Rassegna storica del Risorgimento
FONTI ; POLONIA ; CZARTORYSKI (FAMIGLIA)
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1963
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297
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Libri e peri odici
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puma sulla seconda, dal vessillo del Redentore sulle Àquile imperiali. Di contro, i neo-guelfi, preoccupati di sostituire alla Illustre una umile Italia, di trovare in Roma una capitale per un operoso Stato moderno, non potevano non interpretare l'antico se non <c affrancandolo di tutto il ciarpame della esemplarità classica e calandolo invece nella concretezza e nella corpulenza del reale (p, 65), e pertanto trovavano un buon materiale per la loro battaglia nella rivendicazione di una autonoma vita italiana, negando recisamente, per usare le parole di Achille Mauri, e che insomma il popolo di Quirino fosse sorto precisamente per essere il signore di tutto il mondo... (p. 67), ed in tanto differenziandosi nettamente sia dalla cultura Cattolico-illiberale del Fea o del Mai, sia da quella cultura classicistica risorgimentale di ispirazione mazzinianogaribaldina. Così come i {autori del classicismo vaticano si differenziavano dall'anti-classicismo enti pagano di ìhà cattolica e degli ambienti vicini alla cultura gesuitica, i quali, se avevano visto giusto nell'in tendere che il romanticismo in ragione di lettere è il liberalismo (p. 69), non andavano nemmeno errati nel rilevare la pericolosa ambivalenza del classicismo per la parte da esso avuto negli entusiastici anni del 1848-49,
Appassionato lettore di classici, specie di Virgilio e di Sofocle, Alessandro Manzoni non. si lasciò però influenzare dalle sue preferenze letterarie in sede di giudizio storico. La sua condanna dell'antico è pertanto netta, decisa, irrevocabile. Questa posizione del Manzoni, tipicamente neo-guelfa, costituisce la base essenziale, la premessa dell'opera storica di Teodoro Mommsen. Come ben mette in luce il Treves, la Romische Geschichte costituisce l'invcramento in sede storiografica dell'antiromanità neo-guelfa, e particolarmente manzoniana. Scriveva il Mommsen, dopo la pubblicazione del suo primo volume, a Guglielmo Henzen: preme soprattutto far scendere gli antichi dal loro fantastico coturno... , eppure l'Italia degli anni sessanta, per la sua inadeguata coscienza culturale e politica, non era ancora idonea e disposta ad ascoltare la lezione mommscniaua, anzi la vecchia e la nuova antiquaria scorse nello storico tedesco un nuovo e ben più agguerrito nemico da combattere, a volte raffigurato come TantiRoma, il mondo della barbarie di fronte al mondo della civiltà, cosi come appare nel celebre verso del Carducci: Salve dea Roma l Chi disconosceti // cerchiato ba il senno di fredda tenebra // e a lui nel reo cuore germoglia // torpida la selva di barbarie . Come nota il Treves, in effetti, la cultura tedesca era in quegli anni e l'esatto contrario della antiquata Italia (p. 88).
La raggiunta unità d'Italia, con il tanto atteso venti settembre, fece assumere un nuovo aspetto alla Idea di Roma. Come è stato messo in evidenza dallo Chabod (pp. 180-183), la breccia di Porta Pia, oltre che influire decisamente nella vita interna del giovane Stato, dando un decisivo colpo al piemontesìsmo, ebbe a mutare quasi radicalmente l'indirizzo della politica estera italiana, trasformando il giovane Regno in una potenza mediterranea con inderogabili necessità espansionistiche. Il centro degli interessi d'Italia veniva cosi a spostarsi dall'Europa centrale al Mediterraneo, celebrato dal Carducci come mare per hi terza volta italiano . Anche se l'ingresso dell'Italia ufficiale nella nuova capitale fu volutamente modesto e privo di sfarzose quanto inutili celebrazioni, il che sembrò al suo Poeta ignominioso, per essere entrata l'Italia grande ed una,... di notte perchè il dottor Lanza // teme i colpi di sole... // Deh, non fate oche mie tanto rumore // ebe non senta Antondii... , nuche se Quintino Sella rassicurava il Mommsen che la Scienza, solo la Scienza sarebbe slata la sola ambizione universalistica della Terza Roma, ben presto il mito di Roma, che aveva alimentato le passioni romantico-nazionali del Risorgi mento, doveva ancora una volta testimonia re hi sua ambivalenza , come dice il Treves, o il suo doppio carattere, per usare le parole dello Chabod, alimentando stavolta ambizioni ed ideali di potenza militare e coloniale. Sul campo culturale, accuratamente esaminato dal Treves, tutto ciò fu confermato dal divorzio tra filologia e vita. Il Mommsen fu fatto bersaglio dai nostri eruditi, in nome di una malintesa romanità, ignorato quanto osteggiato. Eppure hi comprensione dello storico tedesco poteva non riuscire difficile, come abbiamo visto, qualora lo si fosse riannodato alPantiromancshno manzoniano o neo-guelfo, innestandolo sul Capponi o sul Tommaseo; invece là rottura fra la vecchi a e la nuova gene -