Rassegna storica del Risorgimento
FONTI ; POLONIA ; CZARTORYSKI (FAMIGLIA)
anno
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1963
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pagina
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304
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Libri e periodici
alone tipicamente romantico (avverte acutamente il Mariani) non solo dagli scrittori pia modesti o men periti, ma pur dai più degni di fama e non solo dai partecipanti alla spedi* zione dei Mille, ma da tutti quelli ohe combatterono con l'Eroe a Roma, prima, e nel '59, e, dopo il '60, a Mentana, poiché, anche se passarono gli anni, nulla mutò nei loro cuori; sicché la leggenda garibaldina appare oggi a noi, leggendo le loro pagine, ce un mirabile affresco unitario di tempi diversi, senza soluzione alcuna di continuità. Ma un altro aspetto, e non meno singolare, essa rispecchia, a detta del Mariani; e cioè* a lato di un Garibaldi ritratto come l'Invincibile, l'uomo statua , accompagnato sempre dalla protezione nei suoi destini e che vegliò sui suoi soldati fede! i anche quando essi non sapevano dove egli fosse (son parole dell'Abba), un Garibaldi descritto semplicemente nelle sue faccende quotidiane, nella sua umanità tranquilla ed equilibrata. E codesta volontà di diseroicizzazione è propria di ogni narratore, ma ai migliori di essi dà origine ad un'accolta magnifica di scene, di quadretta, talvolta anche solo di scorci gustosissimi, tutti colti dal vero, e con l'uso di un linguaggio immediato, privo di ogni tradizionale inamidatura, anzi spesso con ricchezza di smaglianti colori, poiché la letteratura garibaldina, contrariamente alle accuse infertelo da alcuni critici, anche valorosi, se ben la si studia, ha, in generale, ben poco di rettorico (forse l'enfasi si trova proprio, sia pure in piccola misura, negli scrittori, come FAbba, che divennero più famosi) in corrispondenza per l'appunto con l'atteggiamento dei combattenti, portati sempre, in ogni tempo della loro storia gloriosa, a raccorciare le distanze (come annota lo stesso Mariani), a mettere tutto su di uno stesso piano, a sopportare tutti i disagi, anche i più grevi, senza pose e senza nessuna apparente aspirazione a gradi più elevati, anche dopo aver compiuto azioni belliche con audacia non comune. Ma, a proposito della diseroicizzazione su accennata, avrei desiderato che il Mariani le avesse nella raccolta sua cosi pregevole dato maggiore rilievo, inserendovi anche pagine che di solito i lettori non conoscono, come, tanto per citare qualche esempio, la stupenda narrazione che fa Ippolito Nicvo a Bice Melzi della conquista di Palermo il 24 giugno del '60; diluì che portava addosso uno schioppettone che consumava quattro capsule per tirare un colpo ma per compenso aveva un pane infilato nella baionetta, un bel fiore di aloè nel cappello e una magnifica coperta da letto sulle spalle alla Pollame. Ma stupendo (egli aggiunge) era anche Garibaldi, che e per tutta la giornata stette sempre in maniche di camicia; e aveva solo sopra di me il vantaggio che i suoi calzoni invece che rotti erano rattoppati . E i soldati, correvano per vìcoli, per contrade, per piazze, due di qua, uno là, come le pecore, in cerca dei Napoletani per farli sloggiare e dei palermitani per far loro fare la rivoluzione. Ma le pitture più suggestive s'incontrano nel libro del Bandi I Mule z, pubblicato a puntate sul Messagero di Roma e sul Telegrafo di Livorno nel 1886 ed edito dal Salani di Firenze nel 1902, dopo la morte tragica dell'autore: libro che più di ogni altro della letteratura garibaldina può competere con il capolavoro dell'Abba rispetto all'arte, ma che (ed è cosa, per me, assai strana) dalle più diffuse nostre storie letterarie è compiutamente lasciato in disparte. Ricorderò soltanto qui, di sfuggita, l'episodio culminante del colloquio dopo la conquista di Palermo, cui il Bandi fu presente, tra il Generale e i parlamentari borbonici; il generale Letizia e il colonnello Buonopane, capo dello Stato Maggiore, animati da uno smanioso desiderio di ottenere da Garibaldi una nuova tregua e possibilmente hi pace. I parlamentari si espressero con complimenti ma, in ispccic il colonnello, con un fiume dì parole: Garibaldi rispose con gentilezza, ma con lunghe pause e con moti pacati, com'era nella sua natura, e senza per nulla scomporsi; anzi (e qui sta il punto) prima di venire ai patti mondò tutta intiera una arancia, l'aprì, ne infilò uno spicchio colla punta del pugnaletto che aveva sempre con sé o lo porse, con un fare evangelico, prima al Letizia e poi ne infilò un altro e lo porse con lo stesso gesto al Buonopane e un terzo spicchio offrì ancora al Letizia prima che egli leggesse a voce aitale condizioni della tregua: segno manifesto di una semplicità ingenua, e direi primitiva, ma sorrisa per altro dalla luce di una bontà magnanima.
Il terzo volumetto, dovuto alle cure seriamente meditate di Gianni Scalia, fa rivi" vere, presentandoci le sue pagine più durature, la figura di Carlo 'l'enea, un giornalista militante milanese del decennio della preparazione (ora nato nel 1816) e di cui oggidì