Rassegna storica del Risorgimento

GIANNONE PIETRO
anno <1963>   pagina <378>
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378
Carmelo Curi stia
sènza il minimo cenno a entello del Paoli, che in questa materia e soprattutto per le polemiche accese intorno al IX libro dell'Istoria, ha indubbiamente mag­giore importanza. La verità è che il Vigezzi si sente poco incline a ricerche di tal genere che sopporta solo per esigenza polemica nell'intento di sbaragliare l'av­versario. E il suo libro e davvero e vuol essere una lunga polemica, ohe ai annunzia sin dalla introduzione. Si potrebbe anzi dire che l'introduzione anticipa le conclusioni.
In essa si comincia con l'osservare che manca oggi in Italia un lavoro che dia un'idea sufficientemente precisa dell'animo e dell'ingegno di Giannone, che il lavoro intrapreso dall'autore non può sopperire a una simile lacuna, ma offre tuttavia un contributo utile in tal senso. Proposito come si vede molto modesto, ma solo in apparenza, perchè il Vigezzi assume che il Giannone vaglia sempre con cura le sue fonti, che non le segue mai ciecamente, ma solo in quanto le trova conformi a' suoi fini e che quindi il problema va rovesciato: prima pro­cedere alla determinazione del senso e delle finalità dell'/storia, poi all'esame e alla valutazione di esse fonti. Ecco perchè, cancellando l'immagine del presunto giurista , egli riesce a veder chiaro e più a fondo e scrive a p. 13 questo brano un po' lungo, ma che vale la pena di riferire testualmente: il disegno centrale dell'Istoria civile è limpido: le vicende del napoletano sono descritte, in modo ampio e ben articolato, con la preoccupazione di vedere come dalla caduta dell'Impero Romano e del Medio Evo sino ai tempi più recenti si sia potuta formare quella situazione per cui all'inizio del '700 tanto tristi sono le condizioni del Paese e insieme tanto forti i motivi di sperare. In questo quadro un posto centrale è tenuto indubbiamente dai rapporti tra Stato e Chiesa; una analisi attenta mostra però che anche in questo caso... la polemica giuridica non prevale, ed è anzi ridotta a ben esìgue proporzioni da una visione realistica e spre­giudicata del processo storico. La contestazione giuridica è marginale; il Giannone è tutto preso dalla ricostruzione storica di questo grandioso svolgimento. Piutto­sto si deve notare che simile storia è unilaterale perchè, in fondo, è tutta o quasi politica . In seguito il Vigezzi sottolinea l'influsso esercitato sul Giannone da due grandi scrittori quali il Machiavelli ed il Guicciardini, mostra come il me­desimo s'interessi ai problemi economici e alle difficili condizioni del popolo, critichi aspramente la giurisdizione dei baroni e asserisce che nell'insieme Visto-ria civile suggerisce un sentimento libero e moderno della vita (p. 15). Tutte bellissime cose che potranno essere vere da un certo punto di vista. Ma che cosa penserà un lettore coraggioso, se pur uno ve ne sarà, che avrà la forza di resi­stere alla fatica di percorrere dalla prima all'ultima pagina questo libro famoso, più ammirato che letto, e che cosa dirà leggendo nella dedica all'Imperatore Carlo VI le lodi che il Giannone gli attribuisce per aver accresciuto i privilegi o' baroni?
In verità le cose stanno in altro modo. L'interesse del Giannone per i problemi economici e lo sorti del popolo è quello di una persona che, in questa materia, non fa altro che copiare ciò che altri ha scritto (vedi Nuova rivista storica del 1954). Per quanto riguarda la sua critica alla giurisdizione dei baroni, è necessario notare che nell'Istoria si ritorna più di ima volta sull'argomento. Ma il Giannone riformatore molto cauto, aggiunge alla critica ohe nel Regno di Napoli non c'è nulla da fare, perchè ogni rimedio causerebbe altri disordini e anche la rivoluzione. Tanto nella prima edizione (1723) quanto nell'ultima, preparata su addizioni e correzioni di-II'autore (1742), ohe