Rassegna storica del Risorgimento

DUE SICILIE (REGNO DELLE) ; TERRA DI LAVORO ; CASERTA ; MOSTRE
anno <1962>   pagina <511>
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Libri e periodici
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del problema* dall'infecondità della politica dei lavori pubblici all'inesistenza della nuova classe di contadini ed all'iniquità vessatoria dei sistemi contrattuali. Si tratta di dati ed clementi obiettivamente rivoluzionari, nella cui semplice constatazione dovrebbe essere la Coscienza della necessità di un rinnovamento a larghissima base democratica e popolare. Nulla di tutto ciò in Villari, ed in genere in tutto il riformismo liberale, comprese le punte avanzatissime di Sonnino. Il limite del metodo dell'inchiesta (non soltanto nel secolo scorsoi) è nell'intento di mera denunzia, di semplice rilevamento statistico con tutto ciò che di velleitario e moralistico ciò comporta. Le cifre fanno sensazione ma non creano politica. Esse abbassano i loro stessi protagonisti, i braccianti, i disoccupati, al ruolo di oggetto, di strumento, da abbandonarsi da un lato non appena si passa all'elaborazione positiva del programma di riforma. E questo programma è quanto di più evanescente, e soprattutto indefinito, si possa immaginare. Il suo caposaldo principale è quello del­l'ampiezza nazionale del problema e della conseguente esigenza di un intervento statale. Si tratta di una svòlta storicamente decisiva, come quella che immette una volta per sempre la questione meridionale come parte integrante della storia unitaria italiana. Ma, Be la prospettiva è obiettivamente foriera di risultati clamorosi a lunga scadenza (basti pensare a Gramsci) non si può negare che il suo presupposto politico immediato sia squi­sitamente conservatore, tendendosi ad ottundere i dati specifici, i fermenti locali del pro­blema, in un panorama vastissimo i cui contorni e le cui alterazioni fossero sempre solidamente controllati dalla classe dirigente ormai assodata, con l'asse ecclesiastico e l'esaurimento delle controversie demaniali, su basi inviolabili di potere. Di tale sostanziale incoerenza l'opera del Sonnino è la piò ragguardevole e drammatica testimonianza, con quella felicità insuperata nel saper centrare i nodi del problema (i rapporti tra usura e sistema contrattuale come nesso fondamentale dei rapporti capitalistici nelle campagne; la struttura della finanza locale, con la vistosissima sproporzione nell'incidenza di talune sovrimposte; la prevalenza della qualità sociale e giuridica della proprietà demaniale sugli effetti economici di essa; e cosi via) ed il corrispondente paternalismo conservatore dei rimedi suggeriti, dall'espediente giuridico formalistico dell'enfiteusi al gradualismo 3Iu> sodamente tecnicistico del credito agrario. Ciò non toglie comunque che, pur se il punto di vista ed il suo obiettivo si pongano all'opposto rispetto a quelli dei successivi scrittori socialisti, l'argomento preponderante in Sonnino (i rapporti di proprietà nelle campagne) sia effettivamente quello centrale nella problematica meridionalistica: il che basta per conferire al riformismo del barone toscano un ruolo assolutamente originale e precursore rispetto alle posizioni complessive del liberalismo moderato. La sensibilità alla situazione economica nelle campagne non si scompagna in Sonnino da un crescente timore per l'evo­luzione politica delle città, secondo le norme del miglior moderatismo antiradicale, che sarebbe accorso a fianco di Depreda in occasione dell'allargamento del suffragio nel 1882. Ma l'insistere sul problema della distribuzione della ricchezza anziché su quello del pro-duttivismo economico, caro a Salandra, e poi a Nilti, ed infine ai giovani storici del moderno neocapitalismo, denota in Sonnino una vigile aderenza alle esigenze obiettive della popolazione agricola, un desiderio concreto di venire ad esse immediatamente incon­tro. Aderenza e desiderio che si rispecchiano indirettamente anche in quel prospettare brutalmente l'emigrazione come valvola meccanica di sicurezza, secondo moduli che si ripetono puntualmente ancor oggi, e con una finalità conservatrice piccoloproprietaria tutt'altro che distante dalle idee del leader della reazione di fine secolo. Sebi lotta di classe meridionale ha un carattere anacronistico , come ricorda giustamente Rosario Villari, nei confronti delle normali fasi di sviluppo dell'evoluzione capitalistica, tale anacronismo è organico, insito nelle cose, nò è lecito pertanto affrettare o saltare gli stadi del processo. Tutt'al piò, sarebbe stato possibile, se non anche doverono, evitare che, ad esempio, come ricorda Fortunato, nello spazio di un ventennio, ben 4483 sulle 7260 quote demaniali attribuite in provincia di Teramo finissero alienate a profitto dei grandi proprietari, Que­sto vastissimo e gravissimo passo indietro non è, al contrario, nelle cose, bensì e frutto di una determinata scélta politica che, senza alcun consistente obicttivo economico d'inte­resse nazionale, lascia cadere i frutti di una riforma già in nb abbastanza antiquata, per