Rassegna storica del Risorgimento

CHECCHI EUGENIO ; MAFFEI ANDREA ; GIORNALISMO
anno <1963>   pagina <271>
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UNA PAGINA DI STORIA GIORNALISTICA: DUE LET­TERE DI EUGENIO CHECCHI AD ANDREA MAFFEI
Qualche giorno prima del Natale 1862, a Firenze, al numero civico 24 del-l'allora via del Palagio, stava avvenendo un'animata discussione al primo piano nobile fra il direttore e i redattori della Gazzetta del Popolo., che vi si era trasferita nell'agosto precedente, dopo che Felice Le Monnier ne aveva lasciata la diretta amministrazione, quando il giornale si trovava al secondo anno della sua rein­carnazione, non più Lente, ma sempre acuta di vista. Le mosse alla discussione le aveva date Calibano, che accarezzando leggermente colle dita quel po' di pelo vano che ha sul labbro superiore, e che con superbia affatto nuova in lui chiama baffi, cominciò a dire: Come? tutti i giornali per capo d'anno promettono (.pialehe. cosa di nuovo, e noi s'ha da star zitti come olio? Io non l'intendo dav­vero; se il Direttore non ci da carta bianca per le nostre promesse, brucio pa­gliaccio, e chi mi ha visto mi ha visto .
Il direttore, che era allora il prof. Silvio Facini, insegnante, se non sbaglio, di geografia, ascoltò pazientemente la perorazione di Calibano e quella degli altri; poi, a un certo punto disse: Ma non lo vedete che menate in lungo il discorso, e non venite ad una conclusione? Volete promettere? Bene! Vi piglio in parola, e per me promettere vuol dire mantenere. Dunque promettiamo; cominci Calibano .
Io prometto delle appendici teatrali, dove per dar nel genio ai lettori, mi industrierò di dir più. male che bene: tanto mi ha detto l'Amministratore che in quella branca, degli associati non ce ne abbiamo. Farò anche degli articoli di fondo; e 11 pure m'ingegnerò a trovar dove arrotare il dente. Qualche volta loderò, ma con parsimonia e in modo che le birbe non se l'abbiano a male a sen­tir che c'è qualcheduno che merita d'esser lodato. Insomma farò in modo che il vizio non s'abbia a ingelosire della virtù . *)
Anche gli altri risposero e promisero.
* * *
Ma su questa Gazzetta del Popolo, che proprio in quel periodo stava al secondo poeto in classifica di tiratura fra i giornali fiorentini4500 copie dopo il guer-razziano Zenzero 6000 copie e prima della ricasoliana e tuttavia vivente Mozione 3000 copie, chi era che firmava con lo pseudonimo di Calibano?
Era mio padre, Eugenio Checchi, che i lettori del Giornale d'Italia forse ricordano ancora per quell'altro di Tom* e del quale il 15 maggio ricorre il treni nursi ino anniversario dalla morte..
il Checchi, laureatosi in legge noi 1858 all'età di venti anni, aveva con* quietato appunto nel luglio 1862 il titolo di avvocato: una gustosa Appendice ( Lettera d'ira Avvocato novellino al Signor Calibano ) sulle stranezze accadu­tegli alla Corte di Appallo dove si svolse l'esame, lo documenta.8) Ma pur dilettan­dosi di teatro e di letteratura, egli aveva la politica per interesse predominante.
U Vedi Gmseua del Pòpolo. Firenze, n. ir, a. 354. 27-XII-1862. *fa4i e. i a. TI, n. 190, 20-V11-1862.