Rassegna storica del Risorgimento

DUE SICILIE (REGNO DELLE) ; TERRA DI LAVORO ; CASERTA ; MOSTRE
anno <1962>   pagina <534>
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534 Libri e periodici
repubblicana) noi possiamo scorgere, soprattutto a Parma, Reggio e, appunto Ferrara (un problema a suo volta particolare è (niello dell'impervia montagna modenese) una sorta di filo rosso che si diparte all'indomani dell'unità, con le fratellanze operaie e le società di mutuo soccorso; viene politicamente egemonizzato, in contrasto con le soluzioni del tutto paternalistiche o addirittura trasformistiche altrove prevalenti, da ceti borghesi radicali e democratici (a Ferrara è Severino Sani); risulta a fine secolo controllato dai socialisti, su piano però eminentemente economicistico, dove l'antica sensibilità politica vien stemperandosi in un gusto meramente tecnico ed amministrativo, sul quale avrà facile gioco la violenza fascista; confluisce infine ai tempi nostri in una soluzione comunista di massa, distantissima, sotto il profilo politico, dal precedente riformismo gradualista, ina nella quale comunque un po' tutte le componenti dianzi indicate sono vive e presenti.
Dal corporativismo operaio al comunismo politico, in una milizia costante d'estrema sinistra, che s'è peraltro atteggiata in una germini svariata di sfumature, talora in appa­renza contraddittorie: questo è il tema che vorremmo affrontato una buona volta con sicurezza di metodo e larghezza d'informazione. Finora infatti né l'utilissimo lavoro di cui si discorre si sottrae alla regola le quattro fasi sommariamente delincate d'un proces­so secolare vengono prospettate in dimensioni critiche del tutto scorrette, qui indulgendo alla polemica contro le degenerazioni clientelistiche del radicalismo e del socialismo, lì irrigidendosi nella condanna aprioristica dell'azione comunista. 11 fenomeno è interessante e stuzzicante, vorrei dire, per quella sua alternanza di ombre e luci, di rilassamenti e di propulsioni, nella quale tuttavia un sottofondo comune c'è, ed è il gusto organizzativo della vita, associata, con soluzione su piano civico ed amministrativo, nel quale deve rico­noscersi, a parte le smagliature politiche, la benemerenza più vera e duratura della civil­tà socialista nel quindicennio giolittiano.
La prima parte del nostro volume è ricca d'una documentazione di prima mano ed ottimamente scelta. Di molta importanza sonoi dati sulla concentrazione della proprietà, sull'analfabetismo e soprattutto sui sistemi contrattuali che sono Witti lo diceva set­tantanni fa, ma occorre ripeterlo ancor oggi la più. sensibile testimonianza sulla situa­zione nelle campagne. Segnalata la relativa elevatezza (da due a quattro lice) della tassa d'ammissione nella società di mutuo soccorso istituita col capodanno 1861 (andrebbe studiata nel suo complesso la funzione strumentalista di quest'organismo, diffuso anche nel Mezzogiorno all'indomani immediato dell'unità), saranno da sottolinearsi gli interessanti documenti sulla struttura mutualistica, specialmente femminile. Né può trascurarsi l'opera svolta in questo campo da Gioacchino Pepoli, opera che trascende anche il pater­nalismo filantropico e fa pensare a certe impostazioni meridionalistiche alla Zanotti Bianco, con quell'obbligo dell'istruzione e della vaccinazione per le operaie, a cui è riser­vato tuo. singolare diritto elettorale per metà della commissione direttiva della cooperativa tessile: un'innovazione che, sintomaticamente, precede di poco l'avvento della Sinistra al potere, ed è un altro tra i tantissimi esempi di quell'aspettazione popolare imponente per un avvenimento politico che avrebbe cosi largamente deluso.
L'ulteriore concentrazione di proprietà collegata con i grandi lavori di bonifica affretta i tempi dell'organizzazione di resistenza proletaria, che con l'aprile 1888 fa le sue prime prove di sciopero. Si tratta sempre peraltro di un'aristocrazia operaia, i cui limiti sono segnati da un lato dal corporativismo esclusivistico, che gli AÀ. volentieri riconoscono, dall'altro dalla concorrenza delle casse rurali cattoliche, che si rivolgono, come poi farà, almeno in parte, il fascismo, alle categorie squalificate, prospettando ad esse il mito della autonomia familiare , del nucleo insediato sulla terra, a differenza degli schemi collet­tivistici socialisti. L'esemplare e penosa parabola di un organizzatore come il Mezzanti sottolineerà ì limiti politici insuperabili dell'azione riformista. Ma non si dovrà dimenticare altresì che il rinnovamento dei temi politici nel secondo dopoguerra ha potuto aver luogo soltanto sullo sfondo di un'imponente trasformazione sociale, dagli impianti chimici della Montecatini alla sostituzione della frutta a canapa, barbabietola e riso come colture agrìcole prevalenti, e soprattutto al raddoppiamento della popolazione Turale piccola proprietaria. RAFJFÀEUS COLÀMETBA