Rassegna storica del Risorgimento

1816 ; AUSTRIA ;"GUELFIA"
anno <1963>   pagina <354>
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R. John Rath
tatti da lui stabiliti con il duca napoletano. Il barone Daiser ebbe istru­zione di tener d'occhio Filipetti al suo arrivo a Firenze. *) Prima, però, di incontrarsi a Firenze con Daiser, il duca di Brindisi ebbe un abboccamento con il conte Ludwig Lebzeltern, *) ministro austrìaco alla corte pontificia che, in viaggio per Vienna, era di passaggio per Firenze; con un certo Ma­glioni, nn toscano confidente segreto degli Asburgo, e con Tito Manzi, impiegato della polizia austriaca.3) Egli disse a Lebzeltern che il governo pontificio, appoggiato dagli Inglesi, favoriva i guelfi e che il comitato cen­trale guelfo a Milano stava lavorando duro per estendere ancor più la sua influenza. 4) Per accattivarsi Maglioni, invece usò la lusinga. In una conver­sazione che ebbe con lui in un caffè fiorentino, prima lo adulò e poi tentò, invano, di arruolarlo tra i guelfi, una società alla quale pretendeva di essere strettamente legato e che egli assicurava, era diretta da Lord William Bentinck e protetta dagli Inglesi. Bentinck, egli si vantò, lo aveva scelto per capeggiare la rivoluzione in Italia. Maglioni ebbe una pessima im­pressione di questo incontro e si affrettò ad avvertire gli Austriaci che il duca non era che un imbroglione senza scrupoli, che non riscuote­va nemmeno la fiducia dei suoi confederali. I sospetti degli Austriaci aumentarono ancora quando Tito Manzi riferì loro che, nonostante egli non avesse nulla a che fare con il duca napoletano, Brìndisi aveva chiesto di vederlo e lui aveva rifiutato; tutto ciò mise in curiosità gli Austriaci, poiché a Roma Brìndisi aveva affermato al conte Mier di essere in stretto contatto con Manzi, il quale, secondo lui, era uno dei capi della società. *)
Nel frattempo Brìndisi premeva quotidianamente Daiser per ottenere denaro. Egli esprimeva il timore di essere vittima di infondate accuse e insisteva nel dire che se non avesse avuto il permesso di proseguire subito
1) Cuicciardi a Mettermeli, Milano, 24 maggio 1816, ibid.t Fasz. I, Primo proto­collo degli allegati, n. A, f. 39; Daiser a Guicciardi, Firenze, 15 giugno 1816, ibid., Fasz. I, n. 2; Appony a Mettermeli, Roma, 4 giugno 1816, annesso come allegato 8 da Daiser a Guicciardi, Firenze, 15 giugno 1816, ibid., ff. 13; Appony a Guicciardi, 7 giugno 1816, annesso come ali. A alla precedente lettera*
2) Daiser a Guicciardi, Firenze, 15 giugno 1816, ibid,, n. 2.
13 Sulle attività di Tito Manzi nella polizia segreta, v. P. PEDROTTI, I rapporti di Tito Manti col governo austriaco in alcuni documenti- viennesi, in Rassegna storica del Risorgimento, XXIX (1942), n. 1, pp. 3-45.
*) Sommario dei rapporti di Lebzeltern, nn. 129,130,141 e 142 relativo alle società segrete in Italia, . ri., annesso da Appony a Guicciardi, 7 luglio 1816, St. A., Vienna, Diego Guicciardi. Gaheivxe Corretpondtnx, Fasz. I, n. 3, f. 25.
*) Rapporto anonimo, s. d., ibid., n. 3, ali. L, ff, 1-5; rapporto di Lebzeltern sulle società segrete italiane, [1816], ibid., ali. C, ff. 1-2 e 9; sommario dei rapporti di Lebzeltern, ,nn. 129, 130, 141 e 142 relativo alle società segrete in Italia, s. d., annesso da Appony a Guicciardi, 7 luglio 1816, ibid., ff. 20 e 25.