Rassegna storica del Risorgimento
GIANSENISMO
anno
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1962
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pagina
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563
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Giansenismo italiano e Rivoluzione francese 563
Ma già in quello stesso anno 1790 appariva La lega della teologia moderna colla filosofia a1 danni detta Chiesa di Gesù Cristo, di Rocco Bonnla, ') in cui veniva recisamente asserita resistenza di un vero e proprio complotto, meditato e cosciente, per distruggere la religione cristiana sotto tutt'altre apparenze , complotto in cui avevano parte preponderante i teologi moderni, ossia i giansenisti, i quali, pur affermando di voler soltanto la riforma della Chiesa e della religione, in realtà si proponevano la distruzione del cristianesimo per sostituirvi la religione naturale alleata alla filosofia. Da allora, 1" immagi ne del giansenismo come elemento essenziale di una vasta cospirazione per distruggere la religione, e attraverso questa gli attuali ordinamenti politici e sociali, andò sempre più precisandosi e radicandosi, se in buona o mala fede non è qui il caso di indagare, nelle menti dei polemisti cattolici più direttamente impegnati nella lotta di propaganda contro le idee rivoluzionarie e democratiche che, dopo aver trionfato in Francia, minacciavano di dilagare in Italia e nell'Europa tutta.
Lo Spedalieri, che del resto ha un posto a parte nella pubblicistica cattolica del tempo su cui non è questo il luogo per soffermarsi,2) aderisce
?) Di quest'opera fa fatta una ristampa sotto la Restaurazione: Novara, 1823. Ad essa rispose, nel 1790, Luigi Molgora, con La lega della Teologia moderna con la Filosofia a vantaggio della Chiesa di Gesù Cristo.
2' Basterà qui ricordare come manchi a tutt'oggi uno studio completo, approfondito e convincente, dello Spedalieri, della sua opera, e dei suoi Diritti dell'Uomo in particolare. Gli studi del Cimbali, fanatico sostenitore della grandezza e dell'ingegno del suo autore, sono da prendersi con estrema cautela. Ha scritto Benedetto Croce in proposito: Come poi, per tale opera, la nuova Italia abbia eretto in Roma nn pubblico monumento a Nicola Spedalieri, si spiega solo in modo aneddotico: cioè, ricordando l'ostinata esaltazione che di lui venne facendo, per anni e anni, un suo compaesano di Sicilia, il prof. Cimbali, tra l'indifferenza generale e l'indifferente adesione di uomini politici e di professori, che non avevano mai letto il libro di Spedalieri, e credevano sulla parola quanto asseriva il promotore del monumento (B. CROCE, La vita religiosa a Napoli nel Settecento, in Uomini e cose della vecchia Italia, serie seconda, 3a ed., Bari, 1956, p. 148 n.). Cfr. inoltre in special modo il farraginoso volume di 6. CIMBALI. Alle fonti del diritto pubblico italiano. VAnti-Spedulieri ossia despoti e clericali contro la dottrina rivoluzionaria dì Nicola Spedalieri. Documenti e frammenti, Torino, 1909. Un'accurata analisi dei Diritti dell'uomo in E. PASSERI rs". La politica dei giansenisti in Italia nell'ultimo Settecento, in Quaderni di cultura e storia sociale, 1952, pp. 233 e sgg. Osserva giustamente Passerin che uno dei contributi più positivi dello Spedalieri va ricercato nell'individuazione di una reciproca autonomia della sfera politica e di quella religiosa, motivo questo senza dubbio fecondo di fronte alle tendenze centralizzataci del regalismo dell'epoca. Osserva ancora l'autore, che Spedalieri può esser posto sulla linea di corti illuministi cattolici, i quali, pur pronti a confutare lo conseguenze irreligiose del pensiero del secolo, si valgono poi spesso delle armi che trovano nell'arsenale dei filosofi per difendersi e contrattaccare. Spedalieri raccoglie l'eredità delle tarde correnti del diritto naturalo che, naturalmente, egli ha cura di rimettere sotto la tutela del cattolicesimo, privandosi anche spesso del