Rassegna storica del Risorgimento
FONTI ; POLONIA ; CZARTORYSKI (FAMIGLIA)
anno
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1963
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pagina
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305
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Libri e periodici
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per lo più nei manuali di letteratura si tace, ma che cube al suo tempo estesa rìnomanza per la sua attività vasta e complessa, segnatamente intesa alla risoluzione in senso unitario e nazionale dei più assillanti problemi politici e culturali. L'antologista ha premesso ai nove saggi scelti del Tenca uno studio denso e penetrante, e con spanti qua e là di nuove prospettive, che traccia organicamente il cammino percorso dal 1700 al 1848 (nelle sue linee più alte e decisive) dalla pubblicistica periodica lombarda; dal Caffè, che ebbe vita dal 1 giugno 1764 a tutto il maggio del 1766, e condusse nna battaglia accanita non solo per le riforme interne politiche sociali e amministrative, ma pur per una cultura mcn parolaia e pedantesca e più aperta all'influsso del pensiero europeo e che avesse ad ogni modo essenzialmente di mira (son parole di Pietro Verri) di migliorare gli uomini e nel nuore e nello spirito; al Conciliatore, che se non ebbe un programma chiaramente definito* comunque, oltre a combattere esso pure, sulle mosse del Caffè la minuziosa erudizione e il gusto precettistico e normativo, auspicò una letteratura che superasse l'ideologia, l'illuminismo e il naturalismo in un più concreto idealismo e avvezzasse gli Italiani (cosi scriveva il Borsicri) a rivolgere la propria attenzione sopra se stessi; al Politecnico di Carlo Cattaneo, che si ispirò ad una concezione più realistica e più storicistica delle istituzioni e delle funzioni culturali e sociali, nulla concedendo all'astratto e al generico; alla Rivista Europea, cui collaborò il Tenca e di cui fu direttore (vi pubblicò nel-l'aprilemaggio del 1846 il lavoro su Tommaso Grossi e nel febbraio del '47 quello sul Frati) la quale operò saggiamente, in un ambito molto più spazioso che non quello piuttosto specializzato cui fu improntato il periodico del Cattaneo, affrontando con vigore pressanti temi politici, educandosi (come mi par dica egregiamente lo Scalia) al dibattito pubblico e all'esame approfondito delle questioni di fondo. Il Tenca entrò anche lui nella disputa politica, ma la parte più interessante della sua attività fervida fu quella dedicata ad una critica pratica della cultura, considerata sovrattutto nella sua autonomia, all'infuori delle polemiche formalistiche e dei conflitti epigonici e con una visione più costruttiva e sistematica della letteratura nostra contemporanea e in rapporto anche, spesso, a quella europea. Ma la più significativa fu quella spesa con più ampio respiro nella rivista da lui fondata a Milano, il Crepuscolo, il 6 gennaio del 1850 (durò sino al 13 maggio del 1859 e fu ripresa per solo tre mesi dopo l'armistizio di Villafranca), cui collaborarono studiosi di economia, di statistica, di scienze sociali e politiche e che ebbe vistoso successo per il suo orientamento [olitici; intonato all'egemonia liberale moderata (precedentemente, e mi par bene ricordarlo, il Tenca fu piuttosto legato all'idea del Mazzini di cui fu per più anni amico afie-zionato e da cui assorbì anche alcune fondamentali asserzioni critiche sull'arte che-avrei desiderato fossero state poste dallo Scalia in più evidente rilievo). Vi riprese il Tenca parecchi motivi di già elaborati nella Rivista Europea, ma ora con un tono polemico assai più marcato e riaffermando con senso più positivo hi necessità, di fronte alla caotica letteratura del suo tempo, svagante dietro soggetti molteplici con sdilmquimcnti romantici o trastullandosi con ideali vecchi e tramontati, di un' arte nuova , sana e virile, dignitosa e nel tempo stesso popolare (ne portò ad esempio, ma con palese esagerazione, tua ben inteso, la poesia del Giusti), immune da ogni concettualismo estetico e politico e da ogni esagerato laicismo (e di qui la sua aspra e non sempre equanime polemica per 11 r Compendio della storia della letteratura italiana dcll'Einiliuni-Giudici del 1852) e che scaturisse, a mo' del Manzoni, di cui egli fu ammiratore, e dei romantici allora più in voga, dall'altezza dal pensiero e dell'affetto e in istretto collegamento con la realtà attuale odale morale religiosa secondo i princìpi della libertà e della responsabilità. Indubbiamente, come vuole lo Scalia, il pensiero ej la stessa tematica critica del Tenca furono tra i più ragguardevoli se non proprio tra i più maturi nel dibattito culturale del nostro Hisov-gjmcnto (troppo spazio mi dovrebbe essere consentito per un esame scavato, mettendo* ad esempio a confronto i saggi monografici di lui con la storia letteraria dull'Kmiliaui-Giudicì o con le Lezioni del Settembrini o con gli scritti di Giovanni Rizzi, mente sottile o prosatore finissimo, che da Venezia settimanalmente inviava al Crepuscolo articoli politici e letterari). Comunque non lo direi (o forse So erto grandemente) un anticipatore del De Sancita; poiché, se non fosso altro, i due concetti sul quali egli Insistette frequentemente