e l'atteggiamento del re, testimoniato da documenti autografi, di sue lettere al figlio Vicario e dal diario personale; l'originale della famosa protesta Poerio allo scioglimento del Parlamento. E poi documenti sul Pepe e la guerra contro gli Austriaci, la convenzione tra il geo. Frimont e il borbonico gen. D'Ambrosio per la cessazione delle ostilità, le spese di guerra e dell'occupazione austriaca, sostenute dal regno, viste attraverso i bilanci. Indice del disagio eco* nomico provocato da questi avvenimenti era un grande grafico, che illustrava le ripercussioni di essi sui depositi e la circolazione del Banco delle Due Sicilie* Nella sala successiva era illustrato il dissidio tra paese e monarchia con numerosissime testimonianze delle endemiche insorgenze provinciali, l'attività delle associazioni segrete, il brigantaggio: dai tentativi di rivolta in S. Maria del '23, alle rivolte del '28 nel Cilento, del '37 a Cosenza, in Abruzzo, Salerno, Avellino, del '41 a L'Aquila. Di contro, l'attività repressiva del Del Carretto, gli atti di polizia, i processi fino alla spedizione e morte dei Bandiera, dei quali erano mostrati lettere autografe e cimeli. Alle dolorose vicende politiche e sociali di quei decenni faceva riscontro nella sala seguente l'attività riformatrice svolta da Ferdinando II nel primo periodo del suo regno, con testimonianze delle opere pubbliche compiute, dell'abbellimento di Napoli, dei lavori di miglioramento fondiario, come p. e. le bonifiche, con l'opera delle società economiche, insieme all'attività culturale delle scuole, specialmente private, come quella del Puoti, del quale erano esposte le Prose, accanto alle opere giuridiche dello Scialoja, agli autografi delle poesie di Alessandro Poerio, agli scritti dell'Amari, del Bianchini, del Trova, del Blanch, dell'economista Fuoco, alle annate delle due famose riviste. Il Progresso delle scienze, delle lettere e delle arti e il Museo di scienze e letteratura. Questa sala è stata particolarmente ammirata per gli oggetti artistici esposti: le famose porcellane di Capodimoute, il modello della statua equestre di Ferdinando I del Canova, i quadri del Toma, di Giacinto Gigante e degli altri pittori della scuola di Posillipo; lo splendido manto di un Cavaliere dell'Ordine di San Gennaro, la grande fioriera in mogano con miniatore e vasi in porcellana con paesaggi e figure. La sala testimoniava il periodo romantico del regno e il progresso che la nazione compì in quei decenni di pace. Ma l'assolutismo politico portò ugualmente alla rivoluzione del '48 a Palermo e nel Cilento con Costabilc Carducci. La Sala seguente mostra l'intenso e tragico anno. Sono espostili testo della costituzione, gli atti parlamentari, i verbali del Consiglio dei Ministri, gli esemplari dei numerosi giornali, primo fra tutti il Nazionale di Silvio Spaveuta. I quadri di Filippo Palizzi e gli acquerelli di Giambattista Quadri riproducevano i momenti salienti della rivolta del 15 maggio a Napoli; insieme alla protesta del