Rassegna storica del Risorgimento

DUE SICILIE (REGNO DELLE) ; TERRA DI LAVORO ; CASERTA ; MOSTRE
anno <1962>   pagina <532>
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Libri e periodici
militare era per lui sacro e, quale contributo ad uu album in onore di Radetzky, egli inviò la seguente sentenza: La fedeltà ci fa resistere fino alla morte perchè l'onore è più impor­tante della vita (272).
Per Ini tutto ciò cne si riferiva allo Stato era in rapporto al monarca; il popolo e l'esercito avevano soltanto il dovere di obbedire alle leggi. Ciò fatto, tutto era nell'ordine migliore. Questo semplice modo di pensare era per il suo intimo essere di soldato il più esatto, ma la realtà era talvolta molto diversa. La condotta stessa della guerra doveva essere per Benedck più umana possibile ed egli eseguiva il proprio servizio senza nutrire odio alcuno contro la nazione nemico, qualunque essa fosse. Nel 1859 scriveva a sua moglie: ce Malgrado ogui disciplina, la guerra è una grave sciagura . Nei combattimenti era audace, pieno di iniziativa e disinvolto e trascinava col suo coraggio tutti gli altri con sé. Con la sua naturalezza e spontaneità esercitava una larga influenza sullu massa dei soldati come caramente riesce a fare un unici ale nella sua posizione.
Benedck vedeva anche in politica con gli occhi di un soldato. Aveva una naturale avversità per le disposizioni decise dal parlamento, che non provenivano dall'imperatore Già nel 1848 scriveva, a questo proposito: Per me tutto è indiiFcrcntc ciò che non mi riguarda come soldato, non per egoismo, ma perchè il popolo mi annoia . Il suo modo di pensare esclusivamente militare gU fu causa di un certo qua! distacco dai ministri e persino dalla nobiltà, con grave pregiudizio della sua posizione (277).
Ma egli non era un diplomatico, per Ini non esisteva nu Hai tro se non l'Austria impe­riale, governata soltanto da un imperatore e re, composta di nazioni aventi lo stesso diritto (278). Fino alla guerra del 1866 Benedck ocenpava nello Stato una posizione del tutto straordinaria. Godeva di tutte le grazie dell'imperatore, era circondato da ogni riguardo e aiutato, al bisogno, anche materialmente. Godeva di molta considerazione anche nel resto dell'impero, su di lui erano state scritte poesie e talvolta era persino chiamato il Radetzky n. 2.
Avvicinandosi il tempo della guerra del 1866 il nostro Autore, dopo un largo giro di orizzonte sulla Prussia, che allora stava facendo notevoli sforzi per riorganizzare il prò prio esercito e per aumentarlo di numero e di potenziale, si diffonde largamente intorno alla situazione economica, polìtica e finanziaria dell'Austria. Fa allora che l'esercito prussiano ricevette in dotazione i famosi fucili con accensione a spillo, usati per la prima volta nella guerra del "66. In Austria invece si continuava a risparmiare. Dopo la disfatta del '59 tutte le autorità dell'impero, da quelle civili a quelle militari, puntavano verso questo scopo: fare economie, fare economie, anche a costo di rischiare l'integrità territo­riale del paese (301).
L'opera di trasformazione nell'interno fa interrotta da continui avvenimenti di carattere militare negli anni '50, '54 fino al '56, al '59, al '64 e poi al '66. E benché il pericolo di una nuova guerra nel nord e nel sud crescesse continuamente, gli sforzi per fare econo­mie puntavano specialmente sul bilancio militare sia in rapporto agli armamenti che agli effettivi. Le piò energiche proteste dei ministri della guerra Degcnfeld e Francie e degli altri capi militari non servirono a nulla. La fanteria non poteva rinnovare i propri arma­menti a causa della mancanza di danaro.
II 26 aprile del '66 Benedck è nominato, con generale compiacimento, comandante supremo delle armate del nord. Segui immediatamente la mobilitazione delle truppe pas­sate al eoo comando, dopo che l'armata del sud, sotto la guida, dell'arciduca Alberto, s'era già messa in moto il 21 aprile (405). L'azione cominciò nel giugno, come è noto, dall'una e dall'altra parte del fronte; ma la sorte fu diversa: nel nord le truppe prussiane si mostra­rono prò volte superiori a quelle austro-sassoni. Alla fine di giugno il Benedck aveva già perduto 30.000 uomini e la superiorità del nemico in possesso del famoso fucilo era evidente. Il morale delle truppe austriache da combattimento era crollato (414).
La situazione era tale che i fatti del 3 luglio (Sadowa) potevano considerarsi scontati in precedenza. In seguito l'armata del nord cominciò In ritirata sul Danubio e il 10 luglio l'arciduca Alberto assumeva il comando generale delle armate in operazione. Guerra su due fronti, ritardata politica di armamenti* superiorità numerica e di equipaggiamenti del nemico sono le cause evidenti della disfatta.