Rassegna storica del Risorgimento
GIANNONE PIETRO
anno
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1963
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pagina
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384
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384
Carmelo Caristia
Quello citato con estrema diligenza dal Vigczzi, apparso molti anni fa, in. Cultura fascista-, non ha alcun interesse, perchè non ha nulla che non si contenga, con maggiore ampiezza di svolgimento* negli scritti successivi. Quello sulla memoria postuma del Giannone sulla Monarchia siculo, è riprodotto in due capitoli del libro intitolato P. Giannone giureconsulto e politico (Milano, Giuffrè, 1947). Quello intitolato P. Giannone e V Istoria civile già inserito negli Atti dell*Accademia di sciense. lettere e arti di Palermo (1947-48), si trova anche nella raccolta P. Giannone e l'Istoria civile ed altri scritti giannontani, oltre che nel II voi. degli Scritti giuridici, storici e politici, dove trovasi anche riprodotto quello ripubblicato nei volumi dedicati a D. L. Sturzo: P. Giannone e i suoi familiari. Nello stesso volume si contengono gli scritti di minor mole e pubblicati già nella Nuova rivista storica del 1951,1952,1954.
2. A chi andasse in cerea di un antitodo contro l'eccessivo entusiasmo del Yigezzi, ai potrebbe consigliare la lettura di un libro di H. Col api etra (Vita pubblica e classi politiche del viceregno napoletano, Roma, 1961), dove più di una volta, si parla della figura e dell'opera del Giannone.
Non oserei pronunciare un giudizio sul disegno, i procedimenti e i risulta-menti dell'opera che può, a prima giunta, apparire unilaterale, ma che in sostanza vale perchè va oltre gli schemi degli altri storici che si sono occupati dello stesso argomento e pone, nel contempo, nuove prospettive sempre fondate su mate* riali editi e inediti sino a ieri, in tutto o in parte, trascurati. Fra onesti e per il nostro argomento, occorre particolarmente ricordare la lunga corrispondenza che, stando a Vienna, il Giannone ebbe col fratello, corrispondenza alla quale, come ho già notato, nessuno de' giannonisti recenti, e meno di tutti il Vigezzi, ha creduto bene di rivolgere grande attenzione; A. tutti comunque, scrittori o lettori spregiudicati, riuscirebbe utile la lettura del secondo capitolo del libro, ch'è tutto dedicato alla classe forense, specie per quanto riguarda l'attività politica o culturale. Leggendo quanto in questo capitolo sta scritto e misurando le parole dedicate al Giannone dell'Epistolario, potremo vedere quanto grande sia la distanza che intercorre fra questo dell'Epistolario e quello disegnato dal Vigczzi, dico il riformatore.
Riferisco quanto sta scritto testualmente a p. 224 del libro del Colapietra: Che cosa si trova in quelle parecchie centinaia di diffuse lettere che il Giannone inviò lungo tanti anni al fratello restato a Napoli? Nulla che possa lontanamente assomigliare ad una elaborazione critica e politica della situazione del Regno, nulla che testimoni un'attenzione al depauperamento economico cagionato dal crescente fiscalismo austriaco, nessun cenno all'importanza delle iniziative commerciali che pur venivano prendendosi dal cardinale viceré... Ed invece una rete fittissima di rapporti personali proposti e poi rientrati, visite di convenienza, corteggiamenti politicamente (ed anche personalmente) infruttuosi di personaggi autorevoli, deplorazioni pia o meno moralistiche dello sfacelo in corso a Napoli, accenni piuttosto superficiali alle iniziative che ai prendono in altri campi che non siano l'ecclesiastico, oggetto dell'esclusiva ed allarmata cura del Gian-none . Vero è ohe il Colapietra si affretta a scagionare il grande storico pugliese di questa sua insufficienza perchè propria e particolare di tutta la classe forense, e non è questo il luogo d'indagare se e fino a qnal punto ciò sia conforme alla realtà. Conviene però aggiungere due cose: prima di Lutto Rottolineare il giusto rilievo, che io stesso, d'altronde, mi sono permesso di fare sin dall'inizio de' miei