Rassegna storica del Risorgimento

DUE SICILIE (REGNO DELLE) ; TERRA DI LAVORO ; CASERTA ; MOSTRE
anno <1962>   pagina <531>
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Libri e periodici
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L'imperatore nominò il nostro ecoe il 18 aprile '61 membro del consiglio di Stato a vita (174), ma la carica non gli piacque molto. Al ritorno in Austria dell'arciduca Alberto dall'Ungheria il Bcnedeklo sostituì a tempo indeterminato con il comando dell'ammini­strazione civile e di quella militare (177). Egli sembrava l'uomo più adatto per questo posto delicatissimo proprio perchè ora di origine ungherese e per la gronde stima di cui godeva alla corte imperiale. Tali qualità non furono tuttavia sufficienti a sostenere la campagna contro il fanatismo nazionale e le opposte ideologie politiche degli Ungheresi. Il Bcncdck ritenne disperata la propria situazione anche perche gli era impossibile dominare completamento l'ambiente dal punto di vista politico. Per questa ragione, mettendo innanzi il pretesto della mancanza di una educazione politica e l'indebolimento delle forze fisiche, chiese fin dall'agosto del 1860 di essere richiamato. L'imperatore gli affidò allora il comando -supremo delle forze armate stanziate nel Veneto e il generale ritornò così per la quinta volta in Italia.
U fatto determinò a Tornio, come è noto, una certa preoccupazione e Cavour così esprimeva la propria impressione: La nomina del Bcncdck a comandante supremo del­l'esercito austriaco in Italia ci dà la sicurezza che l'Austria vuole attaccarci (196). Lo stesso arciduca Alberto, al quale era stata in precedenza offerta quella carica, ma che non aveva accettato, preferendo rimanere comandante di un corpo d'armata a Vicenza, si esprimeva chiaramente, dicendo che preferiva di gran lunga comandare 1*8 -corpo che, guidato da Benedek, aveva altre volte riportato vittorie tanto brillanti a Poz-zolengo e a San Martino (197).
E chiaro che la perdita della Lombardia aveva modificato, peggiorandola, anche la posizione strategica dell'Austria in Italia. Il Tirolo e il Veneto avevano ora ai confini tutta la penisola che stava diventando una grande potenza: l'Adriatico era diventato un mare anche italiano e Ancona un porto di guerra nelle mani di un potente nemico. Eppure a Vienna, nello stesso tempo, si prendevano nuove misure per fare economia nell'esercito, mentre si impartivano ordini di respingere e di annientare complètamente il nemico, nel caso in cui passasse ad un attacco. Se si aggiunge ancora che era sempre minaccioso il pericolo di uno sbarco di garibaldini in Dalmazia o di qualche impresa contro Fiume e Cattaro, appare chiaro che il confine meridionale e quello orientale potevano aprirsi ogni giorno a qualche sorpresa. È vero che la situazione interna nel Veneto era poco stabile, benché sempre più tranquilla di quanto non lo fosse a suo tempo nella Lombardia. E nei suoi rapporti il Benedek parlava spesso di una condizione incerta, di passività locale, di mancanza di forza nell'amministrazione politica del paese. Egli descriveva la popolazione dominata in gran parte dall'idea nazionale, per nulla consapevole della propria apparte­nenza alla monarchia austriaca, e riconosceva che la maggior parte delle canse di tale stato di cose doveva essere ricercata in quella specie di abbandono, in cui la popolazione stessa allora si trovava. Non si era capito, a suo avviso, oppure non si era voluto capire, che gli abitanti del Veneto avrebbero potuto essere più strettamente legati alla monarchia, se fos­sero stati meglio curati nei loro interessi culturali e materiali. Il Benedek intanto si diede da fare per migliorare soprattutto gli armamenti, mentre da Vienna giungevano continua­mente ordini di ridurre le spese (222). A causa di tali economie gli effettivi della U armata scesero da 149.467 a 54.627 unità. Neppure le manovre poterono più essere tenute regolar­mente e l'Istruzione della truppa e il suo morale discesero ogni giorno più in basso (225).
Sono questi gli anni nei quali Benedek si lamenta della propria salute a causa di sofferenze alla bile e al fegato e comincia a pensare al momento del ritiro. A suo dire fu sempre il vivo sentimento del dovere verso l'imperatore e l'esercito ohe, malgrado le grandi fatiche, continuò a tenerlo legato al servizio. Egli sentiva nell'intimità del suo animo l'attrazione per la vita militare: Ringrazio Iddio che mi ha fatto nascere un soldato austriaco , scriveva alla moglie, il mondo intero deve riconoscere che noi siamo una casta onorata (269). Tutta la sua personalità appartiene al servizio, esso era il signi­ficato della sua vita. L'esercito era per lui la famiglia e tutte le nazionalità in esso esistenti erano come i suoi figli. Nell'esercizio del proprio mestiere e nella esecuzione di tutte le disposizioni egli era di fronte a se stesso severo e duro, mentre erigeva un trattamento umano dei suoi soldati; era giusto e pronto ad ogni occorrenza per aiutarli. Il giuramento