Rassegna storica del Risorgimento

FONTI ; POLONIA ; CZARTORYSKI (FAMIGLIA)
anno <1963>   pagina <309>
immagine non disponibile

Libri e periodici
m
colto da un panico indescrivibile. A Parigi per più giorni non si discorse il" al irò clic di guerra imminente (come attcsta l'Hubner stesso); e ovunque, nei caffè nei clubs, nei salotti, nelle caserme, ove ufficiali e soldati erano ormai convinti che presto avrebbero-dovuto impugnare le armi. E la costernazione, continuata senza posa, ebbe pure funeste conseguenze sull'andamento degli affari, poiché numerosi e gravi furono i dissesti, le perdite finanziarie e i fallimenti. Anche Vienna, già in orgasmo per le notizie del com­plotto scoperto in Galizia e a Cracovia, ne provò grande emozione, che andò crescendo nell'opinione pubblica, perchè il governo imperiale tra il 9 e il 20 del mese inviava in Italia nuove truppe (un intero corpo d'armata con quattro battaglioni confi­nari). Ma l'effervescenza maggiore si ebbe forse in Germania e particolarmente in Ba­viera. Come scriveva a Walewslri il ministro plenipotenziario Mencval, Monaco era come colpita dalla follia. Pareva che la guerra fosse di già incominciata e che un'armata fran­cese fosse alle porte della città . Era uno spettacolo triste (aggiunge il diplomatico) e nel tempo stesso irritante, poiché era accompagnato in tutti i discorsi da accuso contro la Francia violente e volgari. Approfittando dell'irresponsabilità che conferiva il governo bavarese, i giornali (e tra essi specialmente la Gazette d'Augsbourg e la Gazetie-de Mvniek) organi ufficiosi, se non ufficiali, del governo, istigati, a dire il vero, soprat­tutto da Vienna, incominciarono (e continueranno per parecchi mesi), una vera crociata. che contribuì naturalmente ad accrescere l'odiosità degli animi contro Parigi, definita il focolare della rivoluzione sotto il manto conservatore e Napoleone IH l'uomo che-ricorda la favola esopiana del lupo e dell'agnello, ma davanti al quale tutta l'Europa trema . Irrequieta fu pure l'Inghilterra per l'eventualità di una guerra che, mirando all'ingrandimento della potenza francese e all'espansione russa in Oriente, avrebbe dan­neggiata indubbiamente la sua influenza nel Mediterraneo e nei Balcani. La regina Vit­toria, d'idee nettamente conservatrici, spaurita per l'avvenire che si annunziava tempestoso, scrisse di proprio pugno una lettera in tono materno all'Imperatore (ella era in rapporti assai intimi con la consorte), consigliandolo a non fare un passo falso che avrebbe messo in sconquasso l'Europa intera. Anche nella Prussia, che non era con l'Austria in rapporti cordiali, prevalse dapprima una corrente antifrancese, sobillata da Vienna che, per mezzo della stampa, si studiava di mettere sull'avviso l'opinione-pubblica ond'essa agisse sul governo prussiano irresoluto con lo spauracchio di una guerra che, secondo le supposte intenzioni di Napoleone, avrebbe potuto spingersi sino al Beno. Ma il Principe Beggente, che nutriva per l'Imperatore francese una sincera simpatia, riuscì a tranquillare gli spiriti inquieti e a convincerli che era necessario in un frangente così delicato assumere un atteggiamento di vigile aspettazione. Nessuna impressione di rilievo invece scosse il popolo russo, tuttora ricordevole della condotta dell'Austria du­rante la guerra di Crimea; ed indifferente o quasi medesimamente il gabinetto di Pietro­burgo, il quale credette opportuno, per il bene del paese, di attenersi ad una neutralità assoluta sino a che non fosse costretto a difendere gli interessi essenziali, tanto più che l'orizzonte politico non si andava per nulla rasserenando. Il discorso pronunciato il 7 febbraio dall'Imperatore all'apertura a Parigi della sessione legislativa, con il quale egli invitava i deputati a riprendere il corso abituale dei lavori e a non lasciarsi domi­nare dai falsi allarmi e dalle ingiuste diffidenze assicurando che la pace non sarà per nulla turbata, forse perchè generale era la sensazione, sin d'allora, della sua natura incline ai repentini voltafaccia e ai repentini pentimenti (in verità però sta­volta aveva agito su di lui l'avversione alla guerra clamorosamente e concordemente capretta dalla popolazione tutta ma particolarmente dal partito cattolico e dalla stessa Corte) non ebbe altro risultato che suscitare un tenue filo di speranza presto dileguatasi* Tn effe iti Cavour, odiratiimimo per il contegno ambiguo dell'Imperatore che tacciava di tradimento, dopo aver fatto approvare dalla Camera la legge Lanza per un prestito militare di SO milioni (somma per quel tempo assai forte!) continuava ad armare e ad accogliere festosamente 1 volontari ohe accorrevano a Torino da ogni angolo d'Italia ma maggiorai ente dal LombardoVeneto, dove l Austria non cessava dì mandar rinforzi militari, annue per la paura di moti rivoluzionari, e dava ordini di nuovi reclutamenti