Rassegna storica del Risorgimento
GIANNONE PIETRO
anno
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1963
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pagina
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382
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382
Carmelo Carìstia
un aspetto della politica che lo interessa ancora, come e forse più elle a Napoli, vivamente e profondamente, la politica ecclesiastica.
U Yigezzi fa in seguito qualche giusta osservazione, ma non credo che si possa sostenere a cuor leggero che il Giannone si sia accorto d'aver impostato la sua ricerca, neW Istoria troppo unilateralmente (p. 217) e perciò abbia sentito il bisogno di correggersi o completarsi con altra opera. Né sembrano convincenti quelle relative alla posizione del pensiero del Giannone rispetto a quella delle altre chiese cristianenò persuadono, sebbene assai degne di rilièvo, le altre, che, in questo capitolo introduttivo, aintano il lettore a meglio intendere il contenuto dell'opera, esposto ordinatamente ne' capitoli che seguono. In essi il Yigezzi nota spesso o lamenta l'intricato sovrapporsi di motivi, il dualismo, le incertezze di questa o quell'altra parte, ma è convinto che il Giannone intende operare per una sua riforma ed è perciò interessato a realizzare una concordia generale , che egli vuole operare all'interno del mondo cattolico (p. 231). Per raggiungere tale intento egli si sarebbe deciso a criticare e respingere tutti i dogmi della chiesa cattolica, meno quello dell'immortalità ed anche questo ri* stretto, in più angusti termini. La verità è che né io né lui, mi perdoni il Yigezzi, possediamo quella lunga e larga preparazione di studi biblici e teologici necessari alla bisogna.
Anche qui si ritorna al problema de' plagi e delle fonti, ma in tono minore e con minore impegno. Quanto a' rapporti tra l'Istoria civile e il Triregno e per altre questioni che ad essi si riallacciano, mi sia permesso di rimandare il lettore al mio studio, intitolato Dall'Istoria civile al Triregno, perchè non voglio ripetermi. Debbo però aggiungere due cose: prima che la spiegazione e l'interpretazione della ragion canonica, com'è esposta dal Giannone, e che sembra condivisa dal Yigezzi, è troppo semplicistica e non persuade, e poi che la concezione del diritto divino, che lo storico avrebbe negato, spiegando la storia del papato con gli stessi criteri della storia profana (p. 286), è del tutto arbitraria. Chi conosce, anche superficialmente, la storia e l'applicazione di questo concetto, sa con quanta tenacia esso abbia resistito nel gallicanismo e nel giurisdizionalismo nostrano sino alla vigilia de* movimenti repubblicani caratteristici della fine del '700, incentrato nell'immediata discendenza della sovranità dal volere e potere divino. L'eliminazione delle potestà de' papi non è una scoperta del Triregno,, ma è un principio delle libertà della chiesa gallicana, che nulla toglie all'obbligo di obbedienza assoluta accolto dal giurisdizionalismo e anche dal Giannone.
Qualche altra osservazione avrei da fare, se il desiderio di concludere non me lo vietasse. Dirò soltanto che gli accenni relativi al gallicanismo e al giansenismo avrebbero bisogno di qualche aggiornamento e che se il Yigezzi avesse tratto miglior profitto dall'insegnamento de' suoi maestri, ch'egli opportunamente ricorda a titolo di gratitudine, sin dalle prime pagine, non avrebbe affrontato con tanta leggerezza i grossi problemi della predestinazione e della grazia, di cui si tratta nelle pagine dedicate al giansenismo dal Valaecchi (L'Italia nel '70(7) che il Yigezzi ha letto e citato. Ma il Yigezzi ha fretta di giungere alla sua conclusione, ch'è questa: l'intuizione cristiana d'una dolorosa miseria insita nella condizione umana... si risolve pur sempre in un atto di fiducia nell'uomo. Il pessimismo si traduce in fervore di riforma (p. 255). Tutte cose che avrebbero bisogno di ulteriore chiarimento e dimostrazione.