Rassegna storica del Risorgimento

DUE SICILIE (REGNO DELLE) ; TERRA DI LAVORO ; CASERTA ; MOSTRE
anno <1962>   pagina <521>
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Libri e periodici
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in una prospettiva più ampia, con criteri da attingersi all'esperienza storica, e non con-sider ati semplicemente frutto di una scric di circostanze sfortunato Proprio onesta b l'accusa che l'autore muove alla classe dirìgente austrìaca: non aver saputo cogliere il senso vero del '59, l'aver unito alla miopia diplomatica e all'incapacità organizzativa, la mancanza di idee-guida, necessarie ad ogni politica che non si affidi all'improvvisazione del giorno per giorno, che sappia trarre anche dalle sconfitte le direttive per il futuro.
Un'intera classe politica viene cosi messa sotto processo, per non aver saputo né interpretare esattamente la situazione internazionale uè penetrare le ragioni più. pro­fonde della crisi interna. Questo nesso preciso tra la sconfitta bellica e le condizioni della monarchia asburgica è sempre presente all'Hubner, che ne fa in pratica il criterio di valu­tazione di quel momento storico. Tanto che la messe di notazioni, informazioni, giudizi sulla situazione diplomatica, che pure rendono preziosa quest'opera, passano in realtà quasi in secondo piano rispetto all'interesse più vero che l'uomo politico mostra per le sorti dell'impero asburgico: questo gli appare come l'ultimo baluardo di nn intero sistema ideologico-politico contro il minaccioso propagarsi del principio nazionale, sinonimo di disgregazione e di rivoluzione. Ecco, allora, allo sconforto che suscita in Ini il compor­tamento del ceto dirigente austriaco, accompagnarsi una fiducia quasi religiosa nella vita­lità dell'impero, esercitante, ai suoi occhi, l'insostituibile funzione di tener uniti orga­nicamente i più disparati popoli in grazia del principio dinastico, vera e propria incar­nazione di ordine, di legalità e di pace.
Per questo non è tanto la perdita della Lombardia a travagliarlo; quanto il fatto che i governanti austriaci neppnr dopo la sconfitta si pongano decisamente sulla via delle riforme costituzionali e amministrative nelle provincia ereditarie , il nucleo vitale dello Stato. La sua polemica colpisce innanzitutto il centralismo burocratico dell'era Bach, implicante la negazione delle libertà e delle prerogative locali e tale da portare nn colpo mortale all'assetto tradizionale dell'impero, che appunto in quelle libertà aveva il suo fondamento. L'irrequietezza dell'Ungheria e il lento processo di disgregamento della com­pagine-imperiale vengono così considerati come effetti diretti di quel centralismo, che per l'Hùbner è sinonimo di assolutismo paternalistico o dittatoriale, metodo di governo che non può esser considerato normale, specie in uno Stato di cosi antiche tradizioni come quello asburgico.
Appare, tuttavia, anche da queste rapide enunciazioni, quanto di arcaico ci fosse nella concezione delTHiibner; il quale mostrava bensì una più avvertita sensibilità di molti suoi colleghi di governo per i problemi, per i voti legittimi delle province, delle razze, delle nazionalità di cui si componeva la Monarchia (p. 110), ma rivalutava un'organizza­zione dello Stato di tipo pressoché feudale, come conferma, tra l'altro, la singolare somi­glianza tra le sue richieste e le sue critiche e i gravammo dell'aristocrazia magiara.
Non fa meraviglia allora che l'Hùbner, entrato a far parte del ministero Bechberg poco dopo la fine della guerra, e battutosi animosamente per lo smantellamento del sistema Bach, si venisse ben presto a trovare in una situazione di isolamento all'interno dello stesso Gabinetto (che pure non era del tutto chiuso alle esigenze decentrataci e federalistiche, come doveva mostrare di 11 a un anno il diploma di ottobre), sino a presentare le proprie dimissioni il 20 ottobre 1859. Come non fa meraviglia che nella considerazione deu'Hùbner le ragioni oggettive della crisi asburgica venissero totalmente sottovalutate rispetto a quelle ch'egli considerava le responsabilità dirette dei governanti.
La verità è che restava preclusa a questa tipica figura di conservatore austrìaco la comprensione di alcune dello forze più vive di quel momento storico, e soprattutto il nuovo rilievo internazionale che venivo assumendo, grazie all'opera di Cavour, il principio di nazionalità: per l*Hiibner il problema italiano si presentava ancora esclusivamente come problema di equilibrio di potenza tra Austria e Francia.
In ogni caso, uno squarcio importante di storia europea riceve nuova luce da questa pubblicazione. Sono solo da deprecare' i numerosi errori del testo francese, che si auspica vengano corrotti In un'eventuale seconda edizione (p. 29: invanir, je ne pouvait; p. 33: r/ne mfrnoire; p. 37: la plus1 parte do membro, ecc..: FRANCESCO TRAMKLLO