Rassegna storica del Risorgimento

DUE SICILIE (REGNO DELLE) ; TERRA DI LAVORO ; CASERTA ; MOSTRE
anno <1962>   pagina <525>
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Libri e periodici
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1 elemento democratico per le comuni finalità anti-assolutistiebe, il carattere esplicita­mente di fazione, consortesco, assunto in tal guisa da un governo che avrebbe dovuto essere di unità nazionale. non è il caso neppure di sottolineare la portata di simili affer­mazioni, sminuite magari un tantino da certo innegabile personalismo polemico che affiora nei confronti dello Spaventa e più del Nigra e dello Scialoja, quantunque sembri difficile potersi contestare l'estraneità del primo ad una pratica amministrativa di tipo specifica-menta meridionale, e la precipitosità del secondo nell'estendere al Sud le tariffe doganali piemontesi. Ma di particolare interesse è il riferimento, foriero di conseguenze e riconosci­menti di sommo rilievo, che il Romano fa (pp. 64-5) al decreto 23 gennaio 1861 in virtù del quale metà dei dieci milioni stanziati per lavori pubblici nel Mezzogiorno veniva inve­stita, con carattere d'urgenza, in lavori stradali. Tra il 23 gennaio ed il 12 marzo, di cinque milioni soltanto 118 mila lire vennero effettivamente pagate! E lo statista leccese non esita a far discendere da questa deplorevole e forse colpevole negligenza due risultati che ci limitiamo a trascrivere senza commento dal suo testo, non senza sottolineare lo stimolo che studiosi recentissimi dell'argomento, quali Franco Mollcsc, potrebbero trarre da questi suggerimenti. Il brigantaggio scrive dunque Romano* sottraendosi a quella suggestione folkloristica che avvince ancor oggi certi meridionalisti dell'ultima leva (vedasi il caso di Fiero Ugolini) si accrebbe di quanti l'indigenza spinse a ricorrervi come solo mezzo di vita, fra' quali deggìono bene noverarsi non pochi uomini dei disciolti eserciti borbonico e garibaldino. La mancanza delle strade comunali fece sì che a condizioni più dispen­diose si formassero le stipulazioni relative alla costruzione delle strade ferrate del Napoletano .
Ma Romano (che non ha dimenticato, con i decreti 17 febbraio 1861, il problema capitale della divisione dei demani comunali tra cittadini poveri) spinge la sua schietta fermezza fino a conferire a se stesso una responsabilità di primo piano nell'opera di livel­lamento legislativo: ed a biasimarsene severamente. Il ragionamento prevalentemente dottrinario e giuridico che egli sviluppa per criticare e condannare un'opera che lo ha visto protagonista è modello non solo di sano e sodo argomentare ma soprattutto di singolare probità civile e politica. Quanti avrebbero rinunziato a documentarsi predecessori dell'aqui­lano Giuseppe Pica nei concetti informatori della legge sul brigantaggio che prende il suo nome, in vigore mentre Romano scriveva (settembre 1864)? Romano non vi rinunzia, ma soltanto per mettere in luce le deficienze gravissime e di quella legge e del proprio ope­rato e di tutta intera la legislazione in proposito. Non solo: ma egli arriva a dichiarare (p. 78) che il sistema luogotenenziale, di cui egli stesso aveva fatto parte, si era rivolto, nell'esercizio del potere, contro la parte viva della nazione, ribadendo in tal modo implicitamente le idee su una procurata compressione violenta (che non è certo estinzione spontanea) dei fermenti democratici nel Mezzogiorno. Il poterescrive senza ambagi Romano (p. 84) non ha di presente il concorso del paese ; è una frattura già in atto dopo soli quattro anni di governo unitario.
Dopo le dimissioni da consigliere nella luogotenenza Cariguano, le pagine del Nostro assumono un andamento più strettamente autobiografico e defensorio. Ma preziosissima (p. 97) è l'indiretta confessione del Cavour di aver operato in un determinato senso nel Mezzogiorno soltanto sulla base dite mole informazioni di taluni emigrati . Né di minor peso sono le riflessioni (p. 105) sulle disastrose conseguenze della mancata applicazione di severissime penali nei confronti dei concessionari che non avessero ottemperato entro il tempo prescritto agli obblighi assunti. lo stesso fatto che il Romano ponga (p. 108) la distruzione della rivoluzione cui il paese ed il governo dovevano hi loro novella ragion d'essere come principalissimo tra i mah* arrecati al Mezzogiorno dal governo moderato unitaria, dimostra quanto sensibile fosso stata la coscienza d'una drammatica soluzione di continuità anche nell'animo di conservatori ed uomini d'ordine come il Romano; quanto evidente ed irrefutabile il ruolo decisivo giocato dalla spinta democratica nel generare una tale coscienza; quanto unanime o spontaneo il rammarico por il venir meno di uno speranza, di un'occasione storica rivoluzionaria, ohe tutti avevan sentito venire e tutti deploravano ora soffocata e tramontata forse per sempre. RAFFAELE COLAPIETHA
IO