Rassegna storica del Risorgimento

GIANNONE PIETRO
anno <1963>   pagina <381>
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Rassegna di studi giannoniani 381
Il lettolo giungerà intanto sino all'ultima pagina del volume, trascinato dal vortice della, polemica senza nemmeno sapere quali edizioni in lingua italiana o straniera abbiano vistola luce dopo la prima. La stessa trascuraggine è agevole notare per autori o crìtici non italiani che ai occuparono dell'argomento. Non è ricordato nemmeno il vecchio Landau, ne il Bcnedikt {Dos Kdnigreieh Neapel unter Kaiser Karl VI, Leipzig, p. 535 e sg.). Ma è lecito sperare che quando lo sdegno del Vigezzi si sarà in parte placato, egli si deciderà a confrontare la prima edizione dell'Istorio, curata dal Panzini, il quale, con estrema diligenza, e con molta cautela, ha aggiunto quanto nelle note mancava, ha raddrizzato quanto era storpiato, ha ripulito insomma, come meglio ha potuto, l'apparato bibliogra­fico al quale il Giannone teneva moltissimo. E sarà in grado di trarre quel pro­fitto che non ha tratto dalle indicazioni di F. Nicol ini. E se vorrà dare un'occhiata all'edizione tedesca (Burgerlische Geschichte der Kdnigreieh Neapel, Frankfurt, 176270), vedrà che a rilevare i moltissimi errori dell'/storia non fu solo fazio­sità o partito preso o partigianeria, com'egli crede e vuole far credere, bensì l'esa­me e il giudizio disinteressato di scrittori protestanti. Ma il suo libro corre sopra un altro binario che non tollera soste, nemmeno per dedicare qualche parola al­l'edizione francese e a quella inglese, l'unica uscita durante la vita dell'autore.
Sommato tutto, e ad onta della schermaglia minuta, vivace e appas­sionata, il giudizio del Fueter, il quale peraltro non fa che ripetere in sostanza quello di molti contemporanei ed eredi del Giannone, giudizio riferito esattamente a p. 44 e sg. è, a mio avviso, almeno in gran parte, valido tuttora più di ogni altro. L'Istoria è e vuol essere un'infiammata protesta contro le usurpazioni politiche del potere ecclesiastico in generale e contro la posizione privilegiata del regno di Napoli in particolare . Quanto alla opinione dello stesso Fueter, che riconoscerebbe nel Giannone il fondatore della storia giuridica e costituzionale, e che il Yigezzi naturalmente condivide, si tratta di argomenti che né l'uno né l'altro, sia detto con sopportazione, sareb­bero in grado di affrontare sufficientemente preparati e per cui bisogna lasciare la parola a quanti in Italia hanno coltivato a lungo e adeguatamente e con frutto questo campo.
Bisognerà aggiungere qualche parola sul Triregno.
Di esso si occupa la terza ed ultima parte delubro, che si apre con l'annunzio dei motivi che avrebbero determinato la gestazione e la formazione dell'opera rimasta, come sappiamo, incompiuta. Vi è di mezzo (tra la Storia civile e il Triregno) il tentativo... di dare il proprio valido contributo alla corte viennese, v*è la delusione per le riforme che non vengono attuate, e la constatazione rat­tristata che la politica austriaca non corrisponda alle speranze concepite; v'é una maggior conoscenza diretta degli uomini e delle cose che si conclude in un deciso pessimismo (p. 215). Tutte cose vere, ma solo in parte. A Vienna, come io stesso ho cercato di porre in evidenza, gli orizzonti culturali dello storico si erano notevolmente allargati, le nuove conoscenze personali avevano ampliato le sue esperienze, ma non riesco a vedere quali fossero le riforme agognate e inattuate, dal momento che tutto, secondo il Giannone, nell'a mministrazione dell'impero era ben fatto, come appare dal libretto de' Consigli e dicasteri della città di Vienna, E se il Yigezzi si deciderà ad aprire quel libro chiuso con sette suggelli (l'JSpwto-lario), vedrà quali e quanti fossero gli interessi del Giannone per le vicende e i mutamenti politici del tempo e come e quanto e perchè lo interessasse la stessa guerra che si combatteva alla vigilia della sua partenza da Vienna. Non c'è che