Rassegna storica del Risorgimento

FONTI ; POLONIA ; CZARTORYSKI (FAMIGLIA)
anno <1963>   pagina <310>
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Libri e periodici
per completare t reggimenti di lìnea e nel contempo, servendosi non più ora solo della stampa* ma ricorrendo anche ad agenti segreti (purtroppo tra essi v'erano pure Italiani ancor devoti agli Asburgo!) incitava ovunque a manifestazioni ostili contro la Francia* la quale pure armava, ma piuttosto fiaccamente. Si sapeva che a Marsiglia alcuni bat­taglioni erano sbarcati e si eran diretti verso Lione e che a Lione verso la fine del febbraio erano già giunti un altro migliaio di uomini provenienti da Algeri; però tutte codeste notizie frammentarie e incerte non facevano altro che accrescere l'agitazione. Fu per l'appunto allora che l'Inghilterra, di fronte ad una situazione sempre più preoccupante, (si noti, tra l'altro, che il 26 febbraio un articolo pubblicato sulla Correspondance Autri-chiènne, giornale che rifletteva il pensiero del gabinetto di Vienna, annunciava come cosa possibilissima, anche se non immediata, un'agrcssione inopinata del Piemonte sia sui possessi austriaci sia sui Ducati) prese l'iniziativa, determinata anche (non si dimentichi) dall'ambizione di acquistar prestigio tra le grandi Potenze, di una negoziazione con l'Au­stria che avesse lo scopo di dichiarare, con la garanzia delle Potenze stesse, in una forma conveniente, la neutralità del Piemonte: iniziativa cui per altro non parteciparono né la Francia e tanto meno la Russia, ma che ebbe l'appoggio della Prussia che si era ormai dichiarata apertamente per la pace, respingendo le insistenti pressioni dell'Austria di aiuti militari nel caso che la Francia si unisse al Piemonte e attaccasse sul Ticino con la re­cisa affermazione che i patti federali l'avrebbero obbligata al suo intervento soltanto se venisse minacciato il territorio germanico. La missione fu affidata all'ambasciatore inglese a Parigi Lord Cowley, che giunse a Vienna il 27 febbraio, munito di una lettera della sua regina da consegnare all'Imperatore. Essa lo pregava ohe "volesse accogliere favorevolmente il suo diplomatico che aveva il mandato di presentargli alcune propo­ste, le quali, se accettate, avrebbero indubbiamente giovato ad allontanare il pericolo della guerra, da tutte le nazioni europee deprecata per le sue funeste conseguenze. Il Cowley fu ammesso alla presenza di Francesco Giuseppe il giorno successivo e le accoglienze furono, almeno formalmente, abbastanza cordiali e da quel giorno, per quel ohe ci consta, si susseguirono le sedute, ma senza urgenza e in termini assai vaghi e senza concreti risultati. Anzi so in alcuni punti (come l'evacuazione dallo Stato pontificio delle truppe straniere le riforme amministrative negli Stati romani la modificazione dei trattati con i Ducati) l'Imperatore fece qualche promessa, per altro assai generica, però, per la questione più scottante, cioè sul suo atteggiamento verso la Sardegna, fu assolutamente negativo, anzi energicamente protestò che lo si accusasse responsabile dell'attuale situazione politica europea, mentre tutta la causa doveva essere attribuita al Piemonte, e in ispccie al Cavour, che continuava, non ostante i richiami che gli giungevano dalle grandi Potenze, ad ormare e a raccogliere volontari d'ogni parte d'Italia. E ai dichiarò pronto a prendere senza indugi provvedimenti idonei a costrìngerlo a recedere dai suoi bellicosi propositi. La missione era dunque fallita, anche se, ritornato il 10 marzo a Parigi, il Cowley parve del tutto soddisfatto. In verità dalla documenta­zione di cui ci occupiamo risulta che la sera stessa, prima di partire per Londra per dar conto della sua missione, confessava confidenzialmente al Walewski che con l'Imperatore, e non gli era stato possibile accordarsi su di una base precisa di negoziati . Ma, trascorsa appena una settimana, mentre perduravano i commenti sui risultati dei colloqui tra Lord Cowley e il giovane imperatore austriaco, ecco diffondersi una notizia, all'improvviso,, che desta in tutta l'Europa gran meraviglia: la Russia ha proposto la convocazione di un Congresso per occuparsi della questione italiana. Che cosa era avvenuto? Era la domanda comune. E perchè In Francia e la Russia ti erano concordemente decise a tal passo? Vario naturalmente le congetture. E la risposta rimase per lunghi anni un mistero, che la sto­riografia attuale ha ormai del tutto svelato. La Russia da tempo intendeva vendicarsi, appena i! destino le offrisse l'occasiono propizia, dolio condizioni umilianti subite per gli intrighi dell'Austria nel '56 al Congresso di Parigi e Napoleone voleva a sua volta mettere Vienna con le spalle al muro: rifiatando di aderire al Congrosso avrebbe certamente solle­vato contro di so l'universali- indignazione a tutto vantaggio della Francia. Il 3 marzo, i due Imperatori segretamente (neanco il Walewski ne era stato in uu primo tempo infor-