Rassegna storica del Risorgimento
FONTI ; POLONIA ; CZARTORYSKI (FAMIGLIA)
anno
<
1963
>
pagina
<
312
>
312 Libri rj periodici
adone dell'armata con l'aiuto di una speciale cancelleria e di un comitato speciale militare da lui riunito assiduamente, composto di arciduchi e di generali e che eran stati assegnati persino i comandanti (per la guerra, che si riteneva imminente, e comunque, certa) dei vari corpi d'armata con a capo il generale Hess che sarchhe stato elevato nell'occasione alla dignità di maresciallo. E parecchie altre misure si presero nel giorno stesso, come, tra l'altro, per dirla in breve, le munizioni per sei mesi a Milano, Verona, Peschiera, Mantova. e le provviste di viveri, per sei mesi per l'annata in campagna e di tre per le guarnigioni delle fortezze. Le spese per mantenere sul piede di guerra un esercito cosi poderoso eran state valutate all'ingrosso a non meno di 30 milioni (cifra già enorme per quegli anni!), per le quali era necessario ricorrere a prestiti presso le banche straniere e specialmente a quelle di Londra (l'Inghilterra sino allo scoppiar delle ostilità non mancò di simpatizzare per l'Austria), non ostante le insistenti riluttanze dei ministero delle finanze, spaurito per l'immane disavanzo del bilancio dello Stato (come si sa, dopo Villafranca egli si tolse la vita). E continuava ad armare Cavour, che il 17 marzo istituiva i Cacciatori delle Alpi chiamandovi al comando Giuseppe Garibaldi; e anche Napoleone III, per lo più nascostamente, contrariamente alle recise affermazioni del Moniteur, per tranquillare la popolazione francese tutta avversa alla guerra, faceva riunire soldatesche pronte per essere imbarcate per il porto di Genova ove prima dell'u/f imatum n'erano giunte quasi dieci mila.
Mi par inutile, giunto a questo ponto, rievocare minuziosamente il corso degli eventi, ormai nel complesso universalmente conosciuti, sino all'inizio delle operazioni belliche, Mi preme però far presente che dalle lettere confidenziali trasmesse giornalmente dallo incaricato francese Banncville al ministro Walewski dal 18 al 26 aprile risulta con certezza assoluta che il gabinetto di Vienna, ma particolarmente l'Imperatore, avevan da tempo meditato il proposito di muover guerra al Piemonte e che tutte le controproposte presentate di volta in volta dal Buoi, e suggerite dal suo sovrano, al Congresso europeo, eran tutte dettate unicamente dallo scopo di far naufragare l'azione mediatrice delle quattro Potenze. Sin dal 6 aprile l'intimazione al Piemonte era già pronta, ma ne fu ritardata l'esecuzione attendendo il momento più opportuno; e tutto fa credere, poiché vonHiibner ne aveva dato avviso telegrafico al conte Buoi, che questi sapesse del consenso di Cavour al disarmo pre* ventavo, a patto che gli Stati italiani fossero ammessi al Congresso, benché ne abbia negata la conoscenza, e che, d'accordo con l'Imperatore, si sia affrettato ad inviare la comunicazione dell'I/ittmatum indirizzata al Gabinetto sardo, che doveva essere consegnata a Torino da un ufficiale del generale Giulay, il quale avrebbe dovuto attendere tre giorni per la risposta (in verità, essa fu consegnata solo il 26). A nulla valsero le rimostranze della Inghilterra, della Russia e della stessa Francia, la più interessata, perchè l'Austria desìstesse di dichiarare così su due piedi la guerra al Piemonte, cercando di far comprendere al conte Buoi e, attraverso di lui, all'Imperatore la grande responsabilità che Vienna si addossava, della quale avrebbe dovuto dar conto severo all'Europa, di cui comprometteva hi pace e gli interessi politici, L'Imperatore (cosi si espresse il Buoi con l'agente francese) fu inflessibile e per due ragioni; anzitutto, per non fare un affronto alla sua Nazione che a gran voce chiedeva una giusta riparazione per le incessanti speciose calunnie gettate dal governo di Torino sull'amministrazione austriaca nel Lombardo-Veneto e pei continui moti di reazione suscitati dal Piemonte e, secondariamente, poiché non gli era ormai più possibile congedare, a scapito del suo onore, lo numerose milizie, per il cui armamento tante spese, e ingenti, si eran fatte, le quali erano smaniose di sfidare Un avversario tanto odiato.
Dichiarata la guerra. Burlino si chiuse nella neutralità assoluta ripetendo alla stessa Austria dò che essa già aveva detto all'arciduca Alberto inviato espressamente in missione da Vienna nell'aprile per invoearo aiuto, che essa sarebbe entrata in guerra solo dopo eh** tutti i tentativi per impedire che essa al fosse estesa oltre la frontiera italiana fossero rimasti inefficaci. E, a dire il Vero non tralasciò sino all'armistizio, d'accordo con l'Inghilterra, di interporre i suoi sforzi, ohe però riuscirono sempre vani, per localizzare il conflitto. Ad esse invece non si associò mai la Russia, la cui preoccupazione più seria fu in questo periodo la questione d'Oriente, poiché nella Serbia la gioventù era in continua agitazione