Rassegna storica del Risorgimento

FONTI ; POLONIA ; CZARTORYSKI (FAMIGLIA)
anno <1963>   pagina <319>
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Libri e periodici
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agli anni che vanno dal 1848 al 1860. Fu molto prima, già durante i moti del 1820-21, che i problemi della lotta di liberazione d'Italia, ai cominciarono a inserire con forza nel con­testo della politica interna ed estera russa. Quando nella primavera del 1821 Alessandro I progettò di inviare in Italia un corpo di spedizione allo scopo di aiutare gli Austriaci a soffocare la rivoluzione napoletana molti degli ufficiali che avrebbero dovuto partecipare all'impresa, già legati alle organizzazioni segrete (o per lo meno alle idee dei decabristi) si pronunciarono apertamente, senza timore, contro onesto intervento armato, illegit­timo e ingiusto. La spiegazione ufficiale che venne data alla rinunzia russa a realizzare là progettata spedizione fu com'è noto che bastavano gli Austriaci a sedare il moto rivoluzionario napoletano ma uno dei motivi che trattennero Alessandro I dal realizzare quel piano fu che i suoi stessi generali (Ermolov, in prima fila) lo consigliarono di aste­nersene non soltanto per motivi di politica estera, ma anche per motivi di politica interna, perchè la parte migliore del l'ufficialità russa simpatizzava coi rivoluzionari.
Tra gli scritti inclusi nell'antologia ci si consenta di sorvolare su quelli che formano gran parte della prima e della seconda parte introduttiva del libro: gli scritti di Herzen, di Cerniscevski, di Dobroliubov non tutti di solito raccolti insieme è vero ma co­munque, oggi, in larga parte, noti allo studioso italiano.
Segnaliamo invece i rapporti dell'ambasciatore russo in Francia P. D. Kisseliov a Gorciakov, i rapporti dell'incaricato d'affari russo a Roma presso lo Stato pontificio, i rapporti dell'ambasciatore russo in Prussia, A. F. Budberg, i rapporti del conte Stakcl-berg, ambasciatore russo a Torino, del marzo-aprile 1859, e la larga raccolta di ricordi e di scritti russi sulla guerra del 1859 non limitata alle note pagine di Herzen e di Cerniscevski ma assai largamente estesa comprendente brani dei ricordi di L. F. Pantelieev, di N. V. Albertini, di N. A. Mclgounova, di B. F. Korsch, di N. V. Bcrg, di V. I. Vodovosov, in­tramezzati ad altri interessanti dispacci dell'incaricato d'affari russo presso lo Stato pon­tifìcio G. H. Okunov, del giugno 1859. Più. ricco sarebbe l'elenco dei brani da segnalare se ci volessimo diffondere su quella parte della raccolta che riguarda i canuti di viaggio dei giornalisti, degli scrittori, degli osservatori, dei diplomatici russi sulla spedizione ga­ribaldina del '60. Ma l'elenco sarebbe lungo e non avremmo spazio sufficiente per illu­strarlo. Ci limitiamo qui a segnalare soltanto i rapporti della terza sezione di polizia, la coflidetta Oltrarni, sul fermento dello spirito pubblico in Russia durante la spedizione di Garibaldi in Sicilia, e i rapporti, di estremo interesse, del conte Stakelherg il quale invia a Gorciakov, tra l'altro, un resoconto dettagliato dei suoi tempestosi colloqui con Vit­torio Emanuele II. Tutti i documenti sono riprodotti senza note che interferiscano sul lignificato e sul valore dei singoli testi e, quindi, in un certo senso, si capisce come anche i colloqui tra Stakelherg e Vittorio Emanuele siano presentati in quella maniera: senza, cioè, avvisare il lettore che le sperticate assicurazioni di re Vittorio Emanuele che giurava sul suo onore all'ambasciatore russo a Torino di non aver mai saputo nulla della spe­dizione che Garibaldi progettava in Sicilia vanno prese dal lettore con un grano di sale. Così l'affermazione di Vittorio Emanuele (che Stakelherg dice di riferire esattamente) secondo la quale se nel corso della spedizione Garibaldi fosse stato catturato dai Borboni e Indiato il Piemonte non avrebbe avuto nulla da dire, anzi che Vittorio Emanuele avrebbe fucilato egli stesso Garibaldi, sin dal 1849, se allora ne avesse avuto le possibilità. Affer­mazioni tutte che non vanno, certo, considerate pure e semplici menzogne ma per lo meno graduate secondo la scala dei valori delle immediate necessità diplomatiche. Vittorio Emanuele aveva in quel momento urgente bisogno di rassicurare ad ogni costo lo zar. Lo stesso ai dica dell'affermazione del re secondo la quale egli, Vittorio Emanuele, se avesse volato la guerra non sarebbe ricorso a quei mezzi ai volontari, cioè e che guerra non vi sarebbe stata se i Borboni non avessero offeso il Piemonte. Affermazioni tutte ri­petiamo ohe valgono quel che possono valere e che dovevano servire, in quel momento diffìcile, a rassicurare pienamente non tanto Gorciakov, che non era uomo da crederci, lo, comunque, non era nomo da crederci intttamtinto) quanto il cugino Alessandro II e i circoli della corte russa. Né si può escludere che lo Stakelherg, assai preoccupato per la