Rassegna storica del Risorgimento

DUE SICILIE (REGNO DELLE) ; TERRA DI LAVORO ; CASERTA ; MOSTRE
anno <1962>   pagina <507>
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Libri e periadici
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ganno, in questa volontaria spoliazione di schietto stampo cavalleresco e feudale, Si cui obiettivo autentico è quello di evitare l'ingerenza della macchina statale, il suo procedere impersonale ed autonomo.
Si veda ancora il problema della nuova milizia . Si direbbe una forma tipica, ed opporiunissima, di difesa, di solidarietà comunitaria contro le insidie dei barbareschi. Ma gli Spagnoli non la intendono come tale, come una vitali /./azione degli antichi istituti sociali delle universiiatcs. Essivi si risolvono soltanto per motivi militari, per hi comprovata insufficienza ed inefficienza del proprio sistema di sicurezza (quel famoso sistema per il cui impossibile, anacronistico puntellamcnto di prestigio si struggevano le finanze di tutti i paesi della Corona cattolica!). Ed a questa forma di leva coatta i contadini si ribellano e si sottraggono, in quanto essi non vedono tutelate le loro esigenze economiche, non garantito il frutto della loro coltivazione dei campi. 0 agricoltori o soldati: ma il sistema spagnolo pretendeva di poter risolvere cumulativamente questo dilemma, in una specie di perenne ed artificiosa mobilitazione prò aris etfocis, imposta dalle carenze stesse del sistema.
E che dire delle usurpazioni baronali non solo a danno del demanio ma perfino di un ceto privilegiato come quello ecclesiastico? Come mai il movimento ad un tempo di spolia­zione e d impinguamento è a senso unico? Quale compromesso si è verificato su piano locale tra il barone ed il rappresentante del potere centrale, quanto è stato ceduto sul terreno economico in cambio dello svuotamento del privilegio sul terreno politico? Quali finzioni giuridiche sono alle spalle dell'affitto esercitato dal baronaggio? Qual'è il gioco dell'usura, l'incidenza dell'ipoteca, la corrosione, insomma, esercitata dal capitale circolante sui rap­porti economici, e non documentabile dal rivelo, che si limita al capitale fisso, immobiliz­zato nel tempo e formalizzato nell'impiego? Cosa significa quella cumulazione d'incarichi amministrativi nelle mani di Corrado Ponte, uomo di fiducia del feudatario a Castclvc-trano ? Quali conseguenze economiche importa il controllo di una ricca parrocchia da parte di dinastie familiari? Come può valutarsi, sotto il profilo dell'evoluzione borghese allo schiudersi del regno di Carlo di Borbone (un'epoca in cui, secondo alcuni, fermenti civili di rinnovamento moderno si agiterebbero da decenni nella società meridionale) un centro agricolo nel quale accanto ad un negoziante, sei aromatari, quattro pannieri e tre maestri di scuoia si annoverano 144 preti e 174 frati?
Questi sono alcuni dei molti interrogativi a cui attendiamo risposta dall'indagine del Titone. E preliminarmente vorremmo permetterci di osservargli che la denunzia dei mali e delle miserie non può riportarsi ad nn semplice formulario se è vero, come è vero, che la maggior parte di queste denunzie viene elaborata dagli stessi funzionari preposti all'esazione fiscale; che constatare l'incredibile corruzione di tutto ciò in cui si eserciti una funzione pubblica non esenta dell'indagare i motivi della permanenza di quei deter­minati funzionari a quella funzione determinata né la natura degli interessi volti a farveli restare. Sono problemi, ancora una volta, di amministrazione e di costume, la cui origine, il cui condizionamento possono essere economici, ma la cui soluzione è inevitabilmente politica. RAFFAELE COLAPTETRA
H Sud nella storia d'Italia-Antologia del/a questione meridionale a cura di ROSARIO VIIXAB t ;
Bari, Ed. Laterza, 1961, in 8, pp. 768. L. 7000.
La letteratura meridionalistica, lungo l'intero arco bisecolare della sua storia, si è sviluppata lungo due direttrici interpretative principali nella cui sistematica ed ostinata divergenza è da ravvisarsi probabilmente la mancanza, per il problema, di una soluzione concreta rivoluzionaria o semplicemente riformisti ca (e non stiamo qui ad indagare quanto in questa divergenza vi sia di consapevole e di voluto). Schematizzando al massimo, po­tremmo dire che ad una direttrice ambientale si affianca, e per lo pio si contrappone, quanto meno svolgendosi in forma del tutto autonoma, una direttrice che potrebbe dirsi assai genericamente umana e, forse più propriamente, sociali'. La storia della prima va, grosso modo, da Genovesi a Fortunato, sottolinea i dati obiettivi, particolari, del mondo meridio­nale, li riconduce a considerazioni di ordine geografico, geologico, storico, psicologico, ma