Rassegna storica del Risorgimento

FONTI ; POLONIA ; CZARTORYSKI (FAMIGLIA)
anno <1963>   pagina <316>
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Libri e periodici
dell'Istituto austrìaco di ricerche storiche, che però di rado vedo citato da noi. Probabil­mente altre ragioni ancora influirono sulla repentina decisione dell'I inpera ture; quali, ad esempio, la diminuita stima verso di lui dei suoi generali, e specie dello Hess, per lo scacco di Solferino dovuto tutto alla sua imperizia strategica, l'insufficienza di artiglieria pesante, la penuria dei viveri le minacce rivoluzionarie nell'Ungheria, inaitata da Ca­vour e da Kossuth e così via. Comunque, la firma dei preliminari di pace se in molti paesi d'Europa, ma particolarmente nei neutrali (in Francia, naturalmente, non solo per il trionfo di Napoleone, ma perchè, come sappiamo, tutto il popolo era contrario alla guerra; nell'Inghilterra, dove i conservatori temevano l'ingrandimento territoriale francese; in Russia che si era essa pure adoperata per impedire la guerra, come Sappiamo, per una mediazione e nella Prussia, che sino agli ultimi giorni delle ostilità fu fermamente intesa a non prendere parte diretta alle operazioni belliche) diede un vivo senso di sollievo, a Vienna e in molti Stati della Germania diede occasioni a polemiche ardenti, delle quali la documentazione del Saitta, specie nel terzo volume, ci offre un qua­dro attraente e ricco di aspetti in gran parte nuovi. Gravi accuse furono rivolte a Berlino per aver abbandonato Francesco Giuseppe proprio quand'egli più aveva bisogno del suo intervento, alle quali Berlino ribatteva tenacemente che se Vienna aveva perduto una provincia, la colpa era tutta di lei perchè l'aveva sempre trascurata; ma nel contempo si rivolgevano a Vienna gravi rimproveri per essere stata troppo remissiva verso Napoleone concedendogli assai più di quello che gli spettasse dopo i pochi scon­tri avvenuti tra le due armate e di aver ceduto ai suoi personali risentimenti. Il manifesto -dell'Imperatore al suo popolo del 15 luglio fece ovunque una penosa impressione, ma soprattutto sui partiti liberali (come risulta dai loro giornali, i cui articoli nella do­cumentazione son spesso riportati o per intero o almeno con ritagli) per essersi rivolto Francesco Giuseppe alia nazione senza annunciarle un cangiamento del sistema di go­verno , accontentandosi di annunciare riforme unicamente militari e amministrative mentre (e ciò mi piace mettere in particolar rilievo) fu letta con compiacenza la circolare del 10 luglio del nuovo ministro dell'interno prussiano von Schwerin, nella quale eran proclamati principi costituzionali tali da far credere che se la Prussia sarà ad essi fedele potrà forse (era, tra gli altri quotidiani, l'opinione della Gazelte. d'Augsbourq) riguadagnare ben presto il terreno che aveva perduto facendo in tal modo dimenticare alla Germania le manchevolezze della sua politica dal gennaio dell'anno in corso . E in verità successe proprio così* L'Austria andò perdendo man mano dopo la pace di Villafranca, anche per­chè continuò a reggere i propri Stati con le consuete misure reazionarie, ogni autorità presso la Confederazione germanica, la quale a sua volta fu incapace a sedar le liti, le divi­sioni, le rivalità che sorgevano di continuo nel suo seno, ricche fu facile per Berlino acqui­stare abbastanza presto un posto di preminenza nella Lega. Dopo men di un decennio acquisterà nella storia d'Europa un ruolo di primo piano. MASINO CIRAVEGNA
La Sicilia e Punita d'Italia. Atti del Congresso Internazionale di Studi Storici sul Risor­gimento italiano (Palermo 15-20 aprile 196l) Milano, Feltrinelli, 1962, 2 voli., in 8, pp. 1040. L. 12.000
In questi due fitti volumi sono raccolte, a cura di Salvatore Massimo Ganci e di Rosa Guccìone Scaglione, le relazioni e le comunicazioni presentate a quello ch'è stato cer­tamente uno dei più vivi ed importanti convegni di storia risorgimentale tenutosi in occasione delle celebrazioni per il centenario dell'unità d'Italia.
Il tema generale del congresso potrebbe apparire, a prima vista, un tantino peri­ferico. Ma in realtà è lontano dell'esserlo: sia per l'importanza decisiva che la spedizione garibaldina in Sicilia ebbe per il compimento del processo di unificazione e per i modi in cui trovò realizzazione la soluzione uniiaria, ria por la particolare incisività con uni nell'i­sola operò la dialettica tra forze centripete e forze centrifughe, tra federalismo, autonomi­smo e unitarismo centralizzato. Di modo che proprio lo studio della storia siciliana lungo tutto l'Ottocento può servire a gettare un fascio di luce quanto mai proficuo su un proble­ma nel quale n rifrangono, in un modo o nell'altro* quasi tutti gli altri del Risorgimento.