Rassegna storica del Risorgimento
CHECCHI EUGENIO ; MAFFEI ANDREA ; GIORNALISMO
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1963
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pagina
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274
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274 Leopoldo E. Checchi
lio scritto pressoché tutti. 1 giorni, e debito avere denari dal primo d'agosto in poi, meno alcuni sgoccioli di acconti strappati qui ad alcuni debitori di quei giornale. Ma scusa, sai, se t'infastidisco con queste bricciche. Che vuoi tu: m'irritano, e sento il bisogno d'un pò"' di sfogo...
Non ho coraggio di pensare a quel che accadrà dopo aperte le Camere. Cumuleremo vergogne sopra vergogne, umiliazioni sopra umiliazioni, e debiti sopra debiti. La nazione dovrà pagare per tutti. Ma non entriamo in malinconie .
La seconda lettera, del successivo 7 dicembre, è questa, integrale: Carissimo Andrea,
Feci male forse, quando l'altro giorno ti scrissi delle mie avventure giornalistiche poco liete. Ma che vuoi! era propriamente un cattivo quartodora, eper quel sentimento d'egoismo che più o meno alberga nel cuore di tutti, pensai che un po' di sfogo col mio amico migliore m'avrebbe fatto bene. Scusami dunque del malumore che ti avrò cagionato, e sappi che la crisi della Gazzetta e stata in questi ultimi giorni scongiurata. L'antica Società proprietaria se n'è andata alle ballodole, e ora proprietari siamo due: io ed un mio amico, il cav. Salotti, il quale crede che rimanendo io nel giornale potremo rialzarlo, e ha dato intanto alcuni fondi (che era. l'essenziale) per andare avanti. Anche dalla Perseveranza ho avuto qualcosa, e in ogni modo mi rimangono ancora abbastanza sicuri centoventi franchi al mese dal-VAdige di Verona, diretto da quell'eccellente uomo che è il Canuto. Vedi dunque che il diavolo non è poi brutto come la fantasia impaurita me lo dipingeva. Si fosse trattato di me, poco importa vanii, e ti giuro che non mi sarei ridotto mai come Timone ateniese, cosi terribilmente scolpito da Shaspkeare (sic): ma c'è per il mezzo una povera creaturina che amo più. di me stesso, e per lei solamente spaventavano l'avvenire. Ora le nuvole si rischiarano, e posso intonare il finale di tutti i melodrammi che hanno lieto fine: passata la tempesta, torna sereno il dì.
Non rammento d'averti scritto mai della nuova commedia del Torelli che tu pure conosci. S'intitola I Mariti , ed ha avuto qui un successo cosi splendido che non si ricorda l'uguale. Stasera si rappresenta perla settima volta, e non è l'ultima ancora. Ne avrai letto l'elogio nei giornali. Secondo me, e il più bel lavoro che da molti e molti anni sia comparso sulle scene italiane, e se avesse il prestigio d'una buona lingua, si lascierebbe indietro dimolto le commedie del Gherardi Del Testa. Il Torelli ha davvero una scintilla di genio drammatico e comico, e giovane com'è, e studioso e coscienzioso, s'acquisterà un nome che non morirà più.
Nulla ti dico delle cose nostre politiche. Vanno piuttosto male ohe bene, e quei fuin>ini a eiel sereno che ci mandano i ministri francesi del Corpo Legislativo non sono tali che bastino a ravviare la scarruuata matassa. L'opposizione parlamentare non vede l'ora di battersi contro il Ministero, e comincerà sul serio lunedi prossimo. Si salverà il Governo? Saprà egli sconfiggere gli avversari? Vattelo a pesca! I governativi son timidi, e si spaventeranno delle grida, mentre dovrebbero gridare più forte degli altri. Finiremo in una vera torre di Babele, e si salvi chi può.
Dirai tante e tante cose per me alla buona famiglia Lutti1) a te stesso dirai che ti vuole e ti vorrà sempre bene il tuo aff. Eugenio,
LEOPOLDO E. CHECCHI
W Desidero appunto ringraziare i signori Lutti di Rovereto por aver consentito con
amichevole cordialità ch'io prendessi copia di queste e di altre lettere di mio padre*