Rassegna storica del Risorgimento
DUE SICILIE (REGNO DELLE) ; TERRA DI LAVORO ; CASERTA ; MOSTRE
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1962
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Libri e periodici
comunque soltanto subordinatamente politico, parla di Mezzogiorno in senso indifferenziato, come di unità in se conclusa od int iinamente armonica, tende ad un inquadramento nazionale od europeo, più. o meno libresco, ma che sia tale tuttavia da ottundere gli elementi specifici della realtà meridionale in una prospettiva apparentemente più complessa, e senza dùbbio più ricca e più mossa. All'esasperazione di questi elementi, alla loro precisazione drammatica e soluzione eminentemente politica su basi locali si volge viceversa la seconda direttrice, variamente articolata da Galanti a Dorso, che sottolinea, ad esempio, l'incidenza del sistema contrattuale a preferenza di quella della coltura agraria, le stratificazioni delle classi dirigenti anziché i grandi fenomeni di massa dell'analfabetismo e della superstizione, le origini sociali dell'emigrazione a preferenza dette prospettive economiche di essa, e così via.
Non vi è dubbio che in questa nostra cosi drastica suddivisione vi sia dello schematismo: ma esso è forse più apparente che reale, e tocca comunque la forma più che là sostanza della questione. Fortunato e Ciccotti, ad esempio, parlano entrambi del demanio, ma la visione giuridica e paternalistica del primo non è assolutamente riconducibile all'aspro impegno classista del secondo. Coletti e Nitti sono entrambi favorevoli all'emigrazione, ma, mentre lo studioso lombardo è fisso ad indagarne le cause onde avvisare ai rimedi o almeno all'intervento in sede locale, lo scrittore locano non fa che constatarne gli effetti, sullo sfondo di una circolazione internazionale di ricchezza e di lavoro. D disordine amministrativo, la disgregazione personalistica dell'organismo comunale, la funzione alterante del sistema tributario locale, tutto è denunziato con pari veemenza e dottrina così dal Sennino come dal Col a Janni: ma, mentre il primo scorge in ciò la necessità di un intervento riparatore e moralizzatore da parte dello Stato, il secondo preferisce soffermarsi sull'impulso autonomo di organizzazione delle masse, che ne scaturisce, e sulle sue conseguenze di carattere politico e sociale.
La divergenza è oggi, nella pubblicistica militante e nell'azione di governo, ben lungi dall'essere esaurita, e.si è potuto anzi assistere ad uno scambio e ad una appropriazione, estremamente significativi, a scopo struinentalistico, di criteri interpretativi economicistici, opportunamente spuntati della loro carica rinnovatrice di massa, e posti al servizio di un gradualismo riformistico nel quale i dati specifici e plurisecolari del problema meridionale, sotto il profilo politico e sociale, vengono allegramente eliminati in una selva statistica ad essi pesantemente sovrapposta, e supposta intercambiabile fra l'Abruzzo ed il Tennessee, per hi Calabria come per il Ghana. Depressione, sovrapopolazione, industrializzazione e (Dio ci perdoni!) incentivazione sono divenute parole d'ordine miracolistiche, che hanno preso il posto dei vecchi e sorpassati dibattiti sul contratto a miglioria, sui gabcllotti, sul paglicttisino , sulla sovrimposta fondiaria, tutti fenomeni del passato che più non allignano, a parte i quotidiani episodi mafiosi, gli scandali amministrativi, l'incultura imperversante e preponderante, nel Mezzogiorno felice della siderurgia e degli impianti petrolchimici.
Noi scherziamo, con amaro e doloroso sorriso sulle labbra. Nò ci scuseremo del nostro excursus rammentando che qui si fa storia e non politica, quasi che fosse doveroso, o soltanto legittimo, dimenticare quanto di sofferta ed attiva passione popolare ed individuale aia dietro gli aspetti anche oggi più generalmente accettati o scientificamente indagati della questione meridionale. Giustizia vuole viceversa ohe il nostro discorso ora si accentri so questa nuova e benemerita fatica di Rosario Vii lari, il quale si è proposto di rintracciare le fila continuo e talora disperse o magari sotterranee delle dne fondamentali direttrici che indicavamo, aDo scopo di precisare ì motivi culturali, le scelte politiche che ne sono rispettivamente alla base, ed impostare un discorso organico per il futuro, sul fondamento dei profondissimi, e soprattutto irreversibili mutamenti di struttura intervenuti nel Mezzogiorno nel corso dell'ultimo quindicennio. Non per nulla un grande interrogativo sovrasta la splendida riproduzione di Goti uso che fa da cofanetto alla sempre elegantissima edizione lutcrziana: Chi ha voluto l'I tal in dei briganti, dei cafoni e dell'emigrazione? . Posto in questa forma perentoria, con questi termini pittoreschi, l'intcrrngntivo ha un eerto suo innegabile sapore retorico, riecheggia quei miti: e quelle fumisterie sulla