Rassegna storica del Risorgimento
GIANNONE PIETRO
anno
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1963
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pagina
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379
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Rassegna di snidi giannoniani 379
vuol dire dopo circa vcnt'anni. il Giaunoue ha espresso la stessa condanna e le stesse titubanze.
Potremmo forse trovare la chiave di tatto il libro in ciò che sta scritto nelle prime pagine de) secondo capitolo, dove si discorre di storicismo, illuminismo e di molte altre cose e che dovrebbe servire a giustificare il taglio netto con cui VA. distingue scrittori positivisti e scrittori idealisti, che via via si sono occupati del Giannone, per dimostrare che ira di essi i primi avrebbero capito poco o nulla, mentre i secondi si sarebbero messi finalmente sulla buona via, e avrebbero raccolto buoni frutti. Ma nell'elencazione dell'uno e dell'altro gruppo ognuno subisce il suo giudizio e nessuno si salva nemmeno tra quelli che hanno imboccato e seguito la buona via. Non direi che il Vigezzi sia stato ncll'assolvere questa impresa assolutamente imparziale e, mentre dedica una diecina di pagine al Corsano, non sa dedicarne una sola ad un libro recente di E. Malato, che, a mio modesto avviso, non è in nulla inferiore a questo che ho per le mani e che si presenta come un deciso superamento di quanti altri lo hanno preceduto. Per essere più precisi, del Malato si fa menzione nell'indice de' nomi con un richiamo a p. 13, dove in verità non vi è il minimo cenno né del Malato né del suo scritto, il quale è invece ricordato solo in nota e in poche righe a p. 93 (E. MALATO, Indroduzione a P. Giannone, ecc., Napoli, 1956).
Un più lungo discorso richiederebbe l'excursus intorno allo storicismo e allo illuminismo con ulteriori precisazioni e maggior pacatezza, e non è certo questo il luogo più adatto per procedere a indagini, che dovrebbero necessariamente allungar di troppo questa nota, dovendo parlare di concetti già in crisi e su cui si è già accumulata una bibliografia abbondante. In questa sede non posso che rimandare il lettore al saggio di C. Antoni, Lo storicismo (RAI, 1957). Ma converrà aggiungere che se il Vigezzi, o qualcuno de' suoi amici più intraprendenti, si decidesse a separare in due grandi gruppi quanti si occupano oggi di cose storiche, attaccando a fianco di ogni nome l'etichetta di positivista o una diversa, per additare posizioni inconciliabili, si troverebbe alquanto imbarazzato. H primo a cadere sotto i colpi dell'Autore è G. Bonacci, il quale ispirandosi al più vieto positivismo, finiva ben presto col dissolvere l'Istoria civile nelle sue fonti e perveniva solo all'accusa del Giannone plagiario (p. 28). Ed io non voglio aggiungere nulla; ma dovrò notare, per la cronaca, che il libro del Bonacci suscitò lunghe discussioni ed ebbe anche un notevole successo nel mondo universitario. Non contento di aver dedicato tre belle pagine per stilare una sentenza di piena condanna, il giudice invoca l'aiuto di un altro giudice autorevolissimo, G. Gentile, il quale avrebbe dimostrato con molte citazioni l'inesistenza del plagio (p. 31 e sg). Ma col rispetto dovuto per la verità, conviene aggiungere che il Gentile non si era accorto che il Giannone, non solo aveva copiato spesso letteralmente-il Boufiier, ma si era servito non dei testo originale beasi della traduzione del Di Rosa. Epperò anche sull'interpretazione del Gentile il Vigezzi pronunzia il suo verdetto come sul Nicolini e su tanti altri dalla veduta più o meno angusta o limitata, che viene di mano in mano spostata, corretta o allargata. De Ruggiero, Salvatorelli e altri ancora subiscono la stessa sorte. Finalmente alla fine del oap. II della la parte troviamo uno che a stento si salva e si chiama B. Croce. Mie sunt teon.es !
Il giudìzio prosegue anche nelle pagine seguenti vivace e serrato: Marini, Sapegno, Ti tane, ecc. E sarebbe lungo accompagnarlo. Dovremo però un poco fermarci, se pure a malincuore, su due paginctto, che riguardano uu contributo