Rassegna storica del Risorgimento
GIANNONE PIETRO
anno
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1963
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pagina
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383
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Rassegna di studi giannoniani 383
Conviene infine aggiungere qualche parola sulle fonti e sui plagi per essere più precisi, anche se rassurda ricerea si dia in questo libro per felicemente superata.
Si dice, da molti e anche tra gente molto qualificata, che nei tempi in cui viete per la prima volta la luce l'Istoria erótto, Puso di copiare era già diffusissimo e che il Gì annone non ha fatto che pagare il suo tributo, piccolo, stando al Settembrini, anzi piccolissimo, grande e sempre più grande per ehi voglia inoltrarsi entro la selva. Oltre di ohe, si dice, il Giannone ha sempre citato le sue fonti. Tutto ciò è vero ma solo in parte. Non mancava nemmeno allora qualche protesta dalla quale si deduce ohe anche in quel tempo questi procedimenti erano considerati come illeciti nella repubblica delle lettere. Di ciò rende anche testimonianza lo stesso Giannone, il quale cita come può, quando può e quando crede, come si vede dal paragone della edizione originaria con quella del Panzini, e resta sorpreso e si affretta ad aggiungere che ha citato regolarmente, quando apprende (vedi Epistolario) ohe si era pubblicata la seconda parte del manoscritto del Capecelatro, ohe egli aveva copiato quasi alla lettera. Nel Triregno accade qualcosa di analogo o di peggio di quel che si nota nell'istoria. Talvolta copia e copia anche le note, dopo avere svillaneggiato quelle stesse persone da cui ha tratto gran giovamento. Ricerca assurda, dice il Vìgezzi e tutti i nuovi giannonisti, che con lui hanno scoperto un Giannone riformatore, educatore, populista. Ma io spero che se chi legge questa nota, vorrà anche dare una occhiata a quanto in proposito sta scritto a p. 30 e sg. del mio lavoro dianzi citato, avrà modo di farsi una idea approssimativa e forse di ridere alquanto.
Arrivati a questo punto e prima di chiudere questa rassegna, poiché il Vìgezzi mi ha fatto l'onore di citare più di una volta e largamente i miei scritti sull'argomento, sarei tentato di aggiungere una discolpa, ma non voglio che la controversia dottrinale degradi verso la polemica, e mi dispiacerebbe assai che la controversia alla quale hanno partecipato e partecipano giovani valorosi e laboriosi come l'autore di questo libro, assuma anche hi sola parvenza di una solenne crociata contro i detrattori per liberare il povero Giannone dal peso di tante accuse. Ma mi duole assai che il Vìgezzi ripeta e rincari la ingenua accusa di acre partigianeria rivolta da altri valentuomini ad A. Manzoni (p. 40), il quale nella Storia della colonna infame 1) esprime candidamente le sue meraviglie perchè, in materia di cosi alta importanza per tutti i popoli del mondo, il Giannone si sia limitato a copiare le pagine del Nani. Sarebbero invece imparziali il Gentile della Critica e gli altri che, come il Biamonti, si giovano di un basso frasario anticlericale, o hanno scoperto un Giannone eau~ calore, senza badare né alla disinvoltura con cui lo storico difese nella questione dell'Adriatico tesi opposte, abbracciando in ultimo quella meno progredita, né alla debolezza con cui, quando non era né imbecillito, né rammollito, ha ripetutamente negato la sua fede, il suo oredo e le sue idee più predilette.
Ad onta di ciò, sarebbe in grave errore ohi pensasse che questa nota sia intesa a dimostrare che il libro del Vigezzi è tutto inutile e sbagliato. Non dispiace il suo ardore giovanile, e s'io non fossi convinto, pure nel dissentire in molti punti, ch'esso rappresenta un notevole contributo agli studi giannoniani, non gli avrei dedicato una particolare attenzione e un così lungo discorso.
MS sia infine permesso di dare più esatta notizia, per chi abbia voglia di consultarli, de* miei scritti sull'argomento.
i) Vedi ed. a cura di G. LESCA, Firenze, 1923, pp. 207-221.