Rassegna storica del Risorgimento

1816 ; AUSTRIA ;"GUELFIA"
anno <1963>   pagina <361>
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La costituzione guelfa 361
JJuosi, con Lattuada e Sannazzari; aveva, così, saputo che Gambarana era atteso a Torino da un momento all'altro per un incontro col generale Gifflenga e altri cospiratori piemontesi. Brindisi riferì, inoltre, a Bubna di essersi adoperato per incontrarsi col barone Trecchi e, quando il generale austriaco gli disse che Trecchi aveva lasciato Milano da alcuni mesi per andare in Francia e in Inghilterra, finse una grande meraviglia e non mo­strò imbarazzo; simulando indifferenza per essersi fatto cogliere in un errore così marchiano, tirò dritto affermando che la macchinazione era molto più avanzata a Milano che non a Roma.
Poiché apparve chiaro che Brindisi tentava di prolungare i suoi rap­porti con il conte Bubna per poter godere di un lungo soggiorno nella capitale lombarda a spese della polizia segreta asburgica, Guicciardi e Bubna decisero di affrontarlo assieme. Per non correre il pericolo che i funzionari inferiori della amministrazione e della polizia venissero a sapere che l'effettivo incarico di Guicciardi a Milano era quello di dirigere una rete spionistica segreta, quest'ultimo finse di essere un consigliere imperiale della cancelleria aulica, momentaneamente a Milano; in tale veste, assieme al generale, ebbe una lunga e segreta conversazione con Brindisi nella supposta residenza del consigliere imperiale, un attico di casa Bubna, il 2 luglio.
All'inizio del colloquio il duca cadde in numerose contraddizioni, la più seria delle quali concerneva il ruolo del principe Eugenio nella co­spirazione. Infatti, mentre a Roma Filipetti aveva detto al conte Mier che la gran maggioranza dei guelfi si era pronunziata a favore del principe Eugenio come sovrano e aveva inviato il conte Re a Monaco con importan­ti documenti per il principe, la sera del 2 luglio egli non nominò più il conte Re e affermò che la parte del principe Eugenio nel complotto era trascurabile, mentre una strabocchevole parte dei guelfi si era proclamata a favore del duca di Sussex. Dopo che fu richiamata la sua attenzione su questa e altre incongruenze, Brindisi si abbassò a chiedere cosa mai do­veva fare per convincere Bubna e il consigliere imperiale della verità delle sue rivelazioni e per guadagnarsi il favore di Mettermeli. Guicciardi ri­spose che doveva, prima di tutto, dare agli Asburgo prove convincenti dell'esistenza del comitato centrale guelfo a Milano e i nomi dei suoi mem­bri consegnare, inoltre, documenti autentici che provassero che potenze straniere esercitavano una influenza sulla società guelfa in generale e sul comitato centrale milanese in particolare. A questo il duca assicurò i suoi interlocutori che in cinque o sei giorni avrebbe dato loro prove irrefutabili circa il comitato milanese e circa l'influenza esercitata dagli Inglesi sui guelfi. Egli, però, non poteva dar loro niente di tangibile circa gli intrighi
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