Rassegna storica del Risorgimento
DUE SICILIE (REGNO DELLE) ; TERRA DI LAVORO ; CASERTA ; MOSTRE
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1962
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533
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Libri e periodici 533
Sadowa, ebbe, come è noto, conseguenze decisive sul resto della storia austriaca E il nostro Autore non manca di faro una minuta analisi delle cause di quésti avvenimenti nel seguito del suo libro, anche per dimostrare, come è comprensibile, l'inesistenza della irc;snonsabilità del suo eroe. La polemica, del resto, e rimasta accesa, fra gli storiografi sia mUitari che politici dell'Austria, fino ai nostri giorni, perche senza alcun dubbio quella battaglia preparò a distanza anche l'odierna formazione dell'Europa. Subito dopo il 3 luglio lo storico Anastasio Grfin definiva la disfatta di Sadowa Finis Austriae (481) e l'imperatore Francesco Giuseppe, scrivendo a sua madre ancora prima della pace di Praga, così si esprimeva: Si tratta di una lotta per la vita e per la morte che è ben lontana dell'essersi conclusa e che punta sulla nostra totale distruzione (481).
Il 25 luglio del '66 il generale aiutante di campo di Benedek lo informava che era stata decisa un'inchiesta da istruirsi a Wiener Ncustadt per chiarire le responsabilità del totale disfunzionamento del servizio e dell'infelice svolgimento delle operazioni dal momento dell'assunzione del comando dell'esercito a Olmutz fino al suo licenziamento. Benedek, come è noto, nella propria risposta si riconobbe responsabile dell'insuccesso dell'armata; ma prese la decisione di non voler dire mi 1 l'altro, benché avesse avuto molte argomentazioni da far valere a proprio discarico (484). E il Rcgele osserva che questa risposta del generale incolpato, a torto, può essere compresa soltanto se si tien conto della sua natura di soldato, della sua dedizione incondizionata all'assoluta obbedienza verso i supremi ordini imperiali. In conseguenza dell'inchiesta Benedek e due dei suoi generali (Henikstein e Krisnianic) furono collocati a riposo con effetto dal 1 novembre 1866 e l'imperatore dispose con ordine del 4 dicembre dello stesso anno che si dovesse desistere da ogni altra procedura giudiziaria nei confronti del generale passato alla vita privata.
Gli altri 15 anni della sua esistenza furono trascorsi a Graz nella più modesta semplicità, quasi dimenticato da tutti. Con sua moglie egli condusse giorni molto ritirati e lontani da ogni altra partecipazione sia alla vita militare che a quella civile dell'Austria. Nel 1880 si ammalò molto gravemente; si trattava probabilmente di un cancro e il 27 aprile 1881 mori. Per suo desiderio egli fu sepolto in abito borghese e senza alcuna partecipazione dell'esercito. ANGELO FIXIPTJZZI
DOMENICO FABINI, Diario di fine secolo, a cura di EMILIA. MORELLI, sotto gli auspici del Senato della Repubblica nel I Centenario dell'Unità d'Italia; 2 voli., Roma. Bardi, 1961, in 8, pp. X-1615, tav. 2. S. p.
L'opera, della quale era uscito solo, con numerosi tagli, il primo volume (gennaio 1893luglio 1895) nel 1942, appare ora completa fino al luglio 1899, con un'appendice riguardante avvenimenti degli anni 1880,1881,1884,1887,1889,1890, una breve nota del Presidente del Senato, on. Cesare Merzagora, e una sommaria premessa della curatrice. Per l'autore e per l'opera vedi E. MORELLI, li Diario di Domenico Far ini, in Rassegna storica del Risorgimento, a. XLIX (1962), pp. 217-236. Conchiude la pubblicazione un indice dei nomi di 65 pagine, * .
RENATO SETTI ITALO MAIUGHELLI, XJn secolo dì storia del movimento cooperativo ferra" rosei Roma, Editrice Cooperativa, 1960, in 8, pp.,.167. L. 1000.
SI tratta di un lavoro politicamente impegnato (e questo carattere si avverte con un certo scompenso nella seconda parte dell'appendice, un po' troppo fitta di documenti enunciativi e programmatici di partito), compilato da militanti che sono tuttora pugnacemente al centro di -un'organizzazione cooperativa tra le più agguerrite ed avanzate d'Italia. A noi non compete soffermarci su questo rendiconto contemporaneo d'un'attiviià tuttora in svolgimento: e ci limiteremo perciò ad accennare alle vicende del movimento cooperativo fino al fascismo, non senza un'avvertenza che ci sembra, come direttiva di studio, potersi estendere utilmente a tutta l'Emilia.
Prescindendo infatti dagli aspetti particolari della lotta sociale romagnola (pressione bracciantile, resistenza mezzadrile, attiva presenza organizzativa aristocratica e