Rassegna storica del Risorgimento
FONTI ; POLONIA ; CZARTORYSKI (FAMIGLIA)
anno
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1963
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pagina
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295
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Libri e periodici 295
particolarmente degna di rilievo è la informatisaima introduzione (pagg. VII-XL), in aggiunta alle note introduttive ai singoli autori (Visconti, Monti, Micali, Foscolo, Mai, Betti, Giordani, Manzoni, Capponi, Centofanti, Pcyrou, Trezza, Comparctti, Vitelli, Pais, De Sanctis, solo per citarne alcuni), inizia la trattazione del libro di cui ci stiamo occupando, prendendo le mosse dalla cultura italiana del periodo napoleonico, od immediatamente successivo al Congresso di Vienna, rilevando come l'idea di Roma si presentò a tale cultura come sinonimo di reazionarismo, o comunque di regime autoritario, in contrapposizione agli ideali romantico-liberali che si andavano affermando nell'Europa di quegli anni Questo atteggiamento di ripulsa del retaggio romano da parte della cultura italiana del primo Ottocento è comprensibile ove si pensi alle delusioni provocate dall'autoritarismo napoleonico, che sembrava impersonare, al di là dei richiami esteriori e formali, l'idea del cesarismo autoritario ed accentratoro. A ciò bisogna aggiungere l'eredità della cultura illuministica, che aveva espresso un giudizio complessivamente negativo sull'esperienza romana, giudizio basato sul presupposto della felicità dei popoli, non conseguita a giudizio dei Muratori, dei Verri e dei Beccaria, sotto il dominio dei Romani. Basta pensare al Manzoni delle Postille al Rollili o al d'Azeglio dei Miei ricordi per avvertire la vitalità di un tale retaggio.
Una delle figure maggiormente in risalto nel libro del Treves è quella di Carlo Cattaneo, il cui antiromanismo, però, era sostenuto da una ben più moderna visione della realtà rispetto ai suoi contemporanei. È del Cattaneo l'afférmazione, che supera Mommsen ed anticipa addirittura Rostovzev, dell'importanza dell'elemento cittadino romano che, resistendo alle invasioni barbariche, trasmise all'Europa moderna l'eredità della civiltà latina. L'attenzione del Cattaneo è accentrata sullo statino , sul munieipùnn, a lungo trascurato dagli storici dello statone , troppo occupati a descrivere gli intrighi della corte imperiale ed i maneggi politici della Capitale.
Da un tale atteggiamento prevalentemente scettico della prima cultura risorgimentale italiana, riguardo l'idea di Roma, ad una- rivendicazione dell'Italia pre-romana, come valore ideale cui riferirsi, il passo era molto breve. Difatti, è del 1810 la prima edizione de L'Italia avanti U domìnio dei Romani del Micali, che contò numerose riedizioni sia in Italia, ria all'estero, cosa del resto spiegabile tenendo presente la particolare diffusione e fortuna degli studi europei pre-romani alla Thierry.
Il Treves nel sottolineare l'importanza di questa opera nel processo di formazione della coscienza nazionale italiana, avverte però che questo non era certo l'effetto voluto dal suo autore uomo europeo , come amava definirsi, e pertanto chiuso ad ogni fermento rivoluzionario antifrancese, come dimostra peraltro l'atteso conferimento di un premio letterario, sollecitato dalla contessa Elisa Baciocchi, da parte del novello Cesare, Napoleone I, allo storico dei popoli italici nella loro fatale lotta contro Roma conquista -
L'opera del Micali è dal Treves confrontata con il contemporaneo Platone in Italia di Vincenzo Cuoco. Li accomuna, dice il Treves, una comune melanconia retrospettiva, la consapevolezza di raccontare la storia d'una decadenza irresistibile, d'un tramonto severo, conscguente ad un eccesso di civiltà, quietisticamente, cioè settecentisticamente interpretata, opperò incapace di reggere alla vigorosa rozzezza d'una repubblica militare (p. 24). I/Italia avanti il dominio dei Romani, per il suo affiato antiromano, per la sua simpatia per i popoli italici, i nostri popoli , gementi sotto il giogo livellatore dell'Impero, suscitò, però, alcune riserve da parte del Sismondi, timoroso dello conseguenze di una eccessiva svalutazione del retaggio antico sulla coscienza etico-politica italiana. Per l'onore della natura umana, scriveva il Sismondi, abbiamo il bisogno di lasciar sussistere qualche cosa da ammirare al di sopra di noi. E se riuscissimo ad abbassare quei colossi olla nostra stregua, non avremmo più alcun motivo per cercar d'innalzarci al di sopra del vertice sa cui siamo (p. 30). Ma, corno avverto il Treves, quest'opera di ridimensionamento della cultura e della storia antica era necessaria per accostarsi ad uno nuova e più moderna sua intelligenza ed utilizzazione; è quest'opera idealmente data dal Micali.