Rassegna storica del Risorgimento
DUE SICILIE (REGNO DELLE) ; TERRA DI LAVORO ; CASERTA ; MOSTRE
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1962
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515
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Libri e periodici 515
varietà d'interessi settecentesche, invero, questi viaggiatori non si limitano al pellegrinaggio archeologico né olla raccolta di spunti di colore locale, ma instaurano una fruttuosa circolazione d'idee, nella quale la solidarietà ideologica, massonica o giansenistica che ne sia 1 origine, ha sempre gran parte.
A questo proposito, sfiorando un argomento capitale nella storia della civiltà illuministica, il Di Carlo difende contro il Romeo il valore formativo del pensiero cartesiano leibniziano, e soprattutto dei concetti giusnaturalisti, rispetto all'empirismo dilagante a fine secolo. Il Dì Carlo ha senza dubbio ragione nel rivendicare la priorità idealo e hi vitalità sistematica delle correnti che per approssimazione potremmo chiamare metafisiche. Soprattutto l'influsso del Grozio è fondamentale per mediare fra la tradizione assolutistica e le novità rivoluzionarie, in una concezione organica e progressista della società, che permea di so largamente anche il pensiero cattolico. Ma forse il Di Carlo tende eccessivamente ad identificare, o almeno a scambiare il concetto di empirismo con quello di sensismo trascurando l'importanza metodologica nella quale è la funzione essenziale del primo. Sotto questo riguardo crediamo dunque che il Romeo non abbia avuto torto ne H'accentuar e il carattere di novità, di rottura col passato, assunto dall'empirismo soprattutto in un ambiente socialmente chiuso e refrattario come in Sicilia. L'empirismo va visto non già in sé, come concezione generale della realtà, bensì con lo sguardo volto alla sua soluzione rivoluzionaria, alla quale esso perviene grazie alla sua natura di programma d'azione, di sperimentalismo sistematico, che riforma e vivificala realtà per il semplice fatto che la sottopone dinamicamente albi verifica di certe leggi e di certi processi.
Procedendo nel suo esame, il Di Carlo ci conduce, tra i molti altri, dinanzi ad un personaggio che riteniamo meritevole di qualche riflessione, il modicano Saverio Scrofani. Certe sne osservazioni sulla necessità, l'opinione e la forza come concause complementari ed imprescindibili della rivoluzione si direbbero anticipatrici di Pisacane. Ma il Di Carlo ci documenta più. avanti il costituzionalismo liberale di marca inglese dello Scrofani, secondo una traccia estremamente suggestiva, che avvicina l'aristocrazia terriera riformista siciliana a certo aggressivo torismo del primo Settecento inglese. L'esempio è calzante come ammonimento sull'ambivalenza di certa terminologia. Nella necessità dello Scrofani dovremo invero ravvisare piuttosto una sorta di fato che non la ben concreta urgenza materialistica di Pisacane (e questo può essere un residuo del meccanicismo metafisico cartesiano). E lo stesso discorso va fatto per la forza, che non ha nulla della massa, nulla di pre-giacobino, ma è una specie di potenziata virtù-. Sicché il discorso riformistico si accentra illuministicamente sull'opinione, sul consenso universale (che è però un concetto intellettualistico, lontano dalle implicazioni politiche democratiche della volontà generale di Rousseau).
A proposito del pensatore ginevrino l'esame delle due figure più. rappresentative della cultura siciliana settecentesca, Spedalieri e Meli, ci riconduce alla valutazione del ruolo centrale da Ini rivestito, come impulso o come antitesi, nello svolgimento di questa cultura. Senza dubbio, Spedalieri non può andare inteso se non nell'ambito del cattolicesimo ortodosso, entro cui egli volle significativamente circoscriversi. Sotto questo riguardo nulla gioverebbe più che un esame sistematico e comparato del suo pensiero da un lato con Filangieri, che è un po' il suo pendant laico, l'altra e preminente faccia di un'ideologia nella quale il popolo è ormai protagonista; dall'altro con Ventura, per individuare la continuità e le deviazioni di questa tradizione nel campo cattolico, ai confini parimenti suggestivi del romanticismo e della democrazia, fino alle soluzioni opposte del Lamennais e della scuola gesuitica napoletana.
Quanto al Muli, di molto interesse è il suo concreto impegno riformistico e civile, parallelo all'espressione poetica, cosi amara ed appassionata testimonianza emotiva di una società alle soglie di un profondo rinnovamento delle coscienze.
Allo Scrofani va viceversa avvicinato Carmelo Controsceri, ancora per quella sua anglofilia che s'inquadrava, come di recente ha illustralo su prospettiva generalo il Boriò, nel sistema imperiale di sicurezza oceanica dell'Inghilterra, sistema nella cui scacchiera la Sicilia era pedina essenziale, sì da conferire ai suoi rappresentanti da un lato una coscienza