Rassegna storica del Risorgimento
DUE SICILIE (REGNO DELLE) ; TERRA DI LAVORO ; CASERTA ; MOSTRE
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1962
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Libri e periodici
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fascismo e della resistenza?) senza che per questo si possa definire una precisa presenza politica.
Anche qui le congetture abbondano, come per quanto attiene ai rapporti del De Sanctis col comitato di guerra genovese.. Anzi, a questo proposito, proprio l'inclinazione manifestata dal critico di Morra alla guerra per bande, osteggiatissima, come si sa, da Pisacane, può darci la misura della provvisorietà, delTillusorietà di certi parallèli. De Sanctis attende ad una rivendicazione generica delle virtù popolari, Pisacane ad un preciso momento organizzativo: come inferirne un contatto più che superficiale, una convergenza d'interessi più che estrinseca? Brillante esempio per 1*A. è il manifesto contro la propaganda murattista. Ma esso, più che come prova positiva di solidarietà con i repubblicani promotori del documento, va riguardato negativamente come testimonianza di diffidenza nei confronti del bonapartismo, alla cui ombra agiscono gli uomini del Mura t, di opposizione ad ogni forma di preponderanza straniera, forse di unitarismo e, in un certo senso, di patriottismo napoletano. Non di più. De Sanctis, è vero, non è De Meis, non si confonde con lui nella pletora cavouriana. Ma questo perchè ha distinta nozione e coscienza (e lo dimostrerà da ministro) della specifica ed autonoma funzione che compete alla componente napoletana nel quadro dell'unità d'Italia: e, per lui, come per Ricasolì, il piemontesismo non è tanto un livellamento che schiacciale autonomie locali quanto soprattutto una demi-nutìo dell'Italia, una sua riduzione regionalistica, una costrizione in panni non suoi. Complementarmente, l'antibonapartismo, che si annacqua ben presto in un'approssimativa protesta moralistica contro la classe dirigente europea nel suo complesso, discende soprattutto da un culto romantico fortemente sentito delle nazionalità, che appaiono al De Sanctis (e questo, sì, può dirsi mazziniano, ma in un'accezione culturale sconfinata, che va da Herder a Byron) drammaticamente conculcate così dal dispotismo russo come dal cesarismo occidentale. Se sfogliassimo l'epistolario carducciano di questi e degli anni successivi, troveremmo numerose conferme di quest'atteggiamento che è essenzialmente uno stato d'animo, una reazione psicologica e culturale assai più che non definitamente politica. E così, man mano, nel concetto della monarchia radicata nell'affezione del popolo ravviseremmo fortissima l'ispirazione, tra demagogica e paternalistica, ma non certo democratica, del Crispi; nell'insistenza sull'istruzione popolare un caratteristico caposaldo anti oscurantista e giacobineggiantc del programma progressista, distantissimo comunque dai misticismi dell'educazione nazionale mazziniana; nella denunzia d'inconsistenza della formula sulla libertà della Chiesa un riecheggiamento delle note teorie in merito del Mancini; e così via. Senza subbio, la presentazione di Mazzini da parte del De Sanctis nelle lezioni sulla scuola democratica è corretta e vibrante di simpatia. Ma nel 1872 Mazzini appartiene già alla leggenda oleografica, politicamente è, o può farsi passare, per un innocuo documento archeologico: e c'è stata la polemica con la Comune a rischiarare molte idee.
Metodologicamente assai più serrati e persuasivi, perchè liberi dall'impaccio di un continuo riferimento politico, sono gli ultimi capitoli del volume del Mirri, dedicati alla elaborazione del concetto di realismo artistico, di rivoluzione culturale, di nuova scienza sperimeli talistica, di derivazione vichiana e galileiana, nel pensiero di De Sanctis. I due nomi che qui ricorrono più frequentemente ed eloquentemente sono quelli del Quinct e del Ferrari, col loro evoluzionismo popolare, con le riflessioni sull'idea del progresso. Sulla traccia di una meditazione soprattutto metodologica il De Sanctis approda effettivamente alle rive di una democrazia cui turalo d'avanguardia, afasatissima peraltro rispetto alla sua concreta milizia politica. Il problema dell'interpretazione specifica di quest'ultima resta dunque apertissimo, E forse, anziché andar coni lontani come il Mirri ha creduto di dover fare, gioverà circoscriversi nell'ambito di quella sinistra tradizionale la cui preparazione culturale ed ideologica non ò stata finora, dopo le folgori del Croco, adeguatamente valutata. Abbiamo accennato a Crispi e Mancini, Gioverà forse aggiungervi un prestigioso collega del De Sanctis, anche lui formatosi nell'ambiente liberalo dottrinario dell'orlea-nismo e perciò capace, nei momenti più tempestosi, dinanzi allo storture od ai cedimenti di certo progressismo, di richiamarsi ad alcuni principi, ad alcuni ideali, che potevano sostan-