Rassegna storica del Risorgimento
FONTI ; POLONIA ; CZARTORYSKI (FAMIGLIA)
anno
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1963
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pagina
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287
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Libri e periodici 287
mente limitata al perìodo 1861-1918; alle monografie di E. ROTA e di F. COGNASSO, rispettivamente su Cavour e su Vittorio Emanuele II, sono state sostituite quelle di IT. MARCELLI e di R. ROMEO. In generale, a parte certi precisi criteri storiografici di cui si dirà di più innanzi, è stato seguito sia nella sostituzione di una monografia ad un'altra, sia, ancor più, per guanto riguarda le monografie nuove, un più rigoroso criterio di competenza specifica, degli autori, prescindendo assai di più che nella edizione precedente dal rango accademico degli autori stessi.
La ripubblicaziouc di monografie antiche bibliograficamente aggiornate e la sostituzione di alcune altre con monografie nuove su argomento identico o consimile, non costar tuiscono per altro che un aspetto, l'aspetto minore, del processo di trasformazione cui sono state sottoposte le Questioni. Luigi Bulferetti, il quale, sebbene il suo nome non figuri come editor delle Nuove Questioni, ne ha diretto e improntato il criterio scientifico, ha anzitutto inteso ampliare considerevolmente la trattazione. Ma tale ampliamento non è stato determinato semplicemente dalla generica opportunità di rendere più vasta e complessa l'opero, giunta ora, con bibliografia e indici, a più di 1600 pagine, bensì da una precìsa concezione storiografica. Questa viene chiarita anzitutto nella monografia introduttiva dedicata dal Bulferetti alla storiografia sul Risorgimento. Basterebbe il confronto fra questa monografia e quella che essa sostituisce dovuta, si è detto, a ETTORE ROTA, che fu, come è noto, l'esponente forse più tipico dell'interpretazione nazionalistica del Risorgimento e, al di là di tale confronto, un esame anche superficiale delle 38 pagine di II Risorgimento nella storiografia contemporanea, per chiarire i criteri a cui il Bulferetti ha inteso uniformare le Nuove Questioni. Bieca di riferimenti, di fatti e di giudizi suggestivi, questa monografia mantiene un tono vivacemente critico che ne rende la lettura assai stimolante; atteggiamento critico costante, applicato a personalità e tendenze diverse - sia alla storiografia neo-idealistica, ad esempio, sia a quella di orientamento marxistico ortodosso con una valutazione per altro assai più positiva di quelle tendenze che, sìa pure con gli inconvenienti e le limitazioni di una precostituita ideologia, rivelano una istanza di concretezza imperniata sopra tutto su studi economico-sociali e politico-sociali. Proprio in questa valutazione critica delle correnti della storiografia contemporanea in cui è più-vivo l'interesse economico-sociale stanno, a mio avviso, i giudizi eie caratteriz-zazioni più felici del Bulferetti, che ha il merito e il vantaggio di accostarsi agli stessi problemi con interesse altrettanto vivo, ma con animo e criterio storiografico assai più libero e indipendente.
Una certa perplessità, invece, suscita il modo in cui viene trattata la scuola che fa capo a Benedetto Croce. E comprensibile l'impazienza di Bulferetti per tutto ciò che sfuggiva a Croce, preoccupato com'era dei valori più alti, cioè di quelli culturali, attinti dalla storia etico-politica e quindi portato a occuparsi soprattutto di Qites ; è giusto rilevare la troppo scarsa importanza attribuita al fattore economico del Risorgimento dall'Omodeo, in adesione a un criterio più filosofico che storiografico ben noto di cui si possono riscontrare gli effetti negativi in alcune opere storiche meno felici dello stesso Croce; è esatto, sebbene più in senso formale che sostanziale, il rilievo analogo a proposito del fattore diplomatico nel Risorgimento. Ciò che non iene ponto adeguatamente in rilievo, accanto a questi ed altri difetti acutamente puntualizzati dal Bulferetti, sono piuttosto i meriti di tale scuola, ohe sembra qui attingere gran parte della sua validità di pensiero e di opere dal fatto, significativo ma contingente, di avere svolto una funzione antifascista di primaria importanza, quasi che a fascismo caduto essa avesse esaurito fi suo compito e perduto il suo patrimonio ideale. Mi sembra ad esempio che non n possa non riconoscere alla storiografia crociana e ohe sia essenziale ad una valutazione e comprensione dello sviluppo della storiografia sul Risorgimento il riconoscere il merito di avere posto con una comprensione, una aderenza, nna nettezza che prima di allora non sì erano avuti nella pur ricca tradizione pubblicistica liberale, e che dopo di allora ogni tendenza storiografica ohe voglia mantenere una prospettiva esatta e un adeguato senso delle proporzioni di quell'epoca deve accettare il significato e il fondamento della storia dell'Italia del Risorgimento nell'Europa del