Rassegna storica del Risorgimento
DUE SICILIE (REGNO DELLE) ; TERRA DI LAVORO ; CASERTA ; MOSTRE
anno
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1962
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pagina
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517
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Libri e periodici 517
caratteristica e pia valida del racconto. Le rapide notizie dato dallo Zorzi nella sua introduzione sono più che sufficienti alla maggior parte dei lettori e gli altri non si sarebbero certo potati accontentare di quelle offerte dal Martini. Di una, però, ai può lamentare la mancanza ed.è quella di don Giovanni Grioii, di coi forse si poteva salvare qualche parte senza nuocere all'armonia e alla coerenza dei criteri di scelta, essendo essa cosi ricca di spunti, interessanti non solo la personalità del martire, ma anche la situazione particolare di Mantova (costretta nella sua funzione di baluardo dell'impero in Italia), la formazione del clero mantovano e la figura stessa del Martini e la sua anima sacerdotale.
Per dare maggioro risalto alla narrazione principale delle ultime giornate terreno dei martiri lo Zorzi ha' poi tralasciato le parti di contorno e gli episodi marginali ed ha sfoltito i dialoghi, dei quali à tutta intessuta. E qui le sue cesoie avranno certamente più di una volta esitato nell'arduo compito, tanto le parti dialogate sono connesse strettamente con il resto del racconto e lo arricchiscono di una viva immediatezza. Si pensi, ad esempio, al colloquio con don Grioii durante il viaggio a Belfiore, nel quale il faticoso inoltrarsi del martire sulla strada del distacco spirituale è di quando in quando bruscamente interrotto dal rivolgersi indietro verso la vita e gli affetti-terreni, richiamati dolorosamente dai volti degli amici e dei parenti, intravisti per un attimo tra la folla, e dalla casa paterna, in prossimità della quale il triste corteo passa. Le cesoie sono qui restate saggiamente a mezz'aria, rispettando nella sua integrità un testo mirabile, mentre si sono calate inesorabili su tutta quella parte del confortatorio del Tozzoli, che riguarda l'estremo tentativo di ottenere almeno la commutazione della forca nella fucilazione e la sepoltura in terra consacrata per lui e gli altri condannati. Con questo, passo è caduto anche quello straordinario dialogo fra il Martini e il Tazzoli, nel quale, per un momento, le parti si invertono e don Enrico deve far lui coraggio al suo confortatore, al quale è improvvisamente comparsa la macabra visione del freddo cadavere nel quale di li a poco si muterà l'immagine cara dell'amico: Vi sentite male? Oh, no! Ma l'idea di vedervi morto quasi mi fa tramortire Ci vuol coraggio Io credo di averne a sufficienza della forza morale. Ma ai moti della natura chi può resistere o comandare? .
La grandezza del Martini sta proprio nell'aver superato, per virtù della cristiana carità e del ministero sacerdotale, l'orrore e l'angoscia che lo invadevano ad ogni nuova chiamata al triste confortatorio di S. Teresa. Carità e ministero sacerdotale dispensati generosamente a prò' dei condannati a morte di Mantova (dei quali vorrà testimoniare la estrema fedeltà alla fede cattolica e all'ideale della libertà) così come li aveva esercitati e continuerà ad esercitarli, anche tra le incomprensioni, se non addirittura le persecuzioni, a prò' di ogni infelice. Lasciate ch'io compia il mio ufficio di confortatore; la carità non ha partito di sorta , dirà a chi gli vorrà impedire nel '70 di visitare gli zuavi prigionieri.
Difficile quindi il compito che si presentava allo Zorzi, volendo sveltire il racconto e evitare, al tempo stesso, gli inconvenienti, dai quali non era andato immune lo stesso Mazzoni. Questi, tanto per portare un esempio, aveva conservato il lungo dialogo, del quale si sono citate sopra alcune battute e che contiene anche l'affermazione recisa di Tazzoli di voler morire come figlio fedele della Chiesa, mentre mons. Martini lo rassicura che la sua ortodossia non è intaccata dall'amore alla Uberto. Ma non si capisce, poi, perchè il Mazzoni avesse eliminato tatto il brano seguente, che riferisce di un tentativo ordito dall'esterno per avvelenare don Enrico e sottrarlo, così, a morte ignominiosa. Vero o presunto che fosse questo tentativo* il brano, omesso dal Mazzoni e giustamente conservato dallo Zorzi, mostra la delicatezza e Io scrupolo del Martini e la pronta rispondenza del Tazzoli, che volle andare a morte digiuno.
Molti altri esempi si dovrebbero addurre per chiarire i diversi criteri osservati nelle varie edizioni del Confortatorio. Questa dello Zorzi, pure ridotta alla metà dell'originale, è più ampia e rispetta più fedelmente lo spìrito che anima l'opera, della quale, come si è detto, trascrive quasi integralmente la narrazione, mentre i tagli riguardano in generale le molte e lunghe e ripetute considerazioni morali e filosofiche, che Io impacciano e la ritardano, o avvenimenti secondari, che disperdono l'attenzione dal soggetto principale. Alcuni dei tagli più estesi sono segnalati, con brevi riassunti dei brani omessi; il che ci