Rassegna storica del Risorgimento

1816 ; AUSTRIA ;"GUELFIA"
anno <1963>   pagina <347>
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La costituzione euelfa
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tutto ciò che sapeva. Gli confida, quindi, di conoscere tutti i dettagli di una vasta e pericolosa cospirazione mirante a rovesciare tutti i governi legittimi della penisola per portarvi l'indipendenza. Quando Appony chiese le prove di questo complotto, Filipetti si scusò dicendo che disgra­ziatamente aveva lasciato tutti i documenti a Roma e per procurarseli aveva bisogno di denaro, dato che per il momento era in una difficile si­tuazione economica. Appony, per dargli il modo di tornare a Roma a rac­cogliere le desiderate prove e per assicurarsene ancora la collaborazione a favore degli Austriaci, gli diede cinquecento scudi fiorentini. l)
Alcuni giorni prima di aver sborsato questi soldi fu inviato a Roma il segretario della legazione austriaca a Firenze, barone Leopoldo von Daiser, per cooperare col conte Felix Mier, ex ambasciatore austriaco a Napoli in quei giorni a Roma, nell'interrogatorio del duca e nel raccogliere le prove che Filipetti aveva promesso agli Austriaci.
Brindisi giunse a Roma il 16 aprile. Immediatamente dopo il sud arrivo si mise in contatto col conte Mier per conoscere il recapito del barone Daiser. La sera stessa si recò da lui e, non avendolo trovato, tornò la mat­tina seguente. Daiser lo mandò da Mier per un colloquio. Dopo essersi reso conto che Filipetti ignorava che egli era l'ex ambasciatore austriaco a Napoli in incognito, il Mier promise al duca che, qualora avesse mante­nuto l'impegno di dare agli Austriaci le prove della cospirazione e la lista dei nomi delle persone coinvolte nel complotto, gli si assicurava un asilo sicuro in territorio austriaco e una ricompensa per i suoi servizi.
In base a ciò, Brindisi ripetè a Mier ciò che già aveva confidato ad Appony a Firenze. Il duca confidò al diplomatico austriaco che pur avendo avuto, già prima di lasciare Napoli nel 15 novembre 1815, qualche sentore del complotto, i segreti più importanti della cospirazione gli erano stati resi noti solo quando si era recato a Livorno. Durante il soggiorno costa, egli era venuto a conoscenza del fatto che Lord Bentinck e il conte Re, un mi­lanese figliastro di Melisi d'Eril e agente del principe Eugenio, erano i capi effettivi della cospirazione e che Roma era il centro da cui partivano le istruzioni a tutti i sottocapi nella penisola. Bentinck forniva ai cospiratori i fondi necessari per la rivolta. Il duca era, inoltre, certo che il generale austriaco Lavai Nugent faceva parte del complotto, come pure il cardinal Consalvi, che aveva avuto col Bentinck numerosi colloqui ai quali avevano partecipato pure i due prelati Uganti e San Severino. Un tal Ranieri ser­viva da intermediario tra il generale Nugent e Lord Bentinck. Tra i cospi­ratori nel LombardoVeneto egli fece il nome del conte Cicognara, un
*) [Duca di Brindisi] ad Appony, 11 aprile 1816, ibìd., a. 10, AH. Q (è uno dei docu­menti confiscati a Brindisi); [Guiccinrdi], Relazione, cit.f f. 56.