Rassegna storica del Risorgimento
FONTI ; POLONIA ; CZARTORYSKI (FAMIGLIA)
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1963
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pagina
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320
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320 Libri e periodici
sua posizione personale, divenuta parecchio difficile a Torino in quello scabroso momento, abbia avuto, dal canto suo, un certo particolare interesse a caricare le tinte riferendo i termini nei quali il re s'era pronunziato.
Ma veniamo alle ultime pagine del volume che concernono gli anni 1860-70. Senza perderci in lunghe elencazioni (anche nella parte ultima di questa antologia sono riprodotti documenti diplomatici di notevole interesse del ministro russo presso lo Stato pontificio) segnaleremo soprattutto una lettera di A. F. Friken a Cerniscevski da Firenze, datata 11 (23) marzo 1862 tratta dai fondi dell'Archivio centrale di Stato di Mosca. Dopo la morte di Dobroliubov e sino al momento dell'arresto di Cerniscevski, Friken inviava a Cerniscevski e al gruppo più avanzato di democratici russi delle informazioni dettagliate e interessanti sull'atteggiamento e sull'indirizzo politico del Partito d'Azione in Italia dopo gli avvenimenti del 1860. Una di queste lettere, che accompagnava un articolo sulla situazione italiana, venne sequestrata dalla polizia al momento dell'arresto di Cerniscevski, insieme a un articolo di Mechnikov su Mazzini del 7 luglio 1862. Questi documenti, messi sotto sequestro, vennero restituiti dalla polizia soltanto nel 1865 al poeta russo N. A. Nekrassov che aveva sostituito frattanto Cerniscevski alla direzione del Con-temporaneo. Ma vennero restituiti con divieto di pubblicazione. La lettera del Friken sul Partito d'Azione italiano, che vede ora per la prima volta la luce, è una acuta disamina delle debolezze e delle insufficienze del moto democratico italiano prima, durante e dopo il 1860. Friken afferma sostanzialmente che sin dall'inizio del moto nazionale le varie società segrete, pur dissentendo sui mezzi da usare nella lotta di liberazione, e sui programmi, finivano poi tutte nel convenire che qualsiasi fossero i fini ultimi cui le società patriottiche stesse intendevano mirare, pure, in un primo momento, occorreva mettersi d'accordo nel sacrificare i particolari programmi all'interesse supremo dell'unità nazionale. Questa subordinazione dei fini sociali ai fini unitari rimase sempre secondo Friken il lato caratteristico, il lato debole del Partito d'Azione. E per questo motivo egli afferma che il moto nazionale italiano ha finito col perdere il proprio carattere popolare. I democratici dice Friken in sostanza nella sua lettera erano sempre pronti a sacrificare i loro principi, unendosi sotto qualsiasi bandiera purché si trattasse di raggiungere l'unità. Ecco perchè il moto unitario si è concluso in modo del tutto diverso da quello che si poteva ragionevolmente attendere. Non si tratta afferma Friken d'una tendenza rivelatasi nel Partito d'Azione negli ultimi anni ma di una tendenza di fondo che caratterizza tutto il moto democratico italiano fin dalla fondazione della Carboneria. Friken acutamente nota come la Carboneria dell'Italia meridionale anche se si proponeva fini avanzati, poi evitava di pronunziarsi sulle forme di governo. Nelle sue file, perciò, c'erano repubblicani, semplici costituzionalisti e papisti, persino. L'errore dei democratici
egli dice fu di scegliere nella lotta dei mezzi che addirittura contraddicevano gli scopi finali . Quando il Partito d'Azione, quindi, nel corso della spedizione garibaldina, tentò d'organizzarsi indipendentemente dal governo piemontese era, oramai, troppo tardi. Gli errori ohe il Partito d'Azione aveva compiuto nel passato non glielo permisero. Così
afferma Friken furono proprio i principali dirigenti del moto popolare a rinunciare a favore del governo piemontese alle possibilità di un movimento popolare democratico vittorioso. II Friken nota, tuttavia, nella lettera, che tra i ceti operai e popolari delle città italiane (che egli definisce la parte più sana del popolo italiano ) rimangono delle tradizioni di lotta che potranno essere riprese nel futuro. Quella italiana comunque, è una esperienza cosi Friken conclude di cui i democratici russi nella loro lotta dovranno attentamente tenere conto,
E ci pare d'avere rapidamente segnalato quel che di più interessante è racchiuso in questa bella e succosa antologia. Se ci è permessa una osservazione, tuttavia, vorremmo dire che non et pieghiamo come in una raccolta breve ma al tempo stesso ricca e completa di documenti e di scritti non ri sia trovato modo di citare uno scrittore, un uomo polìtico che si occupò anch'esso parecchio* anche so alla propria maniera, del moto di liberazione nazionale italiano e Incontrò Garibaldi a Caprera: Baku n in. GIUSEPPE Ben ri