Rassegna storica del Risorgimento
CHECCHI EUGENIO ; MAFFEI ANDREA ; GIORNALISMO
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1963
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AIA
Leopoldo E. Checchi
E cosa significava politica in quegli anni, in Toscana, è da intuirsi più che da dirsi; basti pensare che il Granducato lorenese era scomparso, pacificamente scomparso per volontà di popolo ed altresì occorre riconoscerlo per sentimento di prudenza del Principe: l'amministrazione unitaria del Regno d'Italia faceva le sue prime esperienze; la crisi di Aspromonte aveva turbato gli animi: i successori del Cavour si affannavano a mantenere il moto, un moto ordinato e uniforme, che avverasse l'intuizione del morente statista, la cosa va ; "b nezia era li che aspettava impaziente di essere liberata dallo straniero: e la questione romana si aggravava, avanzando o arretrando a seconda degli umori di Napoleone HI e delle vicende internazionali.
E sulla Gazzetta del Popolo di Firenze, organo moderato d'intonazione rat-tazziana, fatto quindi in maniera da educare il popolo alla politica unitaria, l'attività giornalistica del Checchi andò a mano a mano crescendo. Egli mandava inoltre corrispondenze politiche e parlamentari alla Perseveranza di Milano e ad un giornale che fu fiaccola d'italianità nel Trentino, intendo il Messaggere di Rovereto, che il proprietario Antonio Caumo dovette trasferire a "Verona, dopo la guerra del '66. Difatti, in una lettera che mio padre scriveva (13 settembre 1864) al poeta Andrea Maffei, che aveva conosciuto due anni prima presso l'editore Felice Le Mounier e con il quale la dimestichezza e l'amicizia andava facendosi sempre più intensa, leggo Ira l'altro:
Le vacanze autunnali son cominciate anche per me, son cominciate cioè con un aumento di lavoro, perchè alla Gazzetta del Popolo mi tocca a fare quasi ogni cosa da per me, e son io che gli do e gli conservo l'indirizzo politico, che ammannisco gli articoli, che raccatto gazzettini e gli dò quella forma paesana che inviti i lettori a rimaner fedeli al giornale. Mi danno centocinquanta franchi al mese: ma siccome son pochi di fronte ai bisogni d'ima famiglia che sta per crescere, mi tocca a ingegnarmi a scrivere più che posso alla Perseveranza, e a mandare ogni tanti giorni una lettera a Rovereto. Dalla Perseveranza mi vennero giorni sono quattrocento franchi, un saldo delle mie corrispondenze dall'aprile all'agosto; e son venuti propriamente opportuni, perchè ora a novembre esco dal quartiere ammobiliato e metto su casa da me. Debbo cominciare dai mestoli e finire col letto .
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La politica continuava ad essere però alternata da argomenti più dilettevoli e gemali: il teatro, in musica e in prosa, passione di mio padre fino dalla prima giovinezza, e la stessa letteratura, cui stava avviandolo pian piano, quasi insensibilmente la costante corrispondenza col Maffei, che gli affidò la prefazione di diverse sue opere, obbligandolo in tal maniera a tener dietro con senso crìtica e gusto artistico alla vita letteraria dell'Italia settentrionale, ed anche di Toscana, che già seguiva per la collaborazione all'attività editoriale del Le Monoici.*. Ma mi sembra sintomatica una frase usata dal Checchi nel recensire le Opere inedite del Guicciardini (edizione della Galileiana), in un articolo che la Gazzetta del Popolo stampò il 3 giugno 1863: La letteratura nazionale, egli scriveva messe da parte le frasche e le fronde, deve oggi voltarsi al miglioramento e alla rigenerazione della patria cosicché il suo ufficio per noi dovrebbe esser quello di creare una scuola politica italiana, che seguiti le tradizioni dei grandi scrittori dal cinquecento* maestri, come dico il Botta, del ben giudicare, e iniziatori della impresa che noi oggi cerchiamo di portare ad effetto .